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Documento 50&50: senza le donne non nascerà nulla degno di un partito o una coalizione

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Questo il documento 50&50 discusso il 1° febbraio alla Casa Internazionale delle Donne di Roma per "il riconoscimento delle responsabilità da parte dei soggetti politici, sia quelli femminili che maschili e, rispetto alle donne, richiamare ciascuna alla sua storia e alla sua funzione".

Gli incontri proseguiranno con il laboratorio50e50 e si terranno alternativamente nella Casa internazionale delle donne e nella Sede nazionale dell'UDI. “La reintroduzione improvvisa e senza ‘pensiero aggiunto’, a puro scopo di potere e di distruzione dell’altro, di una legge elettorale proporzionale per giunta corredata di norme che limitano più che nel passato ogni possibilità di voto di preferenza sta devastando ogni spazio di autenticità politica: quell’autenticità che permette ad ogni persona di riflettere, dibattere, scegliere, prima che tra programmi, tra stili politici, visioni delle cose e del futuro.

Al panorama politico italiano viene imposta in tutta fretta una ristrutturazione strumentale che non riesce, nelle convulsioni del momento, ad essere ripensamento di forme, fisionomie, linguaggi e perfino simboli. Ed è in questo quadro, davvero nebbioso, che si colloca ora la lotta di tante donne perché cada il muro dell’esclusione dalla piena responsabilità politica: una lotta non certo invisibile, dato che ha saputo riempire le piazze di recente, e dirigere anche tanti uomini verso un’affermazione di laicità e di modernità nelle questioni più intime e perciò più radicali della vita.

Si conferma, se ce n’era bisogno, che in Italia quel muro non può cadere senza la creazione di uno spazio per una profonda e radicale libertà di pensare, capace di sanare l’asservimento del pensiero al mercato dell’opinione di stampo televisivo-intrattenitivo, la sua frantumazione deliberata negli assetti educativi, la sua profonda corruzione attraverso la banalizzazione della guerra e attraverso il primato di quel fantasma di ricchezza che sostituisce l’orizzonte del lavoro umano e del pensiero economico con il gioco finanziario più irresponsabile.

Uno spazio tra donne e uomini. Un colloquio ricreatore del linguaggio politico e delle forme politiche attraverso l’affermazione visibile della loro necessaria convivenza, e della necessaria civilizzazione, finalmente, della medesima. Per produrre quello spazio e quel colloquio e l’avvio di quella civilizzazione avevamo chiesto la parità tra eletti ed elette, come shock indispensabile a un paese addormentato e regredito. Poi abbiamo chiesto donne in testa a tutte le liste. Non era una rivendicazione di parte e nemmeno una fiammata estremista volta a stupire: era la percezione che non ci fosse altra strada per ridare vita all’organizzarsi e all’associarsi della vita politica.

Ora guardiamo alla confusione con cui quell’associarsi e quel riorganizzarsi sta avvenendo: senza idee, con paura e quindi con prepotenza, che si tratti di tentare la nascita di un nuovi partiti di centro-sinistra o di nuovi partiti di sinistra. Guardiamo alla guerra delle candidature, guerra tra uomini con la partecipazione subalterna di alcune donne. Una guerra miserabilista, dove a menare i fendenti più efficaci non possono essere che i/le peggiori, in una realtà sociale nella quale la politica è carriera e lavoro fisso, come quello di un prete o di un carabiniere, in un mare di precarietà angosciosa.

Perciò non ci asterremo: né dal continuare a formulare e a comunicare pensiero politico, né a analizzare, giudicare, sorvegliare questa fase politico-elettorale che si sta avviando così povera di speranza e di capacità di coinvolgimento. Ribadendo che, questa volta, senza le donne non nascerà nulla di degno d’essere chiamato partito, coalizione o governo. Offrendo la nostra vicinanza alle donne che si battono per ideali simili ai nostri, che si rivolgono anche alle donne, che intendono praticare la rappresentanza democratica per promuovere altre rappresentanze democratiche di donne, altra partecipazione di donne, una moltiplicazione di figure femminili capaci di politica nel senso dell’arte della convivenza tra donne e uomini.

Noi conosciamo per nome, cognome, volto e voce molte donne degne di fare questa politica. Per lo più ne sono escluse. Ma noi le conosciamo. Noi parleremo, per tutta la campagna elettorale. Parleremo per offrire contributi e respiro. Parleremo per denunciare ogni forma di irresponsabilità e di violenza contro il diritto al pensiero, all’agire, alla politica che le donne si sono conquistate”.

Le adesioni possono essere inviate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Prime firmatarie: Lidia Campagnano, Pina Nuzzo, Maddalena Rufo, Francesca Koch, Laura Ferrari Ruffino, Caterina Banella, Paola Kogoi, Bianca Pomeranzi, Edda Billi, Patrizia Politelli, Maria Gabriella Guidetti, Carmela Ariosto, Annalisa Marino, Zanette Chiarotto, Rosina Giangrande, Monica Storini, Lucilla Ciambotti, Marilla Baccassino, Laura Piretti, Liviana Zagagnoni, Paola Castagnotto. Antonella Pompilio, Milena Carone, Claudia Mattia, Cecilia Casula, Silvana Casellato, Antonella Petricone.

(DwPress)

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