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Riflessioni su Benedetto XVI di Giancarla Codrignani

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"Morto un Papa se ne fa un altro", dice il solito cinico proverbio italiano, per dire che cambiamenti nell'istituzione ecclesiastica non ce ne sono mai e il potere permane immutato.

Non è così vero, perché la storia si incarica di agitare le acque e qualche volta trova qualcuno insperatamente già preparato - capitò con Giovanni XXIII, che sbaraccò un sacco di roba vecchia -, qualche altra si imbatte in un irriducibile e finisce imbrigliata nel fondamentalismo religioso con tutti i perniciosi effetti di ricaduta già sperimentati.

Se si è nati ottimisti può succedere un terzo caso, che il Papa nasca conservatore, ma che sia anche troppo intelligente per non capire che bisogna aggiornarsi. E' questo l'identikit di Benedetto XVI? Non meraviglierebbe: il cardinal Ratzinger ha svolto durante la recente Via Crucis un'analisi spietata della realtà umana dal punto di vista di un uomo di fede. Non parlava solo di relativismo, ma di abbandoni, di deficienze, perfino di "sporcizia" che abitano la chiesa. Scegliere la sferza per ricondurre all'ovile le pecorelle smarrite non gioverebbe in un'epoca in cui la gente va dietro i fenomeni mediatici, sostanzialmente idolatrici, ma non legge la Bibbia, non sa argomentare le ragioni della propria scelta di fede, cerca il mercato facile delle rassicurazioni religiose.

Anche un Papa deve essere consapevole di non avere bacchette magiche davanti a problemi rischiosi, come i rapporti con le altre religioni: si può essere certi che la propria fede è "la" verità universale, ma affermarne l'unicità e la superiorità può solo portare a conflitti e, in particolare per l'Islam, a spiriti di crociata assolutamente suicidi. Pure all'interno delle confessioni cristiane, meglio vedersela con opportune mediazioni con ortodossi e protestanti che cedere terreno alle sette, presenti anche da noi ma che hanno già prodotto larghe falle in America Latina.

Terrà conto dell'orizzonte di "questo" mondo il nuovo pontefice? L'intelligenza per farlo ce l'ha sicuramente, e non è intelligenza perennemente a senso unico, perché anche lui si è fatto il Sessantotto e ha vissuto il Concilio Vaticano II dalla parte giusta. Teologicamente, invece, sarebbe una gran sorpresa se diventasse flessibile. Il laicato che ha ricevuto autorevolezza e parola dal Vaticano II dovrebbe saper intervenire.

A questo punto cade a proposito la domanda: a noi donne converrà essere ottimiste? Temo proprio di no. A meno di non essere, oltre che ottimiste, facili alle illusioni. E' già successo che qualche leader femminista plaudesse alla lettera che il medesimo Ratzinger ha dedicato nel settembre scorso alle questioni di genere. Bravissimo, ha dimostrato di aver letto libri di pensiero femminile citando la differenza di genere, anzi il gender, la relazione e il resto della nomenclatura. Peccato che, leggendo bene, si capiva che con i nomi nuovi intendeva cose vecchie: i generi restano i ruoli e la relazione resta la complementarietà. Come per Giovanni Paolo II che, onorando il genio femminile, lo chiudeva nella famiglia, compito primario delle donne.

Difficile pensare che, proprio mentre la società laica di una regione laicissima come l'Emilia-Romagna su cinquanta consiglieri regionali ha eletto cinque (diconsi cinque) donne, un cattolico celibe e "di principi" riveda lo statuto che il Vaticano da sempre riserva alle donne. Per quanto sforzi il mio ottimismo, non mi riesce di vedere Joseph Ratzinger che consacra sacerdote una donna. E a voi?

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