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Gioco Reale - Laboratorio teatrale sui temi del bullismo e della violenza di genere

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L’Associazione Orlando già era stata promotrice, insieme alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, dell’intero progetto che ha portato alla realizzazione della campagna Noino.org. In particolare Orlando aveva sostenuto la Fondazione in tutta la fase di progettazione del bando, di selezione dei diversi progetti presentati e nella realizzazione dei due progetti vincitori. Sia la campagna pubblicitaria, sia l’attività in rete e sui social erano state monitorate dall’Associazione Orlando per conto della Fondazione. Ora il progetto Gioco reale si poneva come possibile sviluppo e nuova tappa innovativa del lavoro svolto fin qui, in collaborazione con “Catarsi passeggere” associazione costituita da artisti dell’ambito teatrale, letterario, cinematografico e musicale, attraverso un intervento in alcune scuole di Bologna di vario ordine utilizzando le pratiche del teatro e della scrittura. Lo scopo del progetto era di proporre a due classi di allievi delle scuole medie superiori un gioco teatrale che spingesse i partecipanti verso l’assunzione consapevole o meno di ruoli di potere o collaborazione, scontro o alleanza, censura o messa in campo di tensioni e sentimenti che costruiscono o mettono in difficoltà le relazioni di genere. Con particolare attenzione al riconoscimento/controllo di comportamenti potenzialmente violenti o discriminatori/svalutativi da parte dei maschi sulle femmine (dei ragazzi sulle ragazze) e, qualora si verifichi, in misura minore, delle femmine nei confronti dei maschi (delle ragazze nei confronti dei ragazzi).

Federica Iacobelli - docente di sceneggiatura e scrittrice - e Marinella Manicardi - attrice-autrice e regista – hanno condotto i laboratori pratici per allievi e insegnanti in due scuole di Bologna per sperimentare attraverso la rappresentazione, l’improvvisazione e la scrittura i tanti modi – comportamentali, linguistici, di pregiudizio o basati su convinzioni profonde – da cui nasce e agisce la violenza di genere, sia del singolo che del gruppo. Nell’ambito del progetto si sono avvalse delle collaborazioni di Università di Bologna e in particolare gli insegnamenti che si occupano di conflitti di genere come pedagogia, psicologia, storia delle culture, e sociologia, in sinergia anche con il CSGE-Centro Studi sul Genere e l’Educazione attivo presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione di UNIBO. La Casa delle donne per non subire violenza, è stata un ulteriore punto di riferimento come expertise e supervisione, così come tutte quelle associazioni di uomini sensibili al problema della violenza che hanno a diverso titolo partecipato alla rete noino.org. Particolarmente importante è stato un aggiornamento della documentazione presente nel catalogo della Biblioteca italiana delle donne di Bologna.

Gli incontri di teatro e scrittura proposti agli allievi hanno fornito strumenti di analisi su strategie del singolo o del gruppo così da individuare comportamenti che potevano determinare violenza di genere in un’età, quella della formazione, importantissima per tutte le scelte di vita futura. Il gioco teatrale ha spostato l’attenzione sulla presenza fisica dell’altro, sul suo corpo fragile o violento, sui tempi di attesa e riflessione che esige ogni creazione. Per questo dopo l’enunciazione chiara di ciascun gioco veniva lasciato agli allievi il tempo di decidere che ruolo assumere e come svolgerlo.
L’improvvisazione su regole date ha posto gli allievi di fronte a tempi di vuoto così rari oggi, tempi per progettare, per ascoltare pensieri ricordi, per trasformare l’ansia da prestazione in collaborazione, in fiducia verso sé e l’altro. Durante lo svolgimento dei giochi hanno assunto importanza il lavoro e l’osservazione sulla comunicazione non verbale compresa la consapevolezza di emozioni negative e potenzialmente violente. Fondamentale l’aver escluso ogni strumento elettronico dai giochi proposti e eseguiti. In campo c’erano il corpo individuale, le relazioni con l’altro e tutti gli infiniti linguaggi che ogni giorno usiamo, pur escludendo le protesi elettroniche.

Si è scelto di lavorare con due classi di scuole medie superiori molto diverse tra loro: una prima classe del Liceo classico Minghetti e una prima dell’Istituto tecnico Aldini-Valeriani. Frequentata soprattutto da allievi del ceto medio-alto del centro di Bologna la classe del Minghetti, con allievi provenienti da ambiente più popolare e da immigrazione di prima o seconda generazione la classe delle Aldini-Valeriani. Classi entrambe numerose, con una media di venticinque allievi, e molto diverse per composizione di genere. Per il Liceo Minghetti avevamo una presenza paritetica maschile-femminile mentre per l’Istituto Aldini c’erano solo due ragazze, una delle quali cinese, da pochissimo in Italia: l’indirizzo elettronico determina ancora oggi una prevalenza maschile in queste sezioni. E già questa è una riflessione importante.

Sono statti condotti quattro incontri di tre ore ciascuno in ognuna delle classi, a cui sono stati aggiunti, come verifica finale, due incontri aperti a un pubblico di altre classi delle rispettive scuole o di genitori. In ogni incontro, a una parte di improvvisazione più teatrale è seguita una parte maggiormente dedicata alla scrittura, anche questa praticata non a tavolino, ma con metodi di gioco e di improvvisazione.
Sono state elaborate strategie di gioco espresse in regole chiare. Marinella Manicardi ha condotto le improvvisazioni teatrali e Federica Iacobelli quelle di narrazione scritta o orale. La collaborazione e l’intervento di entrambe le conduttrici in ogni fase del laboratorio ha permesso una continua riflessione su ciò che accadeva in scena. I laboratori sono stati preceduti da incontri con le insegnanti delle classi: professoressa Donatella Iacondini per il Liceo Minghetti e professoressa Carla Castelli per l’Istituto Aldini-Valeriani. Sono seguiti due incontri di presentazione dei laboratori agli studenti e da gennaio 2017 sono iniziati i laboratori pratici con cadenza settimanale.

Nelle due classi sono stati ottenuti risultati simili per quanto riguarda il tema dell’intervento: atteggiamenti di bullismo o comunque di violenza nelle relazioni.
Sia i ragazzi che le ragazze sono stati molto disponibili a mettersi in gioco, molto collaborativi tra loro e non sono state osservate difficoltà tra ragazzi e ragazze nel relazionarsi con rispetto e curiosità. Il cambio di identità sessuale, anche durante l’esecuzione del gioco, è stato accettato con ironia e leggerezza e immediatamente agito. Di fronte alla proposta di assumere ruoli diversi dal sesso biologico non c’è stato alcun imbarazzo: le ragazze hanno agito in ruoli maschili e i ragazzi in ruoli femminili sia di adulti che di coetanei. E questo è un dato ben diverso dalle reazioni che si sarebbero potute ottenere solo dieci anni fa.

Però: è stato riscontrato uno smarrimento dei ragazzi di fronte alla vita, come se le certezze attribuibili al ruolo maschile non fossero più spendibili, mentre le ragazze sono apparse più centrate nelle loro posizioni, più sicure in un ruolo, quello femminile, che sentono come in crescita affermativa. E’ stata anche riscontrata una difficoltà a lavorare teatralmente e immaginativamente su emozioni reali, difficoltà probabilmente attribuibile anche alla giovanissima età dei ragazzi coinvolti in questa prima esperienza del Gioco Reale.
Un’ultima osservazione: sono apparsi più astratti e vaghi nelle loro improvvisazioni gli allievi del Liceo classico rispetto alla notevole precisione linguistica e di grammatica immaginativa dei ragazzi dell’Istituto Aldini- Valeriani. Ci si augura che in futuro, oltre agli stereotipi di genere, si provi a superare anche la dicotomia cultura classica-cultura tecnica.

Marinella Manicardi

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