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Omaggio all’intensità. Sulla scomparsa di Alda Merini. Di Ana Cuenca

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Da “maledetta” a “benedetta” adesso che la voce di Alda Merini si è spenta, come era fin troppo prevedibile, la figura della poetessa milanese viene istituzionalizzata e le si conferiscono gli onori di stato.

In Italia funziona così, si conta molto più da morti che da vivi, la nostra è una cultura basata solo su quello che fu, perché può essere più facilmente manipolato, addomesticato, rivisitato, usato. Da viva Alda ha vissuto le torture, l’isolamento e il pregiudizio che questa società riserva alle pazze, alle artiste, alle donne che non rientrano “nei canoni” che hanno delle cose da dire e che con la loro sensibilità insegnano un'altra visione del mondo; da morta viene celebrata dalla destra e dalla sinistra, passando per il centro, dai vescovi a Beppe Grillo, da Libero al Manifesto.

Ognuno ha la “sua” Alda Merini. Ognuno ha il “suo” inedito da sfoggiare per la bella occasione.

Niente di più facile per la mediocre e moribonda cultura italiana del momento che darsi una parvenza di vitalità esaltando una morte illustre, niente di più facile che predare un po’ di autenticità da una vita davvero fuori dalla norma, per potersi rivestire un po’ di falsa umanità, che non guasta mai. Il lato divertente è che Alda sarebbe stata contenta di tutto questo parlare di lei e mi piace immaginare che se lo sia anche un po’ prefigurato, il suo funerale di stato, ridacchiando tra sé con quella sua voce grave e intensa, di chi ha abitato all’inferno. La sua pungente ironia, che non l’ha mai abbandonata, era da sempre compagna delle sue più intense poesie e lucidi deliri.

Quando l’ho incontrata anch’io, come chissà quanti centinaia di piccoli ricercatrici, ricercatori, editori, artisti vari e semplici lettori e lettrici, sono stata colpita per il flusso del suo parlare poetico, scaturigine ininterrotta di visioni e versi, che lasciava letteralmente “esterrefatti” e intellettualmente confusi.
No, Alda non era un’intellettuale e le mie domande di esegesi della sua opera le suonavano decisamente strampalate. Alda era un oracolo vivente, ti scrutava e riusciva a captare la tua pena segreta, a tirartela fuori senza pudore e a sbattertela in faccia. Ma senza invadenza, perché lei condivideva sinceramente i suoi dolori e paure più profonde, come se ti conoscesse da sempre e potesse farti una confidenza.
Sottovoce, entrando nel bar, appena mi presentai mi disse con l’aria di una Sibilla che sta emettendo un responso: “Mi verranno a chiedere poesie anche al cimitero, mi perseguitano sai, tutti questi che vogliono delle cose da me”.

Ma, al di là dei persecutori, moltissime persone amavano intensamente e profondamente Alda Merini. Proprio per la vita che riusciva a trasmettere con i suoi versi, per la sua visione epifanica della realtà, per la sua originalità e coraggio, per la generosità con cui condivideva una poetica senza remore né limiti imposti dai codici. “ Sono una donna che non può sottostare alle leggi normali, sono vissuta nell’illegalità dei manicomi”.
E’ difficile quindi affibbiarle delle definizioni secondo la norma, anche quella di femminista. In una sola frase poteva essere insieme misogina e femminista, anticlericale e pro-Papa Woytila, avercela con tutti gli uomini e ammiccare continuamente il barista, perché era capace di farsi attraversare da tutti i sentimenti e le emozioni, in qualche modo andava oltre la dualità del prendere parte.

Ma, fondamentalmente, lei partiva da sé, dal suo corpo di donna e mai nella poesia italiana, a mio avviso, la poesia ha avuto più corpo che nell’opera di Alda Merini. Questo è un grande dono per tutte le donne, una ri-appropriazione del linguaggio poetico attraverso il corpo, una riunificazione tra parola e atto che il patriarcato ha cercato di scindere in noi per secoli. Chi ha varcato questa soglia ne è tornata indietro cambiata, diversa, profetica.

Grazie Alda per la tua resistenza.
La tua scomparsa è dolorosa e lascia un vuoto che non si può colmare. Ma la tua opera è ancora tutta da studiare e da vivere e ci accompagnerà a lungo, come una risorsa segreta in questo momento buio che sta attraversando la nostra cultura e il nostro pianeta.

Consiglio a tutte una buona lettura o rilettura dei suoi versi, magari accompagnate da qualche nota del suo pianoforte.

Ana Cuenca

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