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Perle che non si fanno...infilare. Annotazioni sull'evento Perle, Pesaro

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Francesca Palazzi Arduini a Simonetta Romagna, assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Pesaro Urbino.

Cara Assessora,

attratta dalla grande campagna pubblicitaria che da quasi due anni preannuncia l'evento "Perle", sono entrata ieri in Caserma. Ho avuto modo così di approfondire non solo la conoscenza del programma ma anche di verificare ciò che Lei affermava nell'introduzione a "Perle": "Perle si svolgerà infatti nella caserma militare - Del Monte-Cialdini - che si è generosamente fatta - invadere - dalle donne".

A me piuttosto è sembrato il contrario: metal detector, documenti filmati, esibizione degli oggetti personali, telecamere ovunque, personale in mimetica ...veramente la mia impressione è stata subito che semmai noi donne ci fossimo fatte invadere, e non il contrario.

Ho letto che il Reggimento ospitante "Pavia" si occupa di comunicazione operativa nelle missioni militari, oggi chiamate "di pace": ritengo quindi che aprire la caserma abbia fornito semmai un guadagno d'immagine all'istituzione militare, rendendo ai mass media un'impressione, seppur blindata, di disponibilità.

Mi chiedo cosa abbia guadagnato il tanto citato "pensiero della differenza" femminile da questa operazione di scambio di cortesie, della quale il risultato è stato quello di rendere un'immagine "normale" del mondo militare, così come fosse normale per una donna, forse femminista, recarsi ad un dibattito dovendo prima vuotare le tasche in una vaschetta di plastica trasparente. Ma non dovevamo dare importanza ...al simbolico?

Se è vero che la quasi totalità di noi donne, e uomini pacifisti, sono rabbrividiti alle parole del presidente degli Stati Uniti "niente sarà più come prima", se è vero che la fobia dell'aggressione ormai imperversa ovunque e travalica la realtà per divenire arma di dominio, dove sta la "differenza" di noi donne nell'accettare come normali i metodi del più efficiente controllo sociale?

Mi è sembrato, visto anche l'assurdo sovradimensionamento dello spazio della caserma rispetto alle attività ed all'affluenza in "Perle", che la regia dell'evento abbia scelto il luogo non per reale necessità di spazi mastodontici ma per mero opportunismo, forse dettato da strategie (stavolta non militari ...ma politiche) volte ad incrementare l'ingresso delle donne in questo mondo.

Mi lasci dire: se le donne cambiano ed acquisiscono ora più che mai anche ruoli di potere quali quelli "in uniforme" ciò non nobilita quei ruoli o li rende innovativi. E il fatto che ora le missioni militari vengano chiamate "missioni di pace", con l'introduzione quindi di una -differenza- nel linguaggio, forse questo significa solamente che è peggiorato il significato della parola "pace". In questo gioco di significati noi donne "di pace" occidentali siamo strumentalizzate così come quelle vittime di guerra.

Sempre a proposito di termini, definirei "indelicatezza" l'aver voluto intitolare luoghi della caserma a donne antimilitariste quali Virginia Woolf, Carla Lonzi, o addirittura ad Ilaria Alpi, che è morta per essersi permessa di indagare sulla "missione di pace" in Somalia e sul traffico di armi legato all'influenza occidentale in quel paese!

A mio avviso, organizzare una festosa kermesse di donne attive e creative all'interno di una caserma tutt'ora operativa è paragonabile a spegnere una torta di compleanno in un cimitero. L'ipotesi che il mondo militare non sia più nel suo significato politico e simbolico quello dei tempi della Woolf è cosa della quale dubito fortemente e della quale dubitano tutti coloro che come me hanno votato a sinistra, eleggendo involontariamente il signor Lusetti, sostenitore dell'impegno militare italiano in Irak...mi lasci quindi citare un brano della grande scrittrice sulle donne e la guerra, argomento diplomaticamente trattato in "Perle" nel dibattito "Forze...amate"... spinosa questione, seppur già risolta nel titolo, anche in un mondo dove ormai le occupazioni militari in altri paesi si presentano come "benevole" e solo un pochino colonialistiche: "il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi" (Le tre ghinee,1938).

Vi sono luoghi da abbandonare, altri da costruire. Forse quest'epoca di decadente "grandeur" e di minacce ha bisogno ora di una nuova fresca modesta ondata di femminismo multietnico, al di fuori delle solite collane.

Cordialmente

Francesca Palazzi Arduini,
15 settembre 2007.

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