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Eleonora aveva 16 anni

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Eleonora aveva 16 anni, l’età dei sogni. Perché a 16 anni si sogna di studiare, di lavorare e magari, chissà, di diventare una velina o di trovare il principe azzurro. Eleonora pensava di averlo incontrato, poi si accorge che evidentemente tanto “azzurro” non lo era. Lo lascia, desidera tornare ai suoi sogni di adolescente, alla sua libertà. Fabio, non è in grado di reggere l’abbandono di Eleonora e la uccide freddamente in strada con un colpo di pistola alla testa che poi punta contro di lui.

I giornali spiegano il gesto con il dolore dell’abbandono. Fabio è troppo fragile, quanto lo può essere un giovane di 30 anni, con una laurea in Biologia per reggere lo “scempio” di essere lasciato da una sedicenne e viene colto da “lucida follia prolungata”. Questa è la più recente allocuzione per definire il “femminicidio” nel nostro paese. Non si può parlare di raptus. Del resto, gli esperti, affermano da tempo che il raptus non esiste. Ora, chiamano “lucida follia prolungata” per raccontare dell’assassino di Maria e Sonia legate dall’atto che sono state assassinate dalla mano, a distanza di alcune ore l’una dall’altra, di Gaetano, dall’ex amante ed ex conoscente di entrambe, già denunciato per stalking.

Ancora, Anna Maria, dimenticata nei primi giorni dalle notizie delle pagine “nazionali”, probabilmente relegata in un piccolo trafiletto sulla cronaca locale, perché, a causa del luogo del ritrovamento del cadavere, e non riconosciuta immediatamente, gli investigatori l’avevano scambiata per una prostituta straniera, quindi non degna di rilevanza. Che volete, una straniera e prostituta che viene uccisa, non fa più notizia. Gli investigatori si accorgono, in seguito, dai vestiti indossati dalla donna, che si tratta di abiti di buona marca, quindi non può essere una prostituta straniera. La riconoscono e scoprono che è una collaboratrice de Il Tempo e scrittrice. Ha appena terminato un libro che avrebbe presentato da lì a pochi giorni. La notizia diventa un avvenimento degno delle pagine più importanti. Mica si può trascurare la notizia della morte di una donna così autorevole! Il suo assassino, Leopoldo, forse aveva avuto una brevissima storia con Anna Maria. Poi Anna Maria gli ha detto che il rapporto era finito, e lui, povero e abbandonato, naturalmente non ha retto a tal dolore, e l’ha strangolata. Lucida e prolungata follia? Margarethe von Trotta usò questa allocuzione per il titolo di un suo bellissimo film, che parlava, al contrario, di donne. Ma si sa, oggi si è raggiunta la parità, quindi recuperiamola questa definizione al fine di “giustificare” gesti che come ognuna di noi donne SA BENE, non sono dettati da follia. Ho scelto questi due esempi come rappresentativi e significativi di un nuovo modo di leggere il femminicidio. L’elenco potrebbe continuare per pagine e pagine, ma non intendo turbare con le notizie eclatanti né le donne, né i “poveri” uomini abbandonati.

Mi sorge il dubbio, penso legittimo, che nel 2010, gli uomini fatichino un po’ ad accettare che le donne sono persone, titolari di diritti civili, sociali, politici e di libertà conquistata con lotte, fatiche, lutti e anche sconfitte. Eppure, ci siamo, cari uomini, dovete accettarci. Se ci pensate un momento, siamo noi a darvi la vita.

Siamo stanche di tanta violenza nei nostri confronti. E lo siamo ancora di più quando leggiamo dalla sesta sezione penale della Corte di Cassazione che, nel giudicare un caso di maltrattamento in famiglia (molto più diffusa di quella che avviene nelle strade ad opera di sconosciuti), ha assolto il marito violento ed ha sottolineato che “la condizione psicologica della moglie, per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente”. Secondo i giudici “nelle motivazioni d’appello non c’è alcuna indicazione che deponga per la sussistenza di una volontà sopraffattrice” del marito. E ancora si prosegue “perché sussista il reato di maltrattamenti in famiglia occorre che sia accertata una condotta (consistente in aggressioni fisiche o vessazioni o manifestazioni di disprezzo) abitualmente lesiva dell’integrità fisica e del patrimonio morale della persona offesa che, a causa di ciò, versa in una condizione di sofferenza”, in base a queste considerazioni gli ‘Ermellini’ hanno annullato la condanna precedente dell’imputato.

Siamo stanche di pensare ad istituzioni che pure facendo leggi e leggine, di fatto non assumono nessuna responsabilità rispetto a ciò che accade contro le donne. Non solo i fondi necessari non sono sufficienti a far sopravvivere i tanti luoghi di aiuto ed accoglienza per donne che subiscono violenza soprattutto all’interno della famiglia, o da uomini di cui si fidano, ma soprattutto, non esiste una condanna “sociale” di tale comportamento lesivo e micidiale nei confronti delle donne.

Allora il discorso si sposta di nuovo sulla nostra presenza, sulla pratica della nostra libertà, sulla prevenzione alla costruzione di rapporti di genere basati sul reciproco rispetto e non sulla sopraffazione di un sesso sull’altro. Gli uomini non sono attoniti e fragili, sono assolutamente consapevoli che in questi anni è sfuggito loro, nonostante un nuovo costrutto legislativo, il controllo sociale sulle donne. E questo non può essere tollerato dal mondo maschile, ne rivoluziona completamente i canoni tradizionali.

Non possiamo più essere solo STANCHE. Dobbiamo arrabbiarci, farci sentire, e finalmente pretendere da parte degli uomini cui è rimasto un minimo di dignità, il pagamento di un credito che loro hanno storicamente nei nostri confronti. Pretendiamo che loro prendano la parola per dichiarare il loro rifiuto ad una pratica universale che ci vuole morte. Non vogliamo essere né sentirci vittime, desideriamo poter vivere la nostra libertà conquistata, non desideriamo tornare indietro, perché non è possibile per nessuna di noi, rinunciare ai nostri desideri, alle nostre vite, ai nostri progetti. Se le situazioni non mutano, saremo sempre più vicino alla barbarie, e quando questa si pratica vale per tutti: donne, uomini, bambine, bambini, lesbiche, gay, transessuali, ecc. Vale per tutto ciò che è diverso, perché fa paura. Abbiamo pulito e ripulito il mondo, ora è compito di voi uomini mantenerlo lindo.

Maria Grazia Negrini, Presidente della Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza della città – Bologna

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