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Donne e tv: un ruolo marginale ed un'immagine arcaica e superficiale

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L'immagine femminile trasmessa dai mezzi televisivi e dalla carta stampata è una immagine di donna arcaica, superficiale e ridicola. È quanto affermano la sociologa, Chiara Saraceno, e la psichiatra Annelore Homberg, commentando i risultati dell'indagine svolta dall'Osservatorio di Pavia, "Donne, lavoro e televisione:l'immagine femminile nei programmi d'informazione", presentata qualche giorno fa a Roma per conto del Cnel e della Commissione Europea.

La ricerca, che ha preso in esame dodici settimane di programmazione, dimostra che la presenza televisiva delle donne nel settore dell'informazione è marginale, non solo numericamente, ma anche dal punto di vista della qualità e della varietà dei ruoli svolti dalle donne all'interno dei programmi di attualità e di approfondimento. Le donne vengono per lo più relegate al ruolo di narratrici, portatrici di sapere comune piuttosto che di esperte di settori specifici ed incaricate di ruoli autorevoli.

Sugli schermi televisivi, quando si parla di attualità, appare solo una donna ogni quattro ospiti. In tre mesi, su 1.964 ospiti di programmi di informazione, le donne invitate sono state 475, pari al 24%. Le trasmissioni più selettive sono quelle a carattere politico, come Otto e mezzo, Ballarò, Excalibur. Nel mezzo, si collocano Porta a Porta e La zona rossa che registrano rispettivamente il 22% e il 20% di ospiti donne. I programmi che sono risultati più aperti alle donne sono il "Maurizio Costanzo show" con il 35% di ospiti femminili e "L'alieno" con il 29%, ovvero programmi caratterizzati dal melange di temi connessi all'attualità politica, sociale ed economica ed altri legati alla cronaca, al costume, al gossip, da significative componenti d'intrattenimento.

Gli uomini, secondo il rapporto del Cnel, dibattono maggiormente di questioni internazionali, il 15% contro il 9% della presenza femminile; di politica, il 12% contro 6%; di economia, l'11% contro il 7%; di media e telecomunicazioni il 7% contro il 3%; di giustizia, il 6% contro il 3%. Nel 66% dei casi, gli uomini sono invitati a partecipare ai programmi d'informazione in quanto esperti, mentre per le donne si registra un risicato 37%. La presenza femminile è collegata alla narrazione di esperienze personali e di storie di vita, in questo genere di programmi di costume, infatti, i rapporti percentuale si invertono ed è riscontrabile il 49% femminile contro il 25% degli uomini.

La dott.ssa Saraceno sostiene che "alla risicata presenza della donna si aggiunge, se e quando questa presenza c'è, la poco edificante riduzione della stessa a puro oggetto di decorazione". Alla dichiarazione di Saraceno ha fatto eco l'analisi della dott.ssa Homberg sulle motivazioni che in Italia riproducono l'immagine del femminile in maniera così parziale e mortificante: "la deformazione della realtà femminile passa per certe immagini di donna tremendona ed aspra, prosperosa ed antipatica, di bell'aspetto e sciatta: insomma, l'immagine di donna asessuata che non è quella reale. Il fenomeno di deformare la realtà femminile presente nella tv italiana - ha sottolineato Homberg - ma non in quella inglese, americana, francese e tedesca. Forse perché in Italia - ha concluso la psichiatra - persiste il connubio tra un pensiero post-fascista e l'ideologia cattolica: entrambe negano l'immagine femminile".

Non è sorpreso dai risultati diffusi dall'Osservatorio, invece, il senatore Gerardo Labellarte (SDI), membro della commissione di Vigilanza Rai. "La rilevazione complessiva su programmi di informazione, intrattenimento e spettacolo - sottolinea il senatore - li rende anzi meno indicativi di una realtà vergognosa. Nel 2003, dopo una verifica sui dati diffusi dal Garante della Comunicazione, esclusivamente sui TG e sulle trasmissioni di informazione, avevamo denunciato che nella comunicazione politica le donne trovano uno spazio che è pari a circa il 2 per cento del totale. Proprio per contrastare questa pesantissima discriminazione assurda ed incostituzionale - ha aggiunto Labellarte - lo SDI ha presentato in data 13 ottobre 2003 una proposta per un Disegno di legge, prima firmataria la senatrice Maria Rosaria Manieri, che includesse il rispetto delle pari opportunità tra uomini e donne nella legge sulla par condicio. Questo è infatti l'unico ambito nel quale si può intervenire legislativamente per avviare, almeno in questo importante settore della comunicazione televisiva, un recupero del ruolo e dell'immagine delle donne, sapendo che il resto della programmazione potrà cambiare solo se crescerà un livello civile e culturale che appare ancora molto carente nelle televisioni. Purtroppo - ha concluso Labellarte - a tutt'oggi, la discussione sul disegno di legge non è stata ancora messa in calendario."

(DwPress)

Commenti   

 
Lorenza
0 #1 Lorenza 2016-11-20 22:11
Passati 8 anni, nulla mi sembra che sia cambiato.
La presenza femminile rimane risicata e di basso profilo rispetto a quella degli uomini.
Le pubblicità presentano principesse felici alle prese di unto e grasso (pubblicità di "Cif" )..... Davvero avvilente e urticante!!!
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