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Voglio andare in Sud America! di Annamaria Tagliavini

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Brasile batte Italia 10 a 0 titola oggi un duro editoriale di Conchita De Gregorio sull'Unità nel quale viene snocciolato un impietoso raffronto tra la vittoria alle presidenziali brasiliane di una leader carismatica come Dilma Rousseff e il triste scenario dell'Italia post-Ruby. Forse, conclude sconsolata la direttora dell'Unità, il terzo mondo siamo noi.

Come darle torto? Se davvero, come dice il premio Nobel Amartya Sen, il progresso civile di un paese si misura anche con i traguardi raggiunti dalle sue cittadine, l'intera America Latina è oggi un continente certamente più avanzato dell'Italia.

Dilma Rousseff raccoglie infatti idealmente il testimone di Michelle Bachelet il cui mandato di presidente della repubblica del Cile è da poco scaduto, ma non resta sola dato che Argentina e Costa Rica sono oggi presiedute rispettivamente da Christina Fernandez e Laura Chinchilla Morando e pure il sindaco di Lima, popolosa capitale del Perù, è donna.

Sono dati abbastanza impressionanti se consideriamo che si tratta di paesi con una lunga tradizione di cultura “machista”, se pure influenzati da una icona importante del passato come Evita Peron.

Ma ovviamente ciò che più colpisce non è tanto la quantità di donne ai vertici della politica e dei governi dell'area latino americana, quanto lo stridente contrasto con una cultura, la nostra, che non sa riconoscere il valore di percorsi politici importanti, quali ad esempio la libertà femminile incarnata dai movimenti degli ultimi trent'anni, che resta il grande rimosso sulla misera scena politica italiana.

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