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Lettera aperta al Ministro Renