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Le quote rosa passano al Senato, ma non saranno legge: prime reazioni

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Le quote rosa hanno incassato il sì del Senato, grazie anche al soccorso dell’Unione. Dopo un giorno e mezzo di polemiche feroci, accuse e contraccuse, con la ministra più volte “impallinata”, da destra e da sinistra, la legge che dovrebbe portare più donne in politica é passata con 229 sì, 4 no e 19 astensioni.

Una mezza vittoria questa vicenda dell’approvazione delle quote rosa a fine legislatura, che rende concretamente impossibile che il provvedimento si tramuti in legge diventando operativo. Comprensibile dunque la soddisfazione per aver comunque affermato un principio e l’amarezza per un “qualcosa che suona più come una beffa”, “un contentino per le donne italiane, piuttosto che un rimedio al gravissimo deficit democratico del nostro paese', è il parere di Arcidonna.

“Con questa approvazione – sottolinea Valeria Ajovalasit, presidente dell’associazione - non ci saranno più elette e comunque non ce ne sarebbero state vista la nuova legge elettorale.L'unica norma antidiscriminatoria seria e vera, tale da superare il gap antidemocratico, é l'introduzione nelle liste dell'alternanza obbligatoria uomo-donna, proprio come ha fatto la Francia'. Secondo Ajovalasit, infatti, 'le sanzioni non sono efficaci, pagando permettono ai partiti di eludere la norma. Il testo approvato ieri é quindi una risposta che oltre ad essere una beffa é anche una medicina blanda. Di fronte a una malattia così grave, noi ci saremmo aspettati dalla ministra Prestigiacomo e dal governo una risposta più efficace'. Fra l'altro – aggiunge la presidente di Arcidonna - 'la norma arriva alla fine, come dire 'ci abbiamo provato', ma non serve a niente, e' una presa in giro per le donne. Servira' solo i futuri parlamentari italiani'.

Di 'presa in giro' parla anche l'astrofisica Margherita Hack secondo la quale il si' del Senato é un provvedimento 'che resta sulla carta', 'denota poca serieta' e onesta' da parte di tanti parlamentari. E' quasi peggio che se non si fosse fatto nulla'. Secondo Hack 'in linea di massima non dovrebbe esserci bisogno di quote rosa, ma attualmente la situazione é cosi' sproporzionata che e' necessario un provvedimento per correggerla. E' necessario infatti - ha aggiunto - che si arrivi a un cambiamento e che la rappresentativita' delle donne tenda al 50%, visto che le donne sono il 50% della popolazione. Sarebbe un primo passo'.

Comunque sia "Ha vinto il Parlamento, con un goal in 'zona Cesarini' di Stefania Prestigiacomo su passaggio dell'Unione e di Alleanza Nazionale", commenta Lucia Borgia, vice presidente della Commissione Nazionale Pari Opportunità, che ringrazia tutti i gruppi: "superare la prova del Senato quasi all'unanimità - dice - è stato un segnale importante specie in questi giorni in cui le donne sono nelle mani delle segreterie dei partiti che stano formando le liste elettorali, dove non si può indicare all'elettore l'identità dei candidati. Anche per questo é significativo il voto favorevole e determinante del Centro-Sinistra, come primo passo importante unitario verso quella vera e propria rivoluzione culturale che dovrà portare la società italiana a reali pari opportunità di ingresso nei luoghi dove si determinano le situazioni e non si subiscono". La vittoria ha, come sempre, molti padri e oggi sono in tanti a rivendicarla, da una parte e dall'altra. Grazie a tutti. Ma di mamma c'e' ne é una sola".

Chi non vuol sentir parlare di una vittoria per le donne italiane che in questa legislatura, con le ciniche scelte della destra e la costante indifferenza del governo hanno visto arretrare i loro diritti è Rosy Bindi che a Stefania Prestigiacomo dice: “ci risparmi le dediche”, ricordando che il decreto approvato – che non diventerà mai legge – ha avuto il via libera solo grazie al contributo determinante del centrosinistra. 'Non basterà quindi la propaganda o qualche sceneggiata - sottolinea l'esponente della Margherita- a modificare la consapevolezza che per rafforzare il ruolo delle donne nella società e nella politica e affermare un'effettiva parità, e' necessaria una svolta profonda nella guida del paese'.

'Questa legge è passata solo grazie ai voti dell'Unione. Ora Prestigiacomo non si accontenti di vittoria di Pirro e chieda alla riottosa Forza Italia la procedura d'urgenza alla Camera', ribadisce la senatrice Vittoria Franco, responsabile Ds per la Cultura. 'Si deve infatti prendere atto - aggiunge - che da sola la maggioranza, spaccata per presidiare l'esclusività maschilista delle istituzioni e in particolare del parlamento, non avrebbe mai approvato questa legge. Si tratta di un provvedimento che noi non condividiamo del tutto, che riteniamo contraddittorio e che è stato modificato ieri dalla maggioranza nel tentativo di affossarlo definitivamente. Noi abbiamo dato un contributo al suo miglioramento, in particolare con l'approvazione dell'emendamento che ha portato al 50% le quote'. 'Ora sfidiamo la ministra Prestigiacomo - sottolinea la senatrice Ds - proprio lei che ha commesso molti errori, primo tra tutti quello di non cercare il consenso trasversale delle donne parlamentari, abbia il coraggio e l'onestà intellettuale di ammettere il contributo delle donne e degli uomini dell'Unione e di non accontentarsi di una vittoria di Pirro.

