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Generi, generazioni, rigenerazioni. Si educa al genere o si replicano stereotipi?

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa relativo al seminario Generi, generazioni, rigenerazioni, ideato ed organizzato da Pedagogika.it, rivista di educazione, formazione e cultura, e svoltosi nell'ambito di Educa, 3° Incontro Nazionale sull'Educazione di Rovereto (TN) (23- 26 settembre 2010). La domanda cui il seminario ha tentato di rispondere è stata: Si educa al genere, o diventiamo uomini e donne sulla base di modelli sociali e stereotipi che si perpetuano?

A questa domanda avvincente e complessa cerca di dare risposta il seminario organizzato insieme alla rivista Pedagogika.it. All’incontro, moderato da Maria Piacente, la direttrice della rivista, hanno preso parte circa 130 persone. C’è la necessità ed è importante educare al genere nei contesti educativi, formativi, sociali? Il documentario “Questioni di genere” realizzato dagli studenti del liceo Minghetti di Bologna, con l’associazione Alice, diretto da Lorenzo Galeazzi, introduce le risposte fornendo spunti alla discussione.

Maria Agnese Maio, formatrice dell’associazione Progetto Alice Bologna “Educare al genere”, sottolinea l’importanza fondamentale di accompagnare i ragazzi verso la consapevolezza del sé, per diventare l’uomo e la donna che ognuno desidera essere. “E’ importante parlare nelle scuole – concorda Stefano Ciccone, dell’associazione Maschile Plurale, e precisa – parlare di genere però non vuol dire parlare di “questione femminile”, ma di questioni che sono legate alla vita di uomini e donne, trasversalmente, che riguardano scuola, lavoro, società.” In realtà educazione di genere si fa sempre, inconsapevolmente: anche Barbara Mapelli, docente di “Pedagogia delle differenze di genere” presso l’Università Bicocca di Milano ed autrice di diversi testi sul tema, concorda: “Il fatto che il mondo è abitato da uomini e donne, è quella che io chiamo l’evidenza invisibile, tutti sanno che sono uomini e donne, è scontato, e ciò crea paradossi. Tutte le agenzie formative legittimano i modelli esistenti, non si pongono a critica o a consapevolezza i modelli che passano, che quindi creano confusione, ma se ne discute, e si arriva poi a distorsioni.”

Tanti gli spunti di riflessione: perché se le tematiche di genere riguardano entrambi i generi, ma sono spesso promosse da donne, la scuola – che è luogo di donne, prevalenza di insegnanti donne e di studentesse – non se ne occupa? Come fare per proporre un modello maschile che dica ai ragazzi che c’è un altro modo di essere uomo?

La conclusione è concorde: il genere non deve essere una “questione”, ma l’educazione di genere dovrebbe rientrare nell’educazione di base, per creare le fondamenta del processo di divenire uomini e donne. “Farsi carico di questa educazione – sottolinea la Mapelli – vuol dire far capire la differenza come ricchezza e potenzialità”. Non dimenticando che, citando la filosofa belga Luce Irigaray, “la democrazia comincia a due”.

25 SETTEMBRE 2010

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