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Contro la deriva xenofoba, un incontro a Bologna

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Circa trecento, uomini ma soprattutto donne, hanno aderito all’appello lanciato dall’Associazione Orlando, dall’associazione Armonie e dal gruppo di donne Carovana per l’incontro non violento contro la violenza sessuale svoltosi a Villa Spada, frequentatissimo parco cittadino in cui pochi giorni fa, in pieno giorno, una giovane ragazza è stata stuprata. Il presidio, organizzato attraverso passaparola, mail e sms e sottoscritto in poche ore da decine di adesioni collettive e individuali, è nato dalla volontà di esprimere uno stato d’animo diffuso verso il brutale episodio di violenza e al contempo una presa di parola politica rispetto al dibattito pubblico sviluppatosi in seguito al drammatico episodio. Soggetti diversi, attivi da anni sui temi della violenza sessuale e di genere, hanno voluto interrogarsi ed esprimersi su un evento che ha scosso profondamente la città, contrapponendosi al contempo alla banalizzazione politica, alla strumentalizzazione mediatica e alla deriva xenofoba cui abbiamo assistito in questi giorni.

Se da un lato, infatti, c’è stata una pronta rimozione della violenza sessuale, non riducibile a discorsi di microcriminalità, degrado o violenza tout court, dall’altro lato il fatto che responsabili della violenza siano due immigrati ha dato spunto a una rappresentazione emergenziale e a un’interpretazione razzista dell’accaduto. Le organizzatrici dell’incontro hanno quindi esortato a una assunzione di responsabilità collettiva, a un lavoro comune di donne e uomini, nativi e migranti, rispetto al contrasto di una cultura del maschile e un regime della violenza che sconfigge e mortifica il corpo delle donne, per la costruzione di una città accogliente, intessuta di relazioni di scambio e di ascolto, in cui elaborare percorsi di educazione sentimentale e sessuale e una diversa cultura della sicurezza.

Molti degli interventi hanno sottolineato che non esiste una corrispondenza tra uomini immigrati e stupratori, come dimostra la prevalenza delle violenze sessuali compiute all’interno dei nuclei familiari e dei contesti di prossimità, e che occorre opporsi alla politica del linciaggio e alla reazione razzista che individua nello straniero il capro espiatorio. A sostegno di questa posizione anche l’intervento del rappresentante del coordinamento migranti della città, membro della comunità senegalese, che ha espresso una dura condanna dell’atto di violenza, riportando la volontà delle diverse comunità migranti di compiere un lavoro comune perché atti del genere non si verifichino più. Tra le diverse personalità istituzionali presenti, l’assessora comunale alla scuola e alle politiche delle differenze Milli Virgilio e la presidente della Provincia Beatrice Draghetti hanno espresso la necessità di costruire luoghi e strumenti di intervento, predisponendo azioni specifiche nelle politiche di governo della città e stimolando la messa in rete di tutte le realtà che lavorano da anni sulla violenza.

A chiudere l’incontro la toccante testimonianza di una donna che, superando il dolore di un trauma mai risolto e la fatica della condivisione, ha raccontato la propria esperienza di violenza sessuale, subita all’età di quindici anni da parte di due vicini di casa.

(Delt@) - Elisa Coco

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