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Si può sempre vincere di soli doni? Osservazioni sul voto di M. Grazia Negrini

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Il “tubo catodico” che era in grado di incantare le casalinghe italiane, a partire da quelle di Voghera fino ad arrivare ai forestali calabresi, ha perduto il suo potere magico. Dal 13 maggio 2001 all’11 aprile 2005 la sua capacità ipnotica si è piano piano affievolita.


Tutte e tutti ne abbiamo preso atto lunedì sera, davanti alla sconfitta elettorale di Berlusconi, e giustamente, ormai disincantate/i dal messaggio mediatico, abbiamo festeggiato la vittoria dell’Unione in 11 Regioni su 13. Il centro destra ha perso le elezioni regionali e il controllo del paese.

Probabilmente in pochi hanno creduto che ciò potesse accadere, ma come spesso capita alle forze storiche della sinistra italiana, il pessimismo prevale sull’ottimismo della ragione. Che il nostro Parlamento non fosse più rappresentativo del popolo italiano era questione che tutte e tutti percepivamo da tempo.

I segnali erano chiari. Basta citarne alcuni: il profondo dissenso della partecipazione del nostro paese nella guerra in Irak, la mobilitazione, attraverso la raccolta di firme sul referendum per l’abolizione (seppur parziale) della Legge 40, la difesa della laicità dello Stato (quanto bisogno di Stato Laico abbiamo sentito in questi ultimi giorni!), lo sdegno per la demolizione della costituzione materiale e il progressivo smantellamento di quella formale, la rabbia per i danni che sta producendo la “riforma scolastica”, la regressione economica e sociale del paese, la precarietà del lavoro di giovani donne e giovani uomini e non solo, sono stati più potenti di qualsiasi messaggio ipnotico.

Non ho mai pensato che le/gli italiane/i fossero una massa inerme e ondivaga. Tutta la sinistra dovrebbe riflettere sul fatto che la vita materiale esiste, e anche se non si vive di “pane e politica”, le/gli italiane/i sanno confrontarsi con i conti che non tornano alla fine del mese, agli innumerevoli morti sul lavoro, alla condizione disumana delle/degli migranti, al futuro inesistente di un’economia moderna, al lavoro precario proprio e dei propri figlie/i. E lo hanno dimostrato nel voto. Questo voto non rappresenta a mio parere un voto di protesta, ma una consapevolezza che il paese reale è lontano molti chilometri dalla classe politica.

Lascio ai politologi un’analisi più approfondita. Mi preme solo qui ricordare che questo risultato elettorale, che è arrivato quasi come un regalo al centro sinistra, dovrebbe servire da monito alle stesse sinistre per intraprendere nuovi percorsi, una politica più decisa e trovare la forza di proposte coraggiose da qui al 2006. Vogliamo parlare di coraggio? Vediamo di dimostrarlo.

Ci sono voluti 35 anni di istituzione delle Regioni perché fossero elette due donne Presidenti su 20 Regioni che compongono il nostro paese: Mercedes Bresso in Piemonte e Maria Rita Lorenzetti eletta per la seconda volta in Umbria. Il dato è scandaloso. Dobbiamo aspettare ancora 35 anni perché il centro sinistra proponga dei Presidenti femminili?

I risultati hanno dimostrato che, dove erano presenti, le donne hanno ottenuto risultati eccellenti. Basta ricordare che nella nostra Regione la più votata è stata Mariangela Bastisco, assessora uscente. Nei prossimi giorni si formeranno le Giunte Regionali. Siamo qui a controllare un primo atto di coraggio da parte dei Presidenti maschi: terranno presente di questa alta percentuale di voti al femminile nelle nomine? Ci auguriamo di sì, perché già questo sarebbe un segnale che non si può vivere solo di regali.

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