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Disponibile su richiesta un manuale sul fenomeno europeo del lavoro di cura

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Nel mese di giugno è stato pubblicato un manuale sulle lavoratrici domestiche migranti intitolato “Integrazione delle lavoratrici domestiche migranti, strategie per l’occupazione e la partecipazione alla vita pubblica”.

Integrazione delle lavoratrici domestiche migranti, strategie per l’occupazione e la partecipazione alla vita pubblicaLa pubblicazione nasce con l’intento di raccogliere i risultati e le analisi elaborate nel corso dei 18 mesi del progetto omonimo, condotto in cinque paesi europei (Italia, Cipro, Spagna, Germania, Grecia) e finanziato all’interno del programma INTI Preparatory Actions 2005 della Commissione europea (DG Libertà, Giustizia e Sicurezza).

L’iniziativa è stata coordinata dal Mediterranean Institute for Gender Studies, un organismo no profit con sede a Nicosia, impegnato in progetti su tematiche sociali, politiche ed economiche, realizzati da una prospettiva di genere. I partner europei che hanno collaborato con il MIGS sono stati i seguenti:
  • Antigone (Grecia): un centro di documentazione e informazione sul razzismo, l’ecologia, la pace e la non-violenza;
  • Crea (Spagna): un centro di ricerca sulle teorie e le pratiche contro le discriminazioni;
  • Isis (Germania): un istituto di ricerca in scienze sociali che ha l’obiettivo di elaborare programmi e pratiche nel campo socio-politico;
  • Lai-momo (Italia): una società cooperativa impegnata in progetti interculturali;
  • Filippino National Workers Association (Cipro): un’associazione per la protezione e il sostegno alle lavoratrici di origine filippina.
L’obiettivo principale del progetto è stato e continua ad essere quello di stimolare la cooperazione transnazionale e la discussione sul tema delle lavoratrici domestiche migranti nei paesi dell’Unione Europea, coinvolgendo un ampio numero di attori a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Il manuale e la campagna di sensibilizzazione che lo accompagna, fatta attraverso poster e volantini, mirano a diffondere informazioni, lezioni apprese e buone pratiche emerse nei paesi partner, al fine di sviluppare raccomandazioni valide per un modello di integrazione capace di rispondere ai bisogni specifici delle lavoratrici migranti e dei loro paesi ospitanti.

Nel contesto odierno, caratterizzato dai massicci flussi di migrazione e dal fenomeno della globalizzazione, il ruolo delle donne sta cambiando sia quantitativamente (in molti paesi costituiscono già la maggioranza) sia qualitativamente (sempre più donne migrano indipendentemente dai loro uomini e dalle famiglie).

L’Unione Europea non costituisce un’eccezione al fenomeno della cosiddetta femminilizzazione della migrazione, che in base ai dati raccolti dall’International Organization for Migration raggiunge quasi il 50% del numero totale dei migranti. Tuttavia, sia nei paesi di origine, sia in quelli di arrivo le scelte e le opportunità di impiego delle migranti sono limitate dalle attuali strutture patriarcali e dalle pratiche culturali che le confinano in lavori mal retribuiti e tradizionalmente riservati alle donne. Ne deriva un duplice livello di discriminazione dovuto all’appartenenza al genere femminile e alla condizione di “straniere”.

Come affermano Barbara Ehrenreich e Arlie Russel Hochschild, autrici di un bellissimo libro sul lavoro di cura, intitolato “Donne Globali”, grazie alla globalizzazione le donne sono in movimento come mai prima d’ora. I movimenti migratori femminili avvengono ovviamente dai paesi più poveri del pianeta verso quelli più ricchi, con una forte connotazione relativa alle mansioni richieste. Gli stili di vita del cosiddetto “Primo Mondo” sono infatti resi possibili da un trasferimento su scala globale delle funzioni associate al ruolo tradizionale della moglie – ovvero la cura dei figli e degli anziani, la gestione della casa – dai paesi poveri a quelli ricchi. A livello globale si instaura una relazione che rispecchia il tradizionale rapporto tra i sessi. Il Primo Mondo riveste il ruolo che nella famiglia spettava un tempo all’uomo, viziato, depositario di diritti, incapace di cucinare, di pulire. I paesi poveri assumono il ruolo tradizionale della donna, fatto di accudimento, pazienza e abnegazione.

La visione di Ehrenreich e Russel Hochschild è evidentemente molto forte, ma stimola una riflessione fondamentale legata al rapporto tra le donne datrici di lavoro nella loro sfera privata e le donne migranti lavoratrici domestiche in casa di altre e altri. L’emancipazione femminile nel mondo ricco ha avuto un alto prezzo pagato dalle donne del Sud del mondo: il grandissimo bisogno di assistenza, dovuto in parte a fattori demografici, come l’invecchiamento della popolazione in alcuni paesi, primo tra tutti l’Italia, e in grande parte al ridimensionamento dello stato sociale e al suo fallimento nel rispondere al massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.

I risultati contenuti nel manuale confermano tale realtà. Le lavoratrici domestiche migranti nei cinque paesi studiati sono ormai diventate, per milioni di persone le “riconciliatrici” fra lavoro e famiglia: si occupano di bambini, anziani o disabili e sono capaci di supplire al declino del welfare state comune a molti paesi europei.
Contemporaneamente le ricerche effettuate evidenziano una totale mancanza di mainstreaming di genere nelle politiche migratorie europee.

Il senso della produzione di questo manuale risiede allora nella possibilità di fornire alla Commissione europea e a tutti gli stati membri degli strumenti per elaborare politiche migratorie in grado di coniugare il doppio aspetto della migrazione e dell’uguaglianza di genere.
Inoltre la campagna di sensibilizzazione attraverso poster e volantini ha l’obiettivo di contrastare la totale invisibilità delle lavoratrici domestiche migranti a livello politico e sociale, in quanto ignorate dagli stessi policy makers europei, ancora restii a riconoscere il loro preziosissimo ruolo e i loro diritti.

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