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Perché sono andata alla Conferenza sulla violenza contro le donne di Maria Grazia Negrini

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Quando ho saputo della Conferenza, non ho avuto dubbi. Ho chiesto l’accredito al Dipartimento delle Pari Opportunità subito concesso in base alla mia presenza nella CNPO per tre mandati, come responsabile del Gruppo Violenza contro le donne e tratta degli esseri umani.

E’ stato un segno di democrazia? No, semplicemente ero una persona singola, con una notevole esperienza alle spalle, non facevo paura a nessuno. Non e stato così per le Associazioni di donne organizzate, come l’Unione Donne d’Italia, il CIF, i numerosi Centri antiviolenza italiani, per Dire, la rete che associa i Centri antiviolenza in tutta Italia cui è stato negato l’accredito. Tanto per non fare nomi. La protesta si è fatta sentire negli organi di stampa perché la scelta è stata quanto meno indecente.

Ho scelto di andare per avere la possibilità di incontrare donne che provengono da realtà diverse dal nostro occidente ricco e condividere con loro le informazioni, le osservazioni, le riflessioni e le emozioni che nessun mezzo d’informazione avrebbe potuto raccontarmi. L’esperienza di femminista (non mi vergogno a pronunciare questa parola oggi), mi ha insegnato che le donne “istituzionali” che appartengono ai paesi che noi definiamo ” più poveri” o “in via di sviluppo”, hanno nella loro storia battaglie, riflessioni, esperienze che arricchiscono noi donne europee, anche se spesso non le condividiamo completamente. E voglio rubare ciò che Lea Melandri scrive a proposito del “silenzio delle donne” nel suo articolo su L’ALTRO (8 settembre 2009), quando afferma che “per fare rinascere un movimento delle donne ci vogliono, da parte dei mass-media ma soprattutto dalle donne che vi hanno accesso, un’attenzione e un impegno diverso, fatto di ascolto, reciprocità, incontri, scambi anche conflittuali di opinioni.” E’ questo concetto che mi ha fatto andare a Roma.

E non ne sono rimasta delusa.

Quelle donne: saudite, iraniane, cinesi, nigeriane, israeliane, somale, yemenite, senegalesi, tanzaniane, afgane, irakene, e le molte altre presenti pur appartenendo a quelle che noi definiamo “donne istituzionali”, sono portatrici di storie di vita segnate da soprusi, negazione dei diritti umani, segregazioni, mutilazioni sessuali, omicidi, violenza sessuale, traffico sessuale, ecc. Mi sorge immediatamente un primo interrogativo. Come mai in questi paesi queste stesse donne oggi sono a dirigere Ministeri, Dipartimenti, luoghi di decisione politica e di potere, mentre nel nostro paese, nonostante il lavoro indefesso che le donne italiane portano avanti da 40 anni attraverso la produzione ininterrotta di libri, riviste, associazioni, centri di studio, archivi, centri antiviolenza, mobilitazioni di piazza, documenti collettivi, le donne non trovano spazio all’interno dei poteri decisionali se non sono asservite ad un partito? E’ una domanda pleonastica, che le donne dei movimenti da anni si chiedono, senza riuscire ancora a trovare una risposta adeguata e consona.

Sono ritornata con un bagaglio di forza e determinazione che consapevolmente sapevo che queste donne mi avrebbero trasmesso. Qui non mi soffermerò su quello che la Ministra Carfagna ha affermato nel suo intervento di apertura e di chiusura della Conferenza. A parte troverete i suoi interventi al completo, e quindi i giudizi li lascio a chi legge. Solo una questione mi preme rilevare. Al di là della novità che per la prima volta il G8 prende in considerazione la violenza alle donne, e chiama in causa anche i maschi perché la questione li riguarda da vicino, e permette ad un uomo di intervenire fuori dal programma, e si tratta di un rappresentante dell’"Associazione Maschile Plurale”, i contenuti sono quelli che da anni tutte le donne nominano. Nel documento non si fa cenno alle disponibilità economiche per combattere la violenza in questo paese, non si indica quali nuove strategie il governo intende promuovere in futuro. Come sempre saremo, se ci riusciamo, noi donne ancora una volta, a farci carico e subire questo ignobile reato spartendoci le briciole (quando ne rimangono) delle varie finanziarie.

E’ importante varare nuove e più avanzate leggi, ma se non si accenna al loro finanziamento, tutto rimane sulla carta. Però fa effetto. Ed è qui che a mio parere sta la novità. Leggendo i quotidiani questa mattina, ci rendiamo conto che molto spazio è dato alla gestione della Conferenza. E ciò che riportano è vero. Questa Ministra, coadiuvata evidentemente da uno staff intelligente ed efficiente, ha saputo tenere inchiodati alla sedia, per due giorni consecutivi, donne e uomini presenti, senza mai lasciare la sala, senza perdere nulla di ciò che era riportato, senza mai distogliere l’attenzione su ciò che era affermato. Un segno di grande efficienza. Questa immagine credo sia importante da valutare. Per mesi si parla di governo cialtrone, di escort e di veline, di scandali di palazzo che vedono le donne come strumenti di piacere dei nostri uomini politici. Carfagna ha realizzato quello che Ida Dominijanni chiama nel suo articolo “Schizofrenia al governo” (Il Manifesto 11 settembre 2009).
E’ proprio Carfagna che leva la voce dichiarando che “ogni atto di violenza contro le donne è un crimine”. E lo dice anche bene. Lo afferma con grande effetto, e ci rende tutte/i dimentichi di ciò che accade e sta verificandosi in Italia.

Questa è una mossa pericolosissima: non per il Governo, che ne esce in bella facciata, ma lo è per la sinistra, tragicamente assente dalla Conferenza, perché impegnata nelle battaglie intestine dell’elezione del proprio leader, dove, fra l’altro, la voce delle donne è in sostanza assente. La storia ci insegna che, anche i governanti più cialtroni, hanno saputo rappresentarsi in modo decente usando strumenti efficaci alla propaganda. Alla Conferenza ho avuto questa sensazione. Questo processo sta accadendo anche in Italia. Allora come uscire da questa impasse? Dobbiamo attendere il nuovo leader del PD, o dobbiamo ricominciare a ridiscutere fra noi donne, a muoverci per creare una rete in grado di contrastare i modi che questo governo usa per mantenere non solo la maggioranza, ma un consenso indiscusso? Penso si debba veramente tornare con le donne, come pure con gli uomini riflessivi, a riprendere in mano e a manifestare apertamente le ingiustizie che attraversano il nostro paese, dalle leggi contro i clandestini, all’odio palese e violento per le/i diversi, il dispregio e la cancellazione del sesso femminile come soggetto di diritto, e rivendicare la nostra libertà femminile per contrastare quello che viene definito giustamente “postpatriarcato” attraverso un “postfemminismo” da ricompattare assieme alle nuove generazioni di donne e uomini. E scusate se termino con una citazione che avete letto in questi mesi da tutte le parti ma che io ritengo non superata ma rappresentativa di ciò che ho cercato di dire.

Berlino, 1932

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Maria Grazia Negrini

Leggi le conclusioni della Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne (file pdf)

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