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Violenza alle donne, Nazioni Unite e Pechino: la Rete globale dei Centri antiviolenza

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Dopo poco più di un anno un gruppo di donne di tutto il mondo si sono incontrate a New York per lavorare ancora sulla costituzione della Rete globale dei Centri antiviolenza (Global Network of Womens Shelter: GNWS), il cui primo incontro era avvenuto in Canada durante il 1° Convegno mondiale dei Centri antiviolenza nel 2008.

Global Network Womens SheltersIn un grattacielo a Broadway, 28° piano, uno show room di una grande ditta di moda “Liz Clairborn” ospita questo gruppo di donne per due lunghi giorni di lavoro sotto la neve, lavoro finalizzato a costruire e condividere gli obiettivi, scopi, metodi e la struttura organizzativa di questo Network. Donne provenienti dal Nepal, Messico, Canada, Islanda, Vietnam, Ruanda, Armenia, Australia, Danimarca, Israele, Olanda, Svezia e Gran Bretagna hanno potuto partecipare grazie alle amiche degli Stati Uniti che, trovando generosi sponsor privati, hanno potuto ospitare tutto il gruppo.

Concentrati a capirsi cosa abbiamo in comune e come possiamo sostenerci nella lotta comune contro la violenza alle donne rafforziamo l'idea che è arrivato il tempo di costituire una ONG mondiale, con status di riconoscimento alle Nazioni Unite, che si occupa di mettere al centro della propria politica i Centri antiviolenza a livello mondiale. Attori di questo progetto sono le federazioni a livello mondiale ma anche, per quei paesi ove non esiste una forma organizzata, i Centri più rappresentativi che possono rappresentare singole parti del mondo. Come è facile capirsi tra donne di tutto il mondo con lo stesso background, con gli stessi problemi quotidiani, cioè come aiutare al meglio le donne che hanno subito violenza. Mi rassicuro che esiste ormai una cultura condivisa mondiale portata avanti dal movimento delle donne.

Dopo due giorni di intenso seminario e la condivisione del logo della “visione e dei valori” ci spostiamo alle Nazioni Unite per la 54° Commissione sullo Status delle donne che ha aperto i suoi battenti il 1 marzo.
Ore di fila per avere il pass di accesso al palazzo ONU nella città delle torri, insieme a centinaia di donne di ONG provenienti da tutto il mondo: donne africane che sembravano regine con i loro vestiti e turbanti colorati, una donna in fila che mi parla dell'India del SUD dove svolge il lavoro in un Centro per donne bruciate dai loro mariti, un altra nigeriana che parla delle donne del suo centro che dopo l'entrata nella prostituzione coatta vengono trattenute per vendere i figli, donne del mondo industriale e dell'imprenditoria, delle associazioni di categoria.

Oltre 2.000 donne impegnate di tutto il mondo organizzano alcune centinaia di seminari e conferenze ufficiali e parallele nel quartiere generale delle Nazioni Unite e in varie altre parti della città, mentre contestualmente si svolge la conferenza “ufficiale” dell'assemblea generale della Commissione sullo Status delle donne (CSW) che celebra i 15 anni del protocollo di Pechino, congresso che ha segnato la politica internazionale sui diritti delle donne.

Molti governi hanno preparato depliant, materiale, relazioni e seminari: nonostante il disorientamento e la massa di informazioni con le quali siamo confrontate non trovo alcuna traccia dell'Italia tranne la sedia vuota durante l'Assemblea generale.

Le amiche del Canada invece, insieme alla loro ministra, hanno trovato spazio all'interno della conferenza per un seminario che ha visto ospiti tutti Centri antiviolenza della neo costituita Rete che la prima volta ha l'occasione di presentarsi in modo ufficiale all'interno di un contesto più che istituzionale.
La ministra canadese, quella messicana ed austriaca presenti alla conferenza hanno ascoltato con attenzione e promesso oltre che il loro sostegno ai Centri antiviolenza nei loro paesi anche sostegno alla Rete globale e le tante altre donne presenti hanno preso contatti e dimostrato il desiderio di relazionarsi con ciò che per molte è realtà del loro lavoro quotidiano.
Durante la conferenza vengono presentati inoltre i primi dati sulla ricerca svolta a settembre 2009 che ha visto coinvolti 24 paesi in tutto il mondo relativo al numero delle donne accolte dai centri antiviolenza: il “Global Shelter data count”. Hanno partecipato 2.883 centri antiviolenza che hanno aiutato 90.602 donne e 63.315 bambini, mentre non hanno potuto ospitare, nelle loro case rifugio, per mancanza di spazio o fondi, 12.228 donne e 8.176 bambini.

Chiaramente, anche se il tema della conferenza di quest'anno era “PECHINO”, molti lavori erano relativi alla convenzione ONU sui diritti delle donne CEDAW che quest'anno ha celebrato i 30 anni di esistenza.
La Commissione, in corso fino al 12 marzo, ha raggiunto un primo risultato, accolto con entusiasmo dalle donne presenti: una nuova agenzia all'interno delle Nazionali Uniti sui diritti delle donne è stata fondata e le agenzie ufficiali come UNAIDS, UNIFEM, DAW and INSTRAW saranno rafforzate, segnale che il grande tema dell'“empowerment” delle donne nel mondo non è stato ancora raggiunto.

Il prossimo appuntamento del Global Network sicuramente si svolgerà in qualche città europea, ma prima le federazioni nazionali dell'Olanda e della Danimarca dovranno trovare almeno 50.000 euro per poter invitare le future socie fondatrici di questa impresa mondiale.
Altro appuntamento certo ci viene annunciato dalla Federazione nazionale dei Centri antiviolenza americana, che associa 2.500 case delle donne: tra due anni, dal 12-15 marzo 2012 a Washington DC, ci sarà il 2° Convegno mondiale dei Centri antiviolenza. Hanno già prenotato il centro congressi della Casa bianca che può ospitare oltre 3000 delegate.

Torno a casa convinta che la politica delle donne alla quale mi sono sempre sentita legata, chiamato nel mondo anglosassone grass-roots movement, sicuramente in tanti paesi, anche quelli che noi consideriamo spesso del 3 e 4 mondo, hanno spesso più influenza e relazioni con i governi e con chi detiene il potere che noi in Italia. Torno anche convinta che la piattaforma di Pechino e la CEDAW sono per molte donne una possibilità per far sì che i progetti concreti delle donne e i pensieri del femminismo di base possa contaminare e invadere le istituzioni. Mi rimane il dubbio come noi associazioni italiane, costituite recentemente nella grande federazione nazionale “DIRE: donne in rete contro la violenza alle donne”, possiamo essere parte attiva in questa Rete mondiale dando contributi e forza proveniente da un realtà dove, in un clima di sessismo acuto, il senso di soffocamento è la sensazione principale che ci toglie respiro nella lotta quotidiana alla ricerca della libertà.

Anna Pramstrahler

Link:
Global Network Womens Shelters
Commission of Status of Women (CSW)
Donne in rete contro la violenza
WAVE, rete europea dei centri antivolenza

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