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V Conferenza Mondiale dell'ONU sulle Donne: le conclusioni di Arcidonna

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Si è conclusa la V Conferenza Mondiale dell’ONU sulle Donne, a dieci anni di distanza da quella di Pechino, che dal 28 febbraio ha tenuto accesi i riflettori del mondo sulla condizione femminile.
Conferenza mondiale sulle donne

Un summit che ha visto presenti 80 ministri per le pari opportunità, due premi Nobel per la Pace (Wangari Maathai e Rigoberta Minchù) e circa 5.000 organizzazioni non governative. I governi dei Paesi membri dell’ONU hanno reso conto di ciò che hanno fatto negli ultimi dieci anni per la difesa dei diritti umani fondamentali degli individui, tra i quali c’è anche la partecipazione delle donne ai processi decisionali della vita politica, economica e sociale.

Molti progressi sono stati compiuti: i Governi hanno approvato leggi contro la discriminazione sessuale e la violenza sulle donne è definitivamente considerata un crimine verso l’umanità. Eppure se la condizione femminile a livello globale è migliorata, ciò che emerge in maniera preoccupante è la crescita di una pericolosa sinergia di fondamentalismi religiosi che ancora una volta scelgono il corpo delle donne quale territorio per le loro battaglie. Si pensi all’emendamento americano, bocciato dall’ONU, che mirava a delegittimare l’aborto.

In particolare, per l’Italia, le organizzazioni femminili presenti alla Conferenza dell’ONU, tra cui Arcidonna, hanno denunciato il forte rallentamento con cui procede l’affermazione dei diritti delle donne, dove anche le conquiste date per assodate come ad esempio la procreazione assistita rischiano di essere cancellate.

L’Italia è stata criticata ufficialmente dal Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne. Il Comitato - organismo dell’ONU che deve vigilare sull’attuazione della Convenzione del ’79 sulle pari opportunità - ha espresso “forti preoccupazioni” per la condizione delle donne italiane. Donne ancora concepite come madri e come oggetti sessuali soprattutto attraverso i messaggi veicolati dalla pubblicità e dalla televisione; inserite marginalmente nella vita politica e spesso vittime di discriminazioni sul lavoro. Gli impieghi per le donne sono spesso precari e part-time e quasi sempre a basso reddito. Le inferiori condizioni economiche unite alla mancanza di strutture pubbliche dedicate all’infanzia, costringono una donna su cinque ad abbandonare il lavoro dopo il primo figlio.

Atro punto irrisolto del nostro sistema politico è quello della presenza/assenza delle donne nei centri decisionali. In tema di parità sono molti gli impegni disattesi che il rapporto ombra presentato all’ONU dalla ONG italiane documenta con cifre e analisi che assegnano all’Italia il 73° posto nel mondo. La dichiarazione finale della Conferenza di Pechino del ’95 stabiliva che la rappresentanza politica femminile dovesse arrivare al 30 per cento, ma la media mondiale è arrivata solo al 12 per cento e per l’Italia è dell’11 per cento alla Camera e del 9 per cento al Senato. Una baratro enorme che registra la totale immobilità del Governo e del Ministro per le Pari Opportunità.

“Il Governo italiano - ha affermato (Presidente Arcidonna) – esprime una dicotomia preoccupante: alle dichiarazioni pubbliche che affermano quale obiettivo fondamentale quello di accrescere la partecipazione femminile nella politica e nel lavoro, non corrispondono atti concreti. Quello che ci si aspettava dal Governo era la modifica del sistema elettorale e una forte campagna di sensibilizzazione sul tema della democrazia paritaria. La modifica all’articolo 51 della Costituzione che garantisce parità di accesso tra i sessi alle cariche elettive, risulta un provvedimento sterile se non accompagnato da una strategia di governo tesa ad eliminare e punire la discriminazione contro le donne in tutte le sue forme.

È necessario intervenire subito, e per questo l’Unione Europea dovrebbe giocare un ruolo importante, stabilendo una proporzione standard di rappresentanza femminile nelle istituzioni (non meno dei 2/3), e tale proporzione dovrebbe fungere da legante per gli attuali Paesi membri dell’UE, ma anche requisito fondamentale per i Paesi membri di nuova acquisizione”.

La sotto-rappresentanza delle donne esiste anche nella magistratura, nei partiti, nei sindacati, è diffusa in tutte le dimensioni della vita pubblica. Se, come sostiene l’ONU, la vita politica è lo specchio della condizione femminile, l’Italia deve fare ancora una lunga strada.

Una strada che vede e vedrà impegnate in prima linea le ONG, il cui ruolo alla Conferenza di New York è stato determinante soprattutto per quel che riguarda la “bocciatura” dell’emendamento americano sull’aborto. Il mondo dell’attivismo e l’Europa si sono schierati compatti contro la proposta degli USA.

Il Linkage Caucus, che rappresenta un gruppo di diverse ONG provenienti da tutte le regioni del mondo presenti alla Conferenza di New York, ha presentato una dichiarazione, che verrà inviata al segreterio generale dell’ONU Kofi Annan, in cui si chiede che, quale esempio di equilibrio di genere per consentire il raggiungimento dell’obiettivo di Pechino di almeno il 30 per cento di donne nelle sedi decisionali della politica, vengano nominate più donne ambasciatrici dell’ONU e quindi si invitano gli Stati a presentare candidature di donne come Rappresentanti Speciali del Segretario Generale e a capo di agenzie ONU.

”Quello che manca alle politiche governative e in particolare al Dipartimento per le Pari Opportunità – ha affermato Valeria Ajovalasit – è un approccio di gender mainstreaming. Lo stallo della politica italiana provoca un ritardo enorme anche nelle relazioni internazionali. Nella cooperazione allo sviluppo sono stati tagliati i fondi dei progetti destinati alle Donne, che ora vengono considerate categorie neutre assimilate ai minori e ai soggetti svantaggiati.

Dal punto di vista sociale e politico è evidente che le pari opportunità nel nostro Paese sono lontane dall'essere state raggiunte, ed per questo che chiederemo quanto primo un incontro al Dipartimento per le Pari Opportunità per verificare quali siano le azioni concrete che il Governo vuole intraprendere per ottemperare agli impegni stabiliti a New York”.

I Governi dei Paesi membri dell’ONU e le ONG si ritroveranno a parlare di donne il prossimo settembre a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU - Millennium, che sarà anche l’occasione per verificare i primi provvedimenti messi in atto dagli Stati in materia di parità.


(Delt@)

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