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Il tripudio dei falli. A proposito del chocco-show di Bologna. Osservazioni di Maria Grazia Negrini

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La censura non è un bel modo per affrontare o risolvere nessun tipo di problemi. Quindi, non mi interessa molto affermare se l’Assessora Santandrea ha fatto bene o male a multare i commercianti che al Chocco-show hanno mostrato e messo in vendita i così detti “Rocco”, falli appunto, al cioccolato.

Certo, in alcune vetrine erano esposte anche passerine (ignoranti?) assolutamente innocue perché in pasta di pane. Segno che le Pari Opportunità sono state salvaguardate? Possiamo essere fiere di tale risultato, con tutta la fatica che abbiamo fatto in questi anni!

Quello che invece mi meraviglia, in questa grottesca vicenda, è l’atteggiamento degli uomini: giornalisti, premi Nobel, gay che hanno risposto alle interviste. Alcuni a favore del gesto dell’Assessora assillata da decine di famiglie che richiedevano il sequestro della merce perché oscena. Alle alte cariche della Chiesa nostrana, che proprio in questi giorni ha perso il ricorso al Tar per la mostra “La Madonna piange sperma” non le è parso vero di ribadire che Bologna non è più e non deve esserlo neppure in futuro, città edonista e gaudente. Tutti, i maschi, gay compresi, a criticare il gesto della Santandrea come un atto censorio troppo pesante per una cosa che è una gogliardata. Tutti a ricordare che il fallo è sempre stato rappresentato nella storia: chi ha scomodato i romani, chi il Cinquecento, chi il Nettuno e così via.

Io non ho avuto questa sensazione. Quello che ho pensato immediatamente, è che il gesto, e in questa difesa dell’ostentazione del fallo ci fosse qualcosa di più simbolico della condanna di un atto di censura puro e semplice.

Mi chiedo come mai nessuna donna, abbia letto questo episodio come una manifestazione, purtroppo spontanea e commerciale, dove ancora è segnalato il fallo come qualcosa di assolutamente immutabile, irrinunciabile, da cui nasce il mondo. Naturalmente le donne non sono state intervistate, forse qualcuna avrebbe ricordato che è dall’uscita del libro di Adrienne Rich “Nato di donna” che, tutto sommato, noi donne abbiamo chiaro che la nostra presenza è fondamentale nella continuazione della vita umana molto di più di un fallo. Oggi poi, che siamo quasi alla clonazione umana, i falli non sono nemmeno più indispensabili. E questo nessuno lo ha voluto ricordare. Anzi, ben venga l’ostentazione fallocratica. In un contesto come quello che stiamo vivendo, ribadisce la sua importanza, la sua fondamentalità. Peccato che, mai come in questo momento il mercato ufficiale e quello mediatico attraverso Internet pullula di vendita di Viagra. Che siano un po’ in crisi questi maschietti? Quindi perché censurare proprio il loro strumento di dominio? Con quello ci hanno costruito più di duemila anni di storia, e noi vogliamo censurare? Ma per carità, ribadiamo la sua importanza, la storia, l’arte, e non riduciamo tutto a una questione di censura!

Il patriarcato ha mille facce, più vecchie e più moderne. Ciò che è successo a Bologna è una sciocchezza rispetto a come viene usato il fallo in altre circostanze, dove sempre a subirne le conseguenze sono le donne. Questa ostentazione mi ha profondamente disturbato. Cari uomini, invece di mostrarvi così libertari quando regalano un pezzetto di notorietà al vostro “strumento”, perché non cominciate a chiedervi se tutto ciò non è il segno di una forte debolezza e incapacità di confrontarvi con un mondo che, lo sapete bene, le donne hanno la consapevolezza di praticare la propria libertà a scapito proprio dei vostri falli.

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