Le immagini della sofferenza umana che la guerra ci ha riproposto
in questi giorni rendono purtroppo ancora una volta terribilmente attuali le opere
di questa grande artista tedesca che -avendo subito il dramma della perdita di
un figlio in guerra - è stata capace di trasformare il suo dolore in voce
universale e la sua arte in grido di denuncia contro i crimini dell'uomo sull'uomo.
La sua sensibilità ai problemi sociali emerge presto, probabilmente alimentata
da un ambiente familiare che enfatizzava particolarmente il comportamento etico
e morale (sia il nonno che il padre erano leaders spirituali di comunità
religiose), così come presto si rivela il talento artisticodi cui è
dotata. Supportata dalla famiglia, studia alla scuola d'arte femminile di Berlino
(essendo l'accademia riservata ai soli maschi) e il suo primo interesse è
nel ritrarre i lavoratori: "Il vero motivo per cui scelsi di rappresentare
quasi esclusivamente la vita dei lavoratori fu che i motivi scelti in questo ambiente
offrivano, in modo semplice e assoluto, quello che sentivo come bello."
"Solo più tardi, quando conobbi, soprattutto grazie a mio marito,
il peso e la tragicità dell'infimo livello di vita dei proletari, quando
conobbi donne che venivano da mio marito in cerca d'aiuto, e, occasionalmente,
anche da me, mi toccò con grande incisività il destino del proletariato".
Numerose sono infatti le immagini di donne lavoratrici al centro della serie "La
rivolta dei tessitori", iniziata circa nel 1890, e della successiva "Guerra
contadina", che le porteranno successo e riconoscimento grazie alla grande
abilità tecnica ma soprattutto alla forza comunicativa dei suoi messaggi.
Kollwitz è originale e coerente anche nel suo rapporto commerciale con
l'arte: dello stesso soggetto crea più stampe possibili e si rifiuta di
numerarle per mantenere per tutte lo stesso prezzo. Anche l'uso della grafica
in bianco e nero è motivato dal desiderio di rendere i suoi lavori accessibili
ad un pubblico vasto.
Miseria,
1897
Morte,
donna e bambino, 1910
Verso l'inizio della I guerra
mondiale il suo lavoro comincia tuttavia ad offendere le autorità tedesca
ed inizia per la Kollwitz un periodo di stanchezza e di ripensamento artistico-
annotato nei suoi diari - che la portano alla ricerca di nuove modalità
espressive. La perdita al fronte del figlio Peter nel 1914 pone fine a questa
incertezza e la spinge a fare della sua arte una missione di denuncia della distruttività
della guerra."Io voglio che la mia arte serva a uno scopo. Voglio agire
sul mio tempo". I poster che crea per denunciare i grandi problemi
sociali diventano strumenti di forte efficacia politica.
Pane,
1924 
Il suo lavoro si concentra ancor di più sulla figura femminile e sul
tema della maternità, producendo opere di grande intensità emotiva
in cui la madre appare in tutta la sua solitudine nell'affrontare l'accudimento
fisico e morale dei figli, simbolo di una condizione umana di disperazione e solitudine.
.
Morto
in guerra, 1921
In realtà è lei stessa
che appare in ogni opera, con tutta la sua sofferenza interiore e la sua forza
creativa, e diventa la voce di tutte le madri che hanno vissuto lo stesso dramma:
"Volevo fare una donna che vede la sofferenza del mondo. Guarda. Niente
parole". Nell'opera
Madri,
1919
indica per la prima volta la possibilità
che le donne si uniscano nella lotta contro la guerra per la difesa dei loro figli.
Le sue madri cominciano a trasformarsi da vittime in eroine, preoccupate non solo
di proteggere i loro figli ma tutta l'umanità attraverso una comune azione
sociale.
Nel 1933 Kollwitz viene espulsa dall'Accademia prussiana delle arti
e le è impedito l'insegnamento poichè i nazisti considerano il suo
lavoro "degenerato". Inizia per l'artista un periodo di depressione
che si concluderà solo con la morte nel 1945 e che la vedrà subire
la morte del marito, la perdita in guerra del nipote e gli orrori di un'altra
guerra mondiale: "la guerra mi accompagna sino alla fine".
Alla depressione contribuisce anche il peso che Kollwitz attribuisce all'avanzare
dell'età che vive come sottrazione di tempo. Tuttavia scrive:"L'età
in cui si invecchia, in verità, è più difficile della vecchiaia
stessa, ma più produttiva. Proprio perchè già visibile dietro
ogni cosa, la morte inquieta di più la fantasia". Infatti,
anche in questo periodo, con il suo lavoro sarà capace di creare, attraverso
la scultura e le litografie, opere di grande impatto emotivo come Torre
delle madri, 1937-38:

convinta
che "... un giorno nascerà un nuovo ideale e sarà la
fine di tutte le guerre. Muoio convinta di questo." La morte, che
da sempre irrompe con violenza nei suoi lavori, in quest'ultimo periodo diventa
protagonista fissa delle sue opere. Alice Miller, nel suo libro "La chiave
accantonata", analizza l'infanzia della Kollwitz e il suo rapporto con la
madre riconducendo l' ossessione della morte all'educazione repressiva ricevuta
da bambina: "I suoi quadri esprimono la disperazione e la rassegnazione
di un essere umano cui non è mai stato consentito di articolare i propri
sentimenti, forti quanto scomodi per l'ambiente circostante".
La
morte chiama, 1934
Lamentazione,
1938
Ma Kollwitz non si pone solo come figura di
grande creativa politica: i suoi diari sono una testimonianza della ricchezza
e della complessità del suo pensiero e i suoi numerosi autoritratti indicano
quanto intenso sia stato il lavorodi ricerca su sé stessa.



1989
1900 1938
I suoi autoritratti sembra siano circa un centinaio e sarebbe bellissimo
vederli riuniti per poterli leggere come un diario, così come è
stato interessante leggere i suoi diari (ormai quasi introvabili in italiano)
e gli altri suoi scritti, disponibili solo in inglese. I suoi scritti sono un'importante
testimonianza del continuo sforzo di riconciliazione dell'artista con i cambiamenti
che il tempo porta nella sua vita privata e pubblica e di riflessione sulle relazioni
familiari e sui ritmi e gli scopi del suo lavoro, che sicuramente meriterebbero
una più ampia analisi, anche per capire meglio la formazione di una personalità
tanto forte e determinata a conseguire gli scopi che si è data. Determinazione
che Kollwitz manifesta sin dall'infanzia e che la distingue dalla sorella Lise,
a cui Kathe è molto legata e che è altrettanto artisticamente dotata
ma non altrettanto determinata (col matrimonio abbandonerà l'arte) : "Ora,
quando mi chiedo perchè Lise, con tutto il suo talento non è diventata
una vera artista, la ragione mi è chiara. Io ero fortemente ambiziosa e
Lise non lo era...E così il suo talento non si è sviluppato. Se
il talento potesse essere misurato, Lise ne avrebbe quanto me, ma lei non non
vi si è mai concentrata"

Autoritratto con mano alla fronte, 1910
Anche
questo è un insegnamento da non dimenticare.
20
aprile 2003
