Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


Liste elettorali: di che genere? di Giancarla Codrignani

on .

Non è certo troppo presto. Non è troppo presto per trarre le giuste conseguenze del bilancio che l'ONU sta facendo a New York sul decennio dopo Pechino e ragionare sulla presenza in Italia delle donne nelle istituzioni. In ordine di tempo, nelle liste elettorali.

Lasciamo stare Prodi, che si è pronunciato in termini molto netti e consapevoli sulle colonne dell'Unità nazionale e in sede di Congresso DS: a lui - è un uomo d'onore - toccherà mostrare la sua coerenza l'anno prossimo.

Sono a brevissima scadenza le regionali, un grosso test. Che non riguarda, sotto questo aspetto, il centro-destra che, per le donne, si occupa al massimo di eleggere miss Padania. E' a sinistra, nell'Ulivo, che è urgente prendere in considerazione un paio di cose: che la parità procede da sola per l'ottimizzazione dei risultati scolastici e universitari delle ragazze e che le donne - genere da sempre più desideroso di cambiamenti anche perché, a parità di lavoro, in Emilia-Romagna guadagna il 20 per cento meno dei maschi - sono il 52 per cento dell'elettorato.

Allora, in sede regionale i partiti dell'Ulivo che cosa stanno decidendo? Sarebbe bene eliminare le inquietudini femminili che agitano le città e le e-mail dell'Emilia.

I politici sono disposti a far parte del proprio modello, purché resti unico, neutro e universale a determinate rappresentanti del genere femminile e apprezzano un "giusto" criterio di quote, convinti che il silenzio delle donne rappresenti accettazione passiva di un sistema che non definisce neppure il criterio delle scelte. Nessuno pensa che il silenzio femminile preannunci un'ulteriore diminuzione della partecipazione elettorale per rabbia, mortificazione e offesa? E' certamente mutato il registro generazionale della consapevolezza di sé e non è il tempo delle lontane battaglie sociali, definite oggi "femministe" con la stessa intonazione con cui Berlusconi chiama comunisti i valori democratici. Molte ragazze si credono già pienamente uguali agli uomini e, seguendo le sollecitazioni del sistema, stanno diventando competitive, hanno grinta da vendere e fanno le soldate: queste al primo figlio si troveranno senza servizi e senza diritti lavorativi. Il rischio che donne così penalizzate da rinunciare a fare figli o da ritornare alla domesticità non siano attratte dal dovere democratico di eleggere ed essere elette rappresenta un problema serio. Ma intanto lo stesso referendum sulla fecondazione assistita viene discusso e vissuto dagli attori politici senza l'assunzione di un punto di vista non neutro, come se riguardasse l'origine della vita o la libertà della ricerca e non il legittimo desiderio di maternità (e, si suppone, di paternità) delle persone sterili.

Come alimentare, dunque, le aspirazioni delle donne, cattoliche comprese? Per quale illusione possono sperare di contare, se neppure l'aspetto simbolico dei nomi femminili in lista viene onorato (nomi, ovviamente, espressi per farli vincere e non per rappresentazione di comodo)? O qualcuno crede che le donne si contenteranno delle parole di Kofi Annan che elencano solo sofferenze e violenze, nostre e di altre del nostro stesso genere che, in altri paesi, patiscono tanto di più? Mentre la solita retorica ipocrita incensa il "genio femminile", purché resti confinato in famiglia e produca veline.


Pubblicato Su L'Unità/Bologna, venerdì 4 marzo 2005

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna