della serie "la bellezza
salverà il mondo"
di Antonella Prota Giurleo
Lo scorso anno mi sono innamorata di donne e uomini,
delle più diverse età, che vivono e lavorano a
Scampia, quartiere napoletano tristemente noto per i problemi
di camorra e spaccio.
In realtà qui abitano nella stragrande maggioranza persone
che nascono, vivono, crescono, sognano per sé e per i
propri figli e le proprie figlie un presente e un futuro di
onestà, di lavoro, di spazi e tempi per sé e per
gli altri.

Sono stata, anche quest'anno, ospite di CasArcobaleno, dove
tre Fratelli delle Scuole cristiane, Enrico, Martin e Raffaele,
e Ginevra, della Cooperativa Occhi Aperti, elaborano progetti
e attività volti al recupero scolastico e alla formazione
di sé per giovani espulsi dalla scuola dell'obbligo e
per donne.


Sono partita da Milano con l'idea di realizzare una serie di
incontri con donne con l'obiettivo di dare valore sia al proprio
genere che alle proprie esperienze.
Analizzando opere di artiste che considero madri simboliche
e testi su o di esse si è ragionato e discusso su aspetti,
risorse e problemi della propria vita.

Desidero qui dar conto di un'esperienza pratica che, inserita
nel percorso con le amiche di Scampia, è stata, su esplicita
richiesta di Martin, estesa anche alle ragazze e ai ragazzi
che studiano per presentarsi all'esame di licenza media e alle
splendide giovani e agli splendidi giovani del servizio civile,
Carmela, Giuseppe, Sara, Peppe, che seguono e orientano le adolescenti
e gli adolescenti nelle attività formative.

Ho proposto la lettura di un breve testo tratto dal diario
di Frida Kahlo sul significato delle macchie
Chi direbbe che le macchie
vivono e aiutano a vivere?
Inchiostro, sangue, odore.
non so che inchiostro userei
che voglia lasciare la sua impronta
e, successivamente, l'elaborazione di una serie di macchie attraverso
la tecnica del monotipo.
Donne adulte, ragazze e ragazzi di differenti età, tra
i 15 e i 28 anni, hanno scoperto la possibilità di giocare
con i colori e di esprimersi creativamente attraverso di essi
introducendo nuove modalità tecniche.
Solitamente il monotipo viene eseguito tramite lo schiacciamento
dei colori all'interno del foglio ripiegato utilizzando il palmo
della mano.

A Scampia sono stati utilizzati anche polpastrelli e penne
che, mossi diversamente sul foglio, hanno permesso di creare
elaborazioni molto personali.



All'apertura del foglio e alla visione del risultato ottenuto,
inizialmente inaspettato

poi, con il proseguire dell'esperienza, man mano orientato,
si è cercato di dare nome: "Sembra una farfalla
un cuore
i polmoni
un cane, un orso, una maschera
"
così come, a volte, si gioca con la forma delle nuvole.
Un "gioco" che, riconosciuto in quanto tale dalle
donne adulte, ha permesso di riconoscere la bellezza del "tornare
bambine" come ha esplicitato Antonella.

Un "gioco" che è stato invece riconosciuto
dalle ragazze e dai ragazzi come elaborazione creativa e che
ha impegnato a lungo mani, mente e cuore così da permettere
di realizzare una produzione ampia e di buona qualità.


Sara, guardandosi intorno e rendendosi conto che, all'interno
dell'aula di lavoro, non era più possibile trovare uno
spazio, seppure minimo, per stendere ad asciugare i lavori,

ha affermato: "E' come una droga!" Un'espressione
che, fatta propria anche da Carmela, ha dato conto del desiderio
di non smettere più.

E Sara e Carmela, e poi anche Peppe, splendida compagine del
servizio civile, hanno assunto anche il ruolo di insegnanti
rispetto a chi, più piccola e inesperta, ha bisogno di
guida per cimentarsi con la novità.

La frase di Sara, riferendosi ad un problema noto e presente
nel quartiere, l'utilizzo e lo spaccio di sostanze stupefacenti,
me ne ha ricordata un'altra, diventata lo slogan per Il giardino
dei mille colori, "Sporcati le mani con noi"

Un progetto elaborato dalle Suore della Provvidenza per la
creazione di uno spazio creativo che vedrà la sua realizzazione
nel giugno di quest'anno, spazio nel quale le bambine e i bambini,
con la guida delle suore e con l'aiuto di Michela e Valentina,
Antonello e Paolo, splendidi giovani del servizio civile, potranno
crescere in libertà.
26 febbraio 2010