"Come Mussolini, che riconobbe alle donne il diritto all'elettorato attivo per le elezioni amministrative, che le donne non poterono mai esercitare perché abolì immediatamente le elezioni amministrative. La storia si ripete dichiara in una nota la senatrice della Margherita Cinzia Dato, che aggiunge: “Il parlamento festeggia l'imminente scioglimento delle Camere con l'approvazione di un ddl per il diritto reale all'elettorato passivo delle donne, cioè della concreta possibilità che queste siano candidate ed elette. Ma si tratta solo di una beffa. Viene approvato un testo che non potrà diventare legge, ignorando che per tre anni si è ritardato e rimandato il ddl Dato-Amato su questo tema che avrebbe avuto tutto il tempo necessario per essere approvato in maniera definitiva".

Meno duri e severi i giudizi di altre esponenti del mondo femminile. A partire da Anna Maria Artoni, presidente di Confindustria Emilia Romagna, che ritiene che si tratti ci un 'segnale sicuramente positivo anche se purtroppo - aggiunge - per colmare il grave gap italiano di rappresentanza femminile sarebbe stato necessario che le quote fossero operative da subito'. Un'altra imprenditrice, Marina Salamon, da sempre contraria alle quote rosa, ammette di aver cambiato idea alla luce della 'drammatica' situazione italiana e pensa che il ddl approvato oggi pur non essendo legge sia pur sempre 'meglio di nulla'. “Riconosco che la presenza delle donne in politica e' drammatica, sta andando indietro piuttosto che andare avanti in controtendenza rispetto agli altri paesi e rispetto ad altri settori in Italia. Non e' stupido - per Salomon - parlare di quote rosa se questo serve a far emergere persone nuove, soprattutto di fronte a questa nuova legge elettorale.

A riconoscere la volontà e la determinazione di Prestigiacomo anche Vittoria Brambilla presidente del Gruppo Giovani Imprenditori della Confcommercio, spiegando che pero' 'resta un po' di amarezza per quell'altra meta' del Parlamento che ha fatto di tutto per frenare questa grande opportunita' di cambiamento'. Brambilla ricorda di aver da tempo promosso con Confcommercio iniziative volte a valorizzare il ruolo della donna e dei giovani nella societa' e in politica. 'Speriamo - aggiunge - che nella prossima legislatura si possa concludere il percorso solo avviato in questa, perche' le donne possano contribuire piu' attivamente al rinnovamento della politica italiana. Per ora - conclude l'imprenditrice - brindiamo a un successo a meta': guardiamo al bicchiere mezzo pieno, quello mezzo vuoto lasciamolo a chi vuole ancora una politica con i pantaloni'.

Plauso a Prestigiacomo e alla sua tenacia dall'ex ministra per le Pari Opportunita' Laura Balbo, anche se il provvedimento approvato al Senato a suo avviso “è un risultato politico che non significa molto”. L’ok di ieri è uno spot elettorale per Rita Capponi, presidente del Comitato di pressione per le leggi paritarie, che comunque non nega l’utilità, ma condanna fermamente il fatto che, “pur essendoci stato tutto il tempo di farne una legge compiuta ,i rinvii strumentali, i patteggiamenti e le resistenze hanno avuto la meglio, e cosi' pure il maschilismo imperante nell'istituzione parlamentare. Esprimiamo apprezzamento per la tenacia con cui la ministra Prestigiacomo ha insistito fino ad oggi per questo obiettivo purtroppo parziale anche contro la sua maggioranza'. Per Capponi, 'il voto favorevole dell'Unione nonostante mille perplessita, fa presagire un impegno vero nella prossima legislatura perche' le donne conseguano una parita' di accesso effettiva alla vita delle istituzioni tutte. Il nostro Comitato seguiterà senza sosta la pressione e la vigilanza con cui ha operato sino ad oggi come espressione delle donne dell'associazionismo e di quante ritengono la parita' nel nostro paese un traguardo assolutamente irrinunciabile”.

E se le donne della Cisl, che hanno sostenuto le quote con una campagna di raccolta firme nei luoghi di lavoro non hanno perso la speranza che il provvedimento venga approvato velocemente dalla Camera in queste ore, prima dello scioglimento del Parlamento, le colleghe del Centro italiano femminile, piu' realisticamente, invitano i partiti politici a 'preparare le liste elettorali per le prossime consultazioni politiche tenendo conto dell'approvazione a larghissima maggioranza al Senato del ddl che solo per motivi di tempo non riesce a trovare la sua definitiva approvazione alla Camera'. Il Cif inoltre ricorda che la 'nuova legge elettorale, non consentendo la scelta del candidato, potrebbe portare ad una ulteriore riduzione delle donne presenti nel Parlamento. In tale preoccupante prospettiva diventa fondamentale il senso di responsabilita' dei singoli partiti sui quali ricade il compito di garantire una reale rappresentanza democratica nella quale le donne appunto non siano discriminate'.

La ricetta finale? Sembra averla individuata il senatore Giulio Andreotti: “le donne votino le donne”. 'Fino a quando ero candidato mi sono ben guardato di dirlo - aggiunge -, ma questa potrebbe essere una soluzione'.

(Delt@)

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Commenti   

 
Mariangela
0 #1 Mariangela 2012-11-13 17:13
Le quote rosa hanno sfondato le porte finalmente anche dei libri. E si cari miei, l'ultimo libro del bello di la 7 Federico Guiglia "Quote rosa bianche e verdi" fa capire veramente quanto siano state trascurate le signore. Meglio tardi che mai
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