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A proposito della visita di Gheddafi in Italia di Giancarla Codrignani

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Ci sono alcune cose che vorrei precisare in margine allo scandalo del circo equestre organizzato non a Villa Certosa, ma in sedi e a spese dello Stato italiano.

Una: credevo che noi avessimo un ministero degli esteri in funzione. In tutte le visite dei capi di stato ci sono preparativi condivisi che, nei paesi seri, non organizzano pagliacciate.
Frattini dovrebbe dimettersi per l'indegnità del circo equestre avallato. Ci auguriamo che spedizione di cavalli berberi e spese di agenzia per le hostess fossero a carico dell'ambasciata libica. Comunque, il carosello con i carabinieri lo abbiamo pagato noi e non Mediaset.

Due: non vanno sottovalutate le minacce. Troppi europei temono che mezza Africa si trasferisca da noi e il rischio di murare le frontiere e i mari esiste. Gheddafi è stato pagato da Silvio Berlusconi - sempre spese a carico del contribuente - per tenere lontani dall'Italia gli immigrati con un'operazione bieca di irresponsabile violazione dei diritti umani. Adesso lo stesso Gheddafi da Roma chiede cinque miliardi all'Europa. Ci rendiamo conto che l'Italia può essersi fatta trampolino di lancio di un ricatto?

Tre: ancora il ministro degli esteri Frattini. Crede per caso che gli Stati uniti siano contenti di vedere Berlusconi baciare la mano a Gheddafi? non sono il nostro miglior alleato?

Quattro: condividiamo, spero, le precisazioni storiche del professor Del Boca sui massacri dei libici da parte degli invasori fascisti in cerca della "quarta sponda" e la necessità di fare il mea culpa storico. Con la Libia non siamo stati perspicaci neppure al tempo della retorica pseudopatriottica del 1912 (mentre il mite Giovanni Pascoli socialista inneggiava perché "la grande proletaria si è mossa", le donne, più sagaci,si sdraiavano sulle rotaie dei treni per impedire la partenza dei soldati). Tuttavia i risarcimenti sono un debito storico, lo squallore affaristico con il despota Gheddafi un altro. Anche qui non abbiamo parole sui rischi.

Cinque: le hostess assoldate. Non si possono accusare ragazze contattate da un'agenzia come per qualunque fiera che hanno speso un po' di ore per una cinquantina di euro, fatte salve probabilmente le tre o quattro che, per dirsi convertite e portare il velo, avranno avuto un cachet superiore. Miseria.
Chi non ha vietato lo spettacolo (anche questo va sul conto dei rapporti con l'ambasciata libica) è responsabile della solita offesa del governo a tutte le donne italiane.

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