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La replica dell'assessora Simonetta Romagna alle critiche alla manifestazione Perle

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Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Simonetta Romagna, assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Pesaro Urbino, alla lettera aperta di Francesca Palazzi Arduini sull'evento Perle.

Cara Francesca,

mi dispiace che di tutto il grande lavoro che tantissime di noi hanno condotto per quasi un anno, ragionando giornate intere “anche” sulla scelta della caserma, tu abbia soffermato la tua attenzione solo sul contenitore, sia pure, certo, simbolico. Mi sarebbe piaciuto, mi piacerebbe sentire la tua opinione anche sui contenuti dei numerosi dibattiti che hanno costituito l'ossatura di un discorso politico-culturale al quale noi teniamo molto, che consiste nel cercare (certo con tanti limiti) di capire come la cultura delle differenze, e in particolare quelle di genere, possa entrare nella vita delle donne e degli uomini e cambiare la politica e il mondo.

Ma per venire al tuo intervento, devo dirti che, tranne le Donne in nero, che onestamente e pacatamente ci avevano espresso la loro non condivisione sulla scelta del luogo, nessuna donna, nemmeno quelle del femminismo, di cui penso non si possa mettere in dubbio il valore, ci ha manifestato la sua contrarietà; dalla stragrande maggioranza delle donne che hanno partecipato a Perle sono venuti solo apprezzamenti. Ovviamente questa non è una risposta alla tua legittima critica e quindi cercherò di darti la mia.

Finchè la Costituzione italiana riconosce la necessità di un esercito, non mi pare che esso si debba considerare un nemico; cosa significa che il risultato della nostra iniziativa è stato di rendere “normale” il mondo militare solo perché abbiamo rispettato le regole che un luogo come quello richiede? Cosa c'entra con il fatto che questo significherebbe accettare “come normali i metodi del più efficiente controllo sociale”? Il controllo sociale è quando si limita o si condiziona il vivere quotidiano delle persone, non quando si entra per pochi giorni in un luogo che ha quelle regole.

La “differenza“ di noi donne sta anche nell'avere dato l'occasione a tanti ragazzi e ragazze che hanno scelto di fare il/la militare di ascoltare temi e parole che forse li faranno riflettere un po' anche su se stessi e sul rapporto tra uomini e donne. Capisco che tu dubiti che il ruolo specifico che ha il 28° Battaglione sia diverso da quello che svolgeva un esercito ai tempi di Virginia Wolf, ma a me sembra un fatto di grande importanza per la pace per esempio che questo battaglione abbia voluto con forza far venire a Pesaro due registe afgane che hanno presentato un drammatico film (che se vuoi ti farò avere) sulle loro connazionali e che si sta impegnando a farne finanziare e diffondere un secondo.

Per questo non mi è affatto sembrato indelicato intitolare alle grandi donne che citi alcuni luoghi. Se mai, permettimi, mi sembra indelicato paragonare il nostro lavoro e quello di tante donne che si sono impegnate con serietà e intelligenza a uno “spegnere una torta di compleanno in un cimitero”.

Mi riesce poi difficile capire il significato della tua frase “che … la regia dell'evento abbia scelto il luogo non per reale necessità di spazi mastodontici ma per mero opportunismo, forse dettato da strategie (stavolta non militari ….. ma politiche) volte a incrementare l'ingresso delle donne in questo mondo”. Quale mondo: militare o politico? Perché usare queste frasi ambigue? Spero non di averti convinto, ma di averti spiegato perché ritengo che aver fatto entrare tante donne in un luogo bello e sconosciuto (perché sproporzionato? Dobbiamo stare solo negli spazi già definiti da altri?) sia pure con le limitazioni che abbiamo detto, sia stata un'azione non così negativa come è sembrato a te, ma un'occasione per tantissime donne di stare insieme, di discutere di argomenti anche difficili, di dimostrare che le donne possono convivere anche con posizioni politiche diverse. Non è anche questo un piccolissimo contributo a costruire la convivenza civile e la pace?

Ciao,
Simonetta Romagna

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