Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


L'Europarlamento e la neutralità di genere. Distribuito vademecum contro uso sessista delle lingue

on .

(Bruxelles) Un vademecum per evitare uso sessista delle lingue. Lo ha predisposto l’Europarlamento, allo scopo di evitare l’uso sessista delle lingue. Appellativi come "Miss" e "Mrs" (Signorina e Signora), Madame e Mademoiselle, Frau e Fraulein, Senora e Senorita, Signora e Signorina, considerati 'politicamente scorretti' perché sono riferiti allo stato civile, e ormai anche all'età, e usati solo per le donne, verrebbero sconsigliati, costringendo gli europarlamentari a rivolgersi alle proprie colleghe usando solo il loro nome completo.

La guida, "La neutralità di genere nel linguaggio usato al Parlamento europeo", distribuita dagli uffici del Parlamento europeo, ha suscitato non poche polemiche, e addirittura il britannico 'Daily Telegraph', dopo aver attaccato in tre articoli il provvedimento, gridando allo scandalo: "L’Ue vuole abolire termini di cortesia", ha invitato a ignorare il tentativo dell’Ue di bandire i saluti di cortesia, e, ha lanciato una vera e propria campagna d'opinione nei giorni scorsi contro la 'neutralità di genere' che, a suo dire, il Parlamento europeo vorrebbe imporre a tutti coloro che lavorano nell’Istituzione e a tutta l'Europa.

L’iniziativa è stata criticata duramente anche da alcuni eurodeputati conservatori del Regno Unito. Per lo scozzese Struan Stevenson, ad esempio, saremmo di fronte a una forma di "correttezza politica impazzita". Per Philip Bradbourn, invece, si tratta di "uno spreco del denaro dei contribuenti" da ignorare. "Non accetto istruzioni da questa o da qualsiasi istituzione su queste materie, continuerò a usare il linguaggio e le espressioni che ho usato per tutta la vita", è stato ancora il commento di Bradbourn.

Nelle intenzioni, l’opuscolo di sole 15 pagine, declinato in tutte le lingue ufficiali dell'Ue, racchiude una serie di "orientamenti intesi ad assicurare che in tutti i documenti parlamentari sia utilizzato come norma e non come eccezione un linguaggio neutro dal punto di vista del genere". Nell'opuscolo, pubblicato dal segretariato generale del Parlamento europeo, non ci sono obblighi, né tantomeno viene messo al bando alcun termine; c'è solo un "invito", che il segretario generale Harald Romer (andato in pensione la settimana scorsa) rivolge "a tutti i colleghi", ad attenersi alle linee guida "per la redazione di tutte le pubblicazioni e comunicazioni scritte" interne all'Istituzione. I 'colleghi', evidentemente, non sono gli eurodeputati, ma solo il personale tecnico che redige i documenti, un dettaglio sfuggito al 'Telegraph'. L'abolizione dei termini 'Signora' e Signorina', ad esempio, non è affatto, come fa credere il quotidiano britannico, una regola di comportamento imposta nei riguardi delle europarlamentari, bensì solo una direttiva su come riportarne i nomi nei documenti scritti che le riguardano. Da notare che l'invito a seguire le linee guida non concerne i traduttori, per i qual vi è "la necessità che, nel tradurre nella propria lingua, si attengano fedelmente e accuratamente ai testi originali", rispettando le intenzioni dei loro estensori.

Nella versione italiana si osserva che "in Italia il dibattito su un uso non sessista della lingua è ancora agli esordi, e nella lingua correntemente usata dai media, e in particolare dalla stampa, nonché nel parlato e nello scritto comuni, si utilizzano a tutt'oggi pochissimi neologismi e si tende a usare il maschile con funzione neutra". Nella controversia sull'uso del termine 'commissario' o commissaria' per una donna che ricopre la funzione, le linee guida dell'Europarlamento sono poco chiare: restano ambigue sull'accettabilità di "commissaria", e sembrano propendere per il termine neutro "membro della Commissione". Gli estensori del documento, tuttavia, solo consapevoli del fatto che in alcune lingue (francese, tedesco, alcune lingue slave) la tendenza è contraria a quella della neutralità di genere, e si finisce con il declinare al femminile tutte le funzioni ('Kanzlerin', la 'Presidente'). Curiosamente, invece, non è citato il termine italiano 'eurodeputato', che molti declinano al femminile ('eurodeputata') senza problemi.

L’opuscolo inoltre suggerisce che "speciali accorgimenti e determinate tecniche redazionali possono contribuire alla redazione e alla traduzione di testi in italiano del Parlamento europeo, che rispettino per quanto possibile la neutralità del genere". Ad esempio: "Il termine 'uomo' nella lingua italiana non ha necessariamente una connotazione sessista, e nella sua accezione idiomatica può essere utilizzato nella redazione dei testi del Parlamento. Il termine 'uomo' o 'uomini' è, infatti, ammesso quando è sinonimo di 'persona', 'essere umano' o ancora come sinonimo di 'genere umano'. Sono dunque ammesse espressioni come:'a passo d'uomo, a misura d'uomo'; 'il cane è il migliore amico dell'uomo'; 'il lavoro nobilita l'uomo"; 'l'uomo è un animale sociale '; 'l'uomo di Neanderthal'". Il termine 'diritti dell'uomo' è invece un caso a parte: secondo gli estensori delle linee guida, "la locuzione può essere sostituita da 'diritti umani'", ma non quando si citano le denominazioni ufficiali della 'Corte europea dei diritti dell'uomo' e della 'Convenzione europea dei diritti dell'uomo'.

Da "evitare", suggerisce l'opuscolo, sono invece le espressioni come: uomini d'affari, uomini politici, uomini di legge, uomini di scienza, uomini di Stato, uomini di lettere, uomini primitivi, che andrebbero sostituiti preferibilmente con: imprenditori, giuristi, scienziati, statisti, letterati, popoli primitivi. Altri suggerimenti sono quelli di evitare l'espressione "l'uomo della strada", a cui è preferibile "la gente comune", e di sostituire con "nomi collettivi che coprano entrambi i sessi" i termini collettivi solitamente declinati al maschile, come: i magistrati (la magistratura); i docenti (il personale docente); gli insegnanti (il corpo insegnante); i dipendenti o i lavoratori (il personale); il direttore, il presidente (la direzione, la presidenza); gli assistenti di volo (il personale di bordo).

Il testo consiglia ancora di specificare mediante l'uso dell'articolo il genere di tutti i sostantivi epiceni (ossia declinabili senza variazioni sia al maschile che al femminile), come 'presidente' (il presidente o la presidente), 'giudice' (il giudice o la giudice), 'assistenti di volo' (gli assistenti o le assistenti), e per finire 'preside', 'caporeparto', 'sindacalista', 'manager', 'vigile'. Manca, stranamente, il termine 'europarlamentare', che è perfettamente declinabile al femminile (invariato al singolare, 'l'europarlamentare', ma 'le europarlamentari' al plurale). Nell'opuscolo, infine, non ci sono riferimenti a una modifica importante per la neutralità di genere che è cominciata alcuni anni fa ed è ancora in corso di attuazione nel linguaggio dei media in Italia: l'abolizione dell'articolo 'la' seguito dal cognome per le donne con incarichi politici, e l'uso, ormai invalso, di indicare il solo cognome, così come avviene per gli uomini (dove l'articolo davanti al cognome resta un vezzo solo per le citazioni della critica letteraria). (fonte Apcom)

(Delt@ Anno VII, N 57 del 18 Marzo 2009)

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna