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Nuova Agenda Politica delle Donne: il documento dell'assemblea del 23 settembre

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Al Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne (S. Cristina, v. del Piombo 5), il 23 settembre si è svolta l'assemblea per formulare una Nuova Agenda Politica di Donne.

La seconda assemblea era espressamente rivolta a coloro che sono disponibili a coinvolgersi attivamente e a sostenere il processo partecipato verso una Nuova agenda politica delle donne; vi hanno preso parte in 26.
L’assemblea è stata un passo verso la costituzione del Comitato promotore, che ha la funzione di pensare e manutendere il processo, e di garantire che si svolga con una genuina apertura e il pieno coinvolgimento di chiunque sia interessata. Il processo di formazione del Comitato è ancora aperto, come lo è l’intero processo: chiunque lo desideri può unirsi, nelle diverse fasi e nelle diverse attività.

Un calendario di massima e realistico potrebbe vedere queste tappe.
  • - Entro ottobre: costituire e “consolidare” il Comitato, per farne da un raggruppamento a un gruppo capace di sostenere un processo complesso come quello avviato; definire il piano di lavoro; avviare a formazione per chi desidera partecipare a una o più delle attività (non solo del Comitato); predisporre un piano di comunicazione, on-line, radio, stampa...
  • - Entro novembre: realizzare le fasi “Ascoltare molte e diverse”, “Esplorare la città e i futuri possibili” (vedi il documento dell'assemblea del 2 settembre);
  • - Entro gennaio: realizzare le “Proporre attorno ai temi individuati e condivisi”, “Decidere” su ciò che deve entrare in agenda e su come realizzarla
  • - Entro la metà di febbraio: mettere a punto il programma e aprire la fase negoziale e di intervento politico per dare realizzazione alla Nuova agenda.
L’assemblea si è divisa in due gruppi di lavoro, che si sono confrontati attorno alle domande:
  • - Per un'agenda di donne per la città, cosa ritieni essenziale, urgente mettere a fuoco?
  • - Quali aree e persone credi indispensabile incontrare, esplorare?
Si è voluto far emergere quelli che le presenti ritengono oggetti cruciali di attenzione: malesseri, problemi, urgenze, o, al contrario, nuovi spazi, positività, figurazioni di alternative per una vita vivibile, a partire da sè.

Gruppo “Sala da The Internet”
  • Per un'agenda di donne per la città, cosa ritieni essenziale, urgente mettere a fuoco?
  • Le partecipanti hanno espresso le motivazioni e le percezioni e elementi di analisi che le hanno condotte alla decisione di partecipare. Le parole ricorrenti sono state ancora preoccupazione, sfiducia. Ma si è parlato anche di ottimismo, basato su convinzioni ed esperienze – di pratica pedagogica, di iniziativa politica, di reazione alla rappresentazione mediatica e sociale della donna - che portano a un sentire diverso,è stata espressa la volontà di reagire e di assumere il rischio di un processo partecipato di cui non sottovalutiamo la complessità.
    Preoccupata da questo senso di inerzia verso una situazione stagnante, ma questa è un’occasione che mostra capacità di rilancio; il tentativo di non abbandonarsi alla disperazione che il cambiamento sia possibile
    Sono partita dal sentimento di delusione per tentare di dare un freno a un sentimento che stava diventando rabbia È difficile convivere con una politica che ci rende trasparenti.
    Sono ottimista. Noi dell’UDI abbiamo fatto delle cose e facendo ci si incontra con tante donne, ci si incontra sulla città; come c'è accaduto come donne del UDI nel progetto di educazione di genere nella scuola: ci ha portato ad un confronto con varie età diverse, ci ha messo in rete.
    C'è un vento solidale quest'anno.
    Non sono rassegnata, dei cambiamenti sono possibili nel piccolo, io credo nel piccolo cambiamento.
    Sono arrivata qui per la grande insoddisfazione. Ma mi sono resa conto che l'unione fa la forza, questa è la mia esperienza con un meraviglioso gruppo di donne del quartiere Navile. Noi tutte reagiamo e ci comportiamo come le donne che ha subito violenza, subiamo una violenza mediatica e siamo annullate dall’immagine televisiva e dei media. Sento invece che è il momento giusto per fare delle azioni molto forti.
    Ciò che si vuole sono solo a donne che vadano a comprare il sabato mattina e che si incontrino solo dietro i loro carrelli della spesa.
    una spinta molto forte la violenza mediatica, ma c'è anche la violenza domestica che porta all'uccisione di 100 donne in Italia. Ascoltare tutte le realtà delle donne, tutti i tipi di vita che vivono le donne
    Tra gli esiti attesi, ricorre l’esigenza di concretezza, come già nella precedente assemblea:
    la partecipazione delle donne vorrei portasse concretezza al discorso della città, che cosa vorremmo che fosse una qualità ambientale dei servizi.
    processi di concretezza, elementi di coesione.
    Già i punti della città desiderabile i temi che contiene tutti, si tratta di fare un programma.
    Il processo di cittadinanza attiva avviato come “Nuova agenda politica delle donne” ha radici e antecedenti nella cultura e nella pratica politica del femminismo e delle donne di Bologna, tra cui, non solo, l’Agenda politica delle donne del 2004. La preoccupazione di non partire da zero, ma di acquisire criticamente ciò che abbiamo sedimentato, da un lato, la consapevolezza dei cambiamenti intervenuti, la valutazione dell’efficacia del nostro agire, dall’altro, rappresentano un presupposto che apre domande anche rispetto al processo attuale: come proporsi alle donne che vogliamo incontrare e coinvolgere, che rapporto tenere con le istituzioni e i partiti, quanto “aperto” può essere il processo nei suoi esiti e quanto invece può avviarsi da una riproposizione dei programmi condivisi in passato. Sono temi su cui le differenti prospettive sono ancora divergenti.
    non ricominciare da zero, ma da quello che si è acquisito e anche dal perché non ha funzionato, perché il pacchetto di idee e non trova una breccia per entrare nella sfera pubblica. Metodologicamente occorre guardare a che cosa è stato fatto e che cosa non ha funzionato
    Rispetto all'agenda politica del 2004: da allora sono successe molte cose, tra le quali la Lista delle donne. Se vogliamo fare qualcosa di utile dobbiamo partire dall'analisi di quello che non ha funzionato, nel rapporto con il potere
    sono passati sei anni, tanti in questa fase storica, da tenere ben in considerazione
    per cinque anni l'Agenda vecchia è stata attuale, quello strumento è buono: ripartire da qui. Vorrei partire dal presupposto che Bologna le donne stanno facendo delle cose, ma opera ciascuna nel suo pezzo. Io vorrei mettere insieme le donne che già stanno lavorando su alcuni dei temi della vecchia agenda, metterle insieme verificare. Ad esempio, tutte quelle che lavorano nella città chiedere la disponibilità a individuare dei progetti concreti a partire da questa domanda: "se ti riconosce in queste cose, discutiamo di che cosa fare.
    Vero che l'Agenda politica delle donne è il nostro punto di partenza, come lo sono la rete, il Bar la linea e le esperienze che abbiamo condotto. Ma per me importante in questo momento anche ascoltare e capire le donne, sapere che cosa vogliono, che città vogliono. Non partirei quindi da domande che siano già un programma politico.
    A chi pensiamo? che cosa proponiamo a quelle che andiamo a scoprire? questo è l’esito del percorso partecipato che ha il pregio di non prefigurare, precostituire.
    Non sono d'accordo sul non interrogarci da subito su qual è l'impatto, coinvolgere da subito luoghi dell'istituzione, oltre alle amministratrici. Guardare i gangli in crisi dell'amministrazione, perché le donne stanno pagando come lavoratrice la crisi del welfare.
    Mi pongo la questione dell'efficacia, che negoziazione politica dobbiamo fare. Abbiamo molte relazioni, molte donne nei servizi sociali, ma si vedono delle modificazioni nella risposta ai bisogni, uno spostamento che giudico fallimentare e che non risponde all'esigenza delle donne.
    Agenda politica: che cosa significa fare? per fare che cosa? Metto a fuoco solo quando capisco le relazioni che si costruiscono attorno a questo agire e quando capisco la sua efficacia. Non è un priori.
    • Quali aree e persone credi indispensabile incontrare, esplorare?
    Superare la frammentazione, sparpagliamento si è detto, fare rete, connettere le diverse esperienze e azioni, creare circolarità è stata riproposta e approfondita come volontà condivisa, pur nella consapevolezza che non è facile e nelle diverse spiegazioni del perché non lo è. Pensare a questo lavoro di tessitura ci consente di individuare persone che desideriamo incontrare: donne che conducono tutti i tipi di vita, donne “che stanno facendo”, associate o in gruppi di solidarietà informali, giovani, migranti, donne che incontriamo ai giardinetti quando ci portiamo i bambini o che incrociamo dietro ai carrelli del supermercato... Un dibattito
    Manca una rete ci dev'essere maggiore circolarità nella città; l'impegno dev’essere creare una circolarità e quindi di creare una rete.
    Abbiamo già provato non ha funzionato non si ha fiducia reciproca.
    È superficiale dire che la rete non c'è perché le donne associate sono chiuse nel loro orticello, si dimentica che siamo molto impegnate nel nostro fare, nelle nostre associazioni.
    Procedere per archi, a partire dalle associazioni di donne che stanno facendo sul territorio, per esempio nel quartiere Reno “La meta” e “Noi donne insieme”, che hanno un bel approccio alla città.
    A Bologna ci sono tanti gruppi, non solo associazioni., che stanno facendo attorno ai temi della vecchia agenda. Dobbiamo parlare non solo con quelle che già si conoscono.
    Le donne delle associazioni e quelle non necessariamente associate, ma che spesso agiscono in gruppi informali e che sono parte sostanziale del tessuto coesivo di questa città. Ho in mente gruppi di donne come quelle che nel condominio della Bolognina hanno creato uno spazio di verde, donne che possono anche sentirsi lontane dalla politica.
    Io mi focalizzerei sull'età: a me sfugge l'età che va dai 20 ai 35 anni credo di non capirle, mi sembra di non avere niente in comune e credo che sia quella la fascia più difficile da indagare.
    Metodologicamente è molto difficile coinvolgere, difficile coinvolgere i giovani, le giovani nei processi partecipati, come so per esperienza, occorre trovare le strade.
    Dove e come incontrare, attorno a che cosa? Una prima serie di proposte attorno a luoghi include: la scuola, i luoghi di incontro virtuali e le community, le periferie, le professioni che le donne si sono inventate, i luoghi delle donne (la Casa, le associazioni....), luoghi pubblici condivisi (giardinetti di quartiere, supermercati...).I temi: qualità dell’ambiente e dei servizi, rappresentazione mediatiatica della donna, rappresentazione del genere, il lavoro, la cittadinanza per le/i migranti, la sicurezza, lo sport.
    Nelle aree mettere la scuola per innescare una modificazione culturale. È importante portare le persone a partecipare,a lasciarsi coinvolgere. Avviare un processo culturale che deve partire dalla scuola materna; dobbiamo interessare le persone. Le aree che vedo: le giovani, anche coinvolgendo le insegnanti.
    Ai ragazzi mancano degli adulti di riferimento, questo è lo smarrimento di quest'età.
    Dove le troviamo le donne tra i 25 e i 35 anni? ci sono donne artigiane, che si sono inventate e hanno piccole esperienze di impresa, capiscono che la loro visione della città è diversa da quelle note. Un'altra area è quella delle periferie delle città: condivido i giardinetti, avendo dei bambini, incontro donne diversissime con le quali parlo. Mettere a fuoco dei luoghi in cui mettere a fuoco i temi.
    Nel cambiamento che c'è stato in questi sei anni c'è cambiamento non solo in come si parla ma anche come si ascolta, e le donne stanno in luoghi diversi, luoghi virtuali, usano questi strumenti anche per parlare. Le aree sono luoghi diversi da quelli fisici ai quali siamo abituate. La possibilità di costruire qualcosa che resti nel tempo, a cui pensavamo, è messa rischio: ci sono comunità che si formano si squagliano.
    Parto dalle giovani, rispetto all'innovazione dei metodi di ascolto e incontro: dobbiamo provare a usare le community, gli incontri in spazi virtuali. Ma dobbiamo stare attente alla nostra ambivalenza: desideriamo incontrare le giovani, ma ci proponiamo ora come "agenda politica delle donne", che significa stare nel femminismo. Ma sotto i vent'anni non c'è nessuna che si riconosca nella parola femminismo. Generazioni e territori ci possono guardare: cominciamo a pensare le politiche a partire dal ciclo delle età. Ci sono le giovani ma anche le anziane, c'è la vicinanza con le nuove cittadine. Pensiamo interventi nei territori, per trovare situazioni interessanti, in relazione alla cura sociale, l'ambiente, per esempio.
    Io sono argentina, mi sembra un dovere parlare poter parlare e sentire tante donne italiane, per poter riferire alle donne non italiane che per vari motivi, tra cui il tempo di lavoro, non possono partecipare a questi incontri. Io pongo questa differenza tra donne italiane e straniere come una differenza importante da ripensare: tra le italiane è calato l'interesse, la curiosità per le donne straniere. non c'è la tensione di incontrarsi. Dove incontrarsi? negli spazi che attraversiamo, nei giardini nei supermercati.
    Nella Casa delle donne per non subire violenza incontriamo donne straniere che con € 500 al mese hanno in mente un processo emancipatore, donne decise. Si pone il problema della cittadinanza almeno per quelli che hanno studiato qui. La mia domanda è come si può interagire portandole come istanze politiche, e forse di incontriamo le giovani che ci frequentano. Ma perché ci siano giovane occorre fare spazio, e facciamo fatica a lasciare spazio perché non sentiamo esaurita la nostra esperienza e non sentiamo di essere state capaci di trasmettere.
    Temi: la sicurezza, riappropriarsi della città, le città si sta sfuggendo; è forse una mia percezione, so che è sbagliata ma per me il tema è la sicurezza sociale e ambientale. Ho dei figli e ho paura per loro.
    Tra le idee: creare la città slow, una città di cui vanno ripensati tempi. In questa città anche la sicurezza è da studiare per bene. Io credo di essere molto socializzata. Lo sport: anche questa un'area che va posta al centro, anche guardando al bilancio del comune di Bologna.
    La partecipazione ad un processo così impegnativo richiede attenzione ai tempi e desideri delle donne che se ne fanno carico.
    Consideriamo anche i tempi delle donne non ci sono i tempi, con due figli e da sola la mia vita è schiacciata.
    Dovremo anche cercare di fare delle cose che ci piacciono; il ritmo del lavoro è cambiato, la sottrazione di tempo e sempre più difficile e il tempo viene sottratto se c'è anche il piacere.
    F.M.

    Gruppo “Saletta del timpano”

    Si è rivelato poco produttivo avere separato le domande pensando ad un doppio giro di riposte sui temi e sui luoghi. Solo una parte ha così avuto modo di soffermarsi anche sui luoghi o perché lo ha fatto già nel primo giro o perché ne ha avuto il tempo residuato; i luoghi spesso sono diventati i soggetti cui si desidera dare attenzione, che si desidera incontrare;questo perché qualcuna ha risposto insieme subito a tutte. E’ un errore da evitare non darsi il tempo di meglio mettersi d’accordo sul modo di procedere e restituire il processo.

    All’avvio è stato spostato l’asse del discorso.
    Un forte bisogno di confronto e di espressione, unito a un desiderio di approfondimento, ha portato a fornire analisi della situazione, a indicare testi (per esempio Suburra. Sesso e potere, Storia breve di due anni indecenti. di Filippo Ceccarelli; per esempio Per amore o per forza. Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche di Cristina Morini) da considerare per capire il contesto; In tale direzione si è insistito sull’invito a ricercatrici ed esperte per approfondire la questione del lavoro.

    Un diverso invito è stato rivolto a riflettere “tra noi” del vissuto doloroso che abbiamo sul mancato confronto tra donne dentro/fuori le istituzioni che ci eravamo ripromesse con la prima Agenda; e sull’esperienza di quante hanno tentato di farsi rappresentanti politiche, sottolineando la reticenza tra “noi” a parlare di questo.
    Qualcuna ha continuato con il dire che c’è del falso tra i gruppi di donne in ordine al tema del volere fare rete: dichiariamo di volerla fare, poi al 31 dicembre di ogni anno, quando scadono i bandi per presentare domanda di finanziamento, ci strappiamo la copertina; rimedio: Orlando, UDI, Arcilesbica mettano in comune i finanziamenti o una quota di essi e quella non-verità avrebbe la propria fine.

    A proposito di rete antiviolenza qualcuna si era riferita alla Tavola e a cosa non va nella risposta data in altre sedi a chi cerca aiuto ed è rimandata al numero verde del Ministero, come a dire che non offriamo salvaguardia in loco;
    oppure, parlando di rete antiviolenza, qualcuna altra ha nominato il come un paradosso il fatto che agli incontri della rete antiviolenza non si presentano e amiche della Casa, quasi a dire di non volere fare rete.

    È stato osservato che i temi di cui si andava in cerca non riguardavano immediatamente la vita e le relazioni tra le donne presenti e il desiderio di un nuovo soggetto politico femminile, nodo essenziale, ma il fatto che, per costruire una nuova agenda politica di donne per la città, occorresse un incontro allargato con le donne della città attraverso la proposta/processo in oggetto nell’incontro in corso.
    Per rispondere a quella domanda di confronto politico si è proposto che si possa svolgere in parallelo una serie di incontri liberi sull’argomento; di fatto, si è ricordato che mentre si costruiva l’altra Agenda, la molteplicità dell’offerta di confronto prevedeva uno spazio di tale natura di donne dell’associazionismo e donne con esperienze politiche diverse, chiamato Percorsi per una Politica di Donne. Si è chiesto se si desidera del materiale che renda nota l’esperienza della precedente Agenda e le sue modalità.

    I temi.
    Un tema è stato quello della ripresa gli studi universitari da parte di donne dopo un periodo di interruzione di alcuni anni

    Un tema il lavoro: delle donne che cercano di rientrare sul lavoro dopo un’interruzione; soprattutto il problema delle prospettive di lavoro delle giovani generazioni; e del carico di lavoro che si ritrovano le giovani quando un lavoro lo trovino;
    il lavoro immateriale, la imprenditività e la creatività.

    I temi di cura e del carico della cura, temi di welfare con un giusto nesso servizi/sanità, con sottolineatura di figure classiche del bisogno, come le donne anziane.
    Innovativo una proposta di allargare al welfare tecnologico e alle discriminazioni che possono insorgere nell’accesso alle informazioni.
    Il nodo sesso/potere/denaro e i modelli imposti dalla comunicazione mediatica, con conseguente ricerca di giornaliste e donne dei media;

    Soggetti da raggiungere con l’out reach grazie agli ultimi temi si sono ampliate le tipologie di donne da incontrare.
    Molta insistenza sui/sulle giovani a partire anche dalle esperienze di maternità;
    Interesse anche a incontrare donne diverse, donne di destra.
    Una opportuna insistenza in chiusura sulla metodologia partecipativa. Chi ha fatto la precedente esperienza - fa piacere verificare che si rinnova ogni volta che ne parliamo una valutazione positiva, l’apprezzamento, per ciò che facemmo in tante – ha parlato di spazio salvo, ove chiunque può intervenire e di formazione. Una partecipante del primo processo si è effusa con efficacia sui modi e luoghi - balere e lustrini su tutti - in cui esso si è svolto.

    R.L.

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