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Donatella Allegro @ Inchiesta: Tra me e te di Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello

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Non vorrei essere nei panni del libraio che deve decidere dove collocare Tra me e te e ancor meno in quelli del bibliotecario che deve tradurlo in Dewey. Al primo, almeno, è consentito cambiare idea e spostare il libro, dovendo tutt’al più rendere conto a un innervosito avventore; il bibliotecario, invece, classificando, sceglie. E dove lo metti Tra me e te? 853, narrativa italiana? 854, saggistica? O 305, femminismo, diari e memorie?

Tra me e te. Madre e figlia si scrivono: pensieri, passioni, femminismi è l’ultima impresa della coraggiosa e prolifica casa editrice diretta da Sandro D’Alessandro che con questo titolo conferma il suo interesse per le opere di donne e sulle donne e un’indipendenza sempre più rara nella scelta di pubblicare scritti di qualità non mainstream, benché spesso di autrici e autori molto noti. Un libro a due voci, autobiografico e in forma epistolare: Mariella e Maddalena, rispettivamente madre e figlia, si scrivono lunghe lettere per riannodare i fili del proprio rapporto e per tentare l’affresco di un paese inquieto. Parole d’amore per un messaggio molto duro: l’Italia non è un paese per donne, non è un paese per giovani, non è un paese in cui si possa stare a guardare. E allora le due voci tessono racconti e aspirazioni, ricordano persone amate o significative, fanno riferimenti precisi all’attualità e ragionano sul futuro. Viene in mente Marina Piazza, evocata da Maddalena come donna-maestra autorevole oltre che come studiosa e scrittrice, quando nel suo ultimo libro (L’età in più. Narrazione in fogli sparsi, Roma, Ghena, 2012), getta uno sguardo sulla sua vita passata e la vede come un tappeto. Qualcosa di molto simile si può dire di questo libro, vero intreccio di fili colorati: alcuni molto esili e delicati, come gli episodi d’infanzia di entrambe le donne (spesso esilaranti, come le vacanze “di sinistra” della piccola Maddalena, che sceglierà di battezzarsi per anticonformismo); altri che sono trama portante del nostro paese: nodi storici come la manifestazione del Circo Massimo il 23 ottobre 2002 o quella del 13 febbraio 2011, fino al triste periodo del Ruby Gate. E, ancora, fili che dolorosamente si spezzano, come quando l’esperienza della violenza irrompe nella narrazione di un’infanzia quasi mitica. Così, di nodo in nodo, si compone un disegno astratto che sfugge alla classificazione. E tuttavia ciascun filo si snoda per parlare direttamente al lettore: le parti più autobiografiche non sono mai pause di revival o alleggerimenti narrativi ma altrettante prese di coscienza del proprio essere in ogni istante donna, individuo e testimone di una generazione. Ne emergono figure vivissime, cesellate: il padre di Mariella e il padre di Maddalena, uomini amatissimi e quasi mitici; figure terribili come l’orco dello scioccante finale; amiche e compagne di viaggio di una o di entrambe e altre figure ancora. Qui davvero, a proposito di femminismo, “il personale è politico”: perché non c’è episodio, anche il più familiare e giocoso degli eventi rievocati, che non obblighi a gettare uno sguardo alla società e che non richiami alla responsabilità di ognuno come protagonista e giudice del proprio tempo. Tra le trame che emergono dagli intrecci del tappeto salta agli occhi, fin dalla scelta della forma epistolare, il rapporto non semplice tra generazioni, specie di donne. L’ottica di genere ha uno spazio particolarmente rilevante ma non esaurisce il discorso, dato che in ballo non c’è solo l’eredità della lotta per l’autodeterminazione femminile (tra “la generazione che ha conquistato i diritti” e quella che “deve gestire questi diritti”, come ricorda Maddalena citando appunto Marina Piazza), ma ci sono anche quei diritti sociali di base che nel passaggio tra la generazione delle attuali sessantenni e quella delle loro figlie si sono sgretolati. Come non parlare, allora, di lavoro e di libertà di scelta? I trentenni di oggi, e ancor di più Le trentenni (ancora Marina Piazza, 2004) non vivono la vita che hanno desiderato e costruito ma sopravvivono alla crisi e alla tentazione di mollare tutto. E se i ventenni già rinunciano alla lotta possiamo stupirci?

La scrittura di Mariella e Maddalena ha, talvolta, tratti di forte somiglianza, non solo perché sono capaci, come può accadere tra persone molto intime, di accordarsi su una certa musica segreta per condurre insieme un discorso ininterrotto, ma anche perché hanno alle spalle esperienze di vita in comune, a cominciare dalla politica, fino al lavoro giornalistico e al femminismo. E sono percorsi in gran parte indipendenti l’uno dall’altro, vale la pena aggiungere, giacché Tra me e te delinea un rapporto riconquistato da adulte, ed è questo un ulteriore elemento di interesse, specie se lo guardiamo dallo scaffale della sociologia (300) o da quello della letteratura (800). Ma a tratti i toni si scaldano e le differenze di stile si accentuano, specie quando si arriva a parlare di giovani, di opportunità mancate, di dignità delle donne: “Hai notato che io non uso la parola ‘dignità’, che a te di frequente viene naturale?”, scrive Mariella. La madre sceglie di avere uno sguardo ampio e fiducioso, crede nella forza dei giovani; Maddalena pare guardare con sospetto questa fiducia e non cela la rabbia, una rabbia guerriera che accoglie, sì, ma senza pacificazione, l’eredità della madre femminista, scrittrice, “deputato comunista”. Sono le voci di due personaggi densissimi, tanto che si potrebbe dire, con una battuta, che anche nello scaffale del teatro, Dewey 790, il libro troverebbe una buona collocazione.

Eppure, credo che la ragione per cui Tra me e te resterà sia il suo valore di ritratto di due generazioni di donne. Senza più esitare, scrivo “305” sulla costa del libro prima di collocarlo nella mia biblioteca mentale, mentre mi dico che Mariella e Maddalena hanno trovato la formula per scrivere la storia del femminismo italiano degli ultimi cinquant’anni come un libro di storia non potrebbe raccontare; dando conto di un panorama politico disgregato e mobile – in cui persino i movimenti femministi arrivano a contendersi il poco spazio pubblico rimasto ‒ e anche della fase di grave regressione in termini di diritti in cui ci troviamo. A chi crede che le ideologie siano sparite, naturalmente e felicemente, giova infatti ricordare che sul campo è rimasta, provata ma non sconfitta, una generazione di giovani e prima di tutto di giovani donne che ha perso molto negli ultimi vent’anni, ma che certo non è disposta ad accontentarsi del ricordo dell’eredità ricevuta. E che con intelligenza e ostinazione pretende, e avrà, di più. Anche le rose.

Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello, Tra me e te. Madre e figlia si scrivono: pensieri, passioni, femminismi. et al./ edizioni, Milano, 2013

Per gentile concessione dell'autrice Donatella Allegro
Fonte: Inchiesta

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