Ana Mendieta
di
Marilde Magni

La cubana Ana Mendieta è una delle prime artiste latino-americane ad avere un ruolo
significativo a New York negli anni ''70. Ed ora New York le dedica una grande
retrospettiva Ana Mendieta: Earth Body, Sculpture and Performance 1972 -1985.
Mendieta nasce a L'Avana (Cuba)
nel 1948. Ha un'infanzia felice, ma nel 1961 lei e la sorella Raquelin vengono
sradicate e portate negli Stati Uniti, all'interno dell'operazione Peter Pan,
un piano anticomunista per " salvare" i bambini cubani all'indomani
della rivoluzione castrista. Inizia così un pellegrinaggio da un campo
di rifugiati ad un orfanotrofio, o in famiglie adottive, che le procurerà
una grave depressione.

Negli Stati Uniti sperimenta la vita quotidiana come cittadina di seconda classe.Tornerà
a Cuba solo nel 1980, diciotto anni dopo il suo traumatico esilio. Nei successivi
tre anni riuscirà a sviluppare stretti legami con la comunità di
artisti emergenti entrando in contatto con la ricca tradizione Afro-Cubana. L'artista
ha avuto un grande ruolo nello scambio culturale tra Cuba e il Nord America e
fino ad oggi rimane l'unica cubana espatriata negli Stati Uniti ad aver partecipato
a mostre nazionali a Cuba.

Durante gli studi presso l'Iowa State University avviene la scelta radicale di passare dal lavoro pittorico alle performances: "Nel 1972
realizzai che i miei dipinti non erano abbastanza reali per quello che io volevo
comunicare con le immagini e per reali intendo il fatto che le mie immagini dovessero
avere potere, essere magiche: questo fu il punto di svolta nella mia arte."

Proprio in Iowa viene a contatto con il movimento delle donne e questo influenza in modo forte la sua arte. Abbracciando gli ideali del femminismo, Mendieta fa una propria sintesi della Body
Art e la Land Art sovvertendo i gesti monumentali
dei land-artisti attraverso l'inserimento nel paesaggio del corpo umano.

Nei suoi primi lavori si confronta con la discriminazione, la violenza e lo stupro.
Dopo aver letto dello stupro e dell'assassino di una studentessa nel campus universitario, Mendiata reagisce artisticamente a questa violenza usando il proprio corpo: "sto lavorando conil mio sangue e il mio corpo". Due sono le performances nate da questo tragico fatto: una in un luogo aperto: Untitled (Rape Performance), 1973 e una in un ambiente chiuso.
Per quest'ultima, l'artista usa il proprio appartamento dove professori e studenti arrivano senza essere avvertiti che troveranno, nella penombra, il suo corpo nudo, legato e insanguinato, ricurvo su un tavolo. I suoi "invitati", turbati, commentano la scena. Il tutto viene ripreso in un servizio fotografico, così anche le reazioni del pubblico entrano nell'opera.

Scena di uno stupro in un appartamento, Iowa, 1973
L'esclusione dal mondo dell'arte degli artisti di etnie diverse e delle donne,
porta Mendieta a rivendicare in modo forte la propria identità trans-culturale.
L'artista, nei suoi lavori, prende a prestito simboli e aspetti di pratiche rituali
di antiche culture indigene delle Americhe, Africa ed Europa e vi incorpora elementi
della natura e di riti sacrificali "primitivi" associati alla "santeria
cubana".
Untitled, 1981-1985
Crea "siluetas"usando sangue, acqua, terra e fuoco; giocando sulla presenza
e assenza percettibile del proprio corpo femminile. Usa materie deperibili per
trattare i grandi temi della sua arte, come la morte, il desiderio e la rigenerazione.
La sua ricerca artistica nel seguire e sperimentare nuovi generi non è
casuale, ma è stimolata da un impulso a curare le proprie lacerazioni,
è una forma di resistenza contro la morte affettiva e culturale del suo
essere orfana ed esiliata.
Le
sagome effimere del suo corpo vengono bruciate nel legno, segnate con il sangue,
modellate con tumuli di terra, erba, polvere da sparo o fiori; galleggiano sulla
corrente, eruttano come vulcani o si confondono con il paesaggio.
Sin titulo, Iowa, 1973
Così scrive Arianna De Genova delle opere di Mendieta in mostra a Roma
nel febbraio 2004: "Un corpo incrostato di fango se ne sta tra le foglie,
invischiato nella melma della palude. E' un corpo di donna, nudo ma appena percettibile
in quello stagnare della natura. La visceralità del lavoro artistico di
Ana Mendieta, cubana cresciuta a New York, morta giovanissima (nel 1985 cadde
dal 35° piano dell'appartamento dove abitava ) dopo aver realizzato 70 tra
cortometraggi, super8 e videotapes, è qualcosa che disturba lo spettatore.
Ha a che fare con temi che spiazzano, come i riti della santeria o la lacerazione
dello sradicamento dalla propria storia. E il body dell'artista, sempre e solo
"impronta" magica, diventa elemento primario tra gli altri, terra con
la terra, acqua con l'acqua, sangue col sangue. Si disidentifica tornando alla
sua fisicità primordiale, energia pura. "

Untitled (Creek#2), San
Felipe, Mexico, 1974
Al suo ritorno a Cuba crea le "Sculture rupestri" (1981), una serie
di figure semiastratte scavate nella roccia tenera delle cave nel Parco Jaruco,
alla periferia de L'Avana. L'artista da' loro nomi di antiche dee adorate dai
Taino, un popolo indigeno dell'isola.
Untitled [Guanaroca (First Woman)]
Tracce di queste sculture e di una foglia
dipinta rimangono, come fragile ricordo dell'artista, in un museo a L'Avana.
Nel 1985 l'artista muore cadendo dal 35° piano in circostanze mai chiarite.
Carolee Schneemann, una delle prime artiste femministe, dice: " Vedo la
sua morte come parte di una negazione del femminile. Come una grande metafora
ci dice che non dobbiamo desiderare la profondità dell'erotismo femminile,
la natura, la dedizione, la fusione. E' troppo corporeo. Troppo sacro. In una
parola, la sua morte ha anche un significato simbolico. Muore qualcosa di più
di Ana, quando lei muore."
L'arte di Ana Mendieta, anche se profondamente
radicata nella sua esperienza personale, rivela infatti un desiderio appassionato
di collegarsi a un'eredità umana più vasta e collettiva.
La
sua opera continua ad ispirare i lavori di giovani artisti nel mondo.

Mutilated Body on Landscape, 1973
30 giugno 2004
Dal
1 luglio 2004 all' Whitney Museum of American Art di New York
La
mostra è dal 14 ottobre 2004 al 2 gennaio 2005 al Hirshhorn Museum and
Sculpture Garden, Washington DC.
Lo stesso museo ha pubblicato uno splendido
catalogo: Ana Mendieta - Earth Body che è entrato nell'archivio
di Oltreluna.