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Violenza sessuale, l’emergenza contro il diverso, di Milli Virgilio

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'articolo di Maria (Milli) Virgilio sulla violenza sessuale pubblicato su Il Manifesto, domenica 1 marzo 2009, p.12.

Ai delitti di violenza sessuale i media dedicano ormai ogni giorno la massima visibilità. Il senso comune ne ricava emergenza e recrudescenza, generando così insicurezza e legittimando la richiesta di soluzioni emergenziali, quali la militarizzazione del territorio. Eppure l’analisi non è avvalorata da nessun confronto di dati.

Tanta visibilità dopo tanto secolare silenzio va allo stupro di strada, che è violenza (sessuale e agita fuori delle relazioni di fiducia) statisticamente minoritaria nell’ambito della violenza maschile e domestica sulle donne. La questione della libertà femminile dalla violenza maschile ha raggiunto lo spazio pubblico alla fine degli anni 70. Anche allora era in evidenza la violenza sessuale (i processi per stupro) e la necessità di una modifica normativa. Ma i movimenti delle donne avevano già consapevolezza che la violenza maschile (“di genere”) non era solo sessuale, ma anche fisica, psicologica, economica e che era “domestica”, nel senso di allignare prevalentemente nelle relazioni di prossimità, nonché di trovare origine nei rapporti di potere uomo/donna che nella famiglia trovano il luogo privilegiato di costruzione. Da qui erano nati i centri antiviolenza e la richiesta di misure legislative quali l’ordine di allontanamento del maltrattatore.

Da allora le richieste sono state di finanziare un Piano nazionale contro la violenza di genere (il primo e ultimo Min. Pollastrini del 2006) e di normare riconoscimento e valorizzazione dei centri antiviolenza, oltre che di alcuni miglioramenti legislativi.
L’eco mediatico di tutto questo è stato scarso: il silenzio ha avvolto per lunghi anni i delitti e le molte attività di contrasto, cresciute qua e là nei territori, per lo più con il coinvolgimento finanziario degli enti locali.

D’un tratto l’iniziativa politica nazionale e locale spinge sull’acceleratore, ma lo fa utilizzando in modo strumentale e distorto l’”emergenza-stupri”.
Il nuovo reato di stalking (“atti persecutori”, che spesso purtroppo preannunciano fatti maggiormente lesivi) aveva proceduto con i tempi parlamentari, mentre i tempi più rapidi del decreto erano stati riservati al tema della violenza sessuale, ma decidendo di affrontarlo solo in alcuni parzialissimi aspetti e non nella complessità che meriterebbe. Così nei provvedimenti Maroni per la sicurezza pubblica, appena approvati dal Senato, erano stati inseriti il divieto di sostituire il carcere con gli arresti domiciliari e l’arresto in flagranza per gli autori di stupro (ma non per l’ex che assassina la donna che ha osato interrompere la relazione sentimentale). Era passata anche la difesa legale a spese dello stato (da anni era stata chiesta per le donne che subiscono violenza maschile) e senza alcun limite di reddito, ma solo per le donne che hanno subito violenza di tipo sessuale.

Poi, ancora al rialzo legislativo/penale. I tempi parlamentari sono sembrati troppo lunghi al Governo, che ha voluto procedere con decreto legge governativo contenente norme in parte “già approvate da un ramo del Parlamento”(?!), giustificando la “straordinaria necessità e urgenza”, indispensabili per scavalcare il Parlamento, con “l’allarmante crescita di episodi collegati alla violenza sessuale”. Così ricominciamo dal punto di partenza. Nel decreto d’urgenza vengono infilati anche lo stalking e le ronde e l’ergastolo per l’omicidio in occasione (?!) di violenza sessuale.

Tutte queste novità legislative sono intitolate alla sicurezza “pubblica”, ma in sostanza riservate ai migranti e alle restrizioni nei loro confronti. Sta qui la chiave di lettura. Per realizzare l’obiettivo di tutelare le “nostre” donne è stato scelto l’approccio contro il migrante, cioè quello contro il differente, costruito come “il nemico” che sporca tutto, strade, cose e donne. La coincidenza, fondata su valori patriarcali, può superare gli schieramenti. Paga sul piano dell’immagine mediatica. Compatta contro un nemico comune e – quel che conta – giustifica scelte autoritarie e illiberali. Cosa importa che produca differenze e esasperi esclusioni! Ma soprattutto non ha nulla a che vedere con la libertà femminile. Anzi riduce la libertà di tutte e di tutti.

Maria (Milli) Virgilio sulla violenza sessuale - Il Manifesto, domenica 1 marzo 2009, p.12.

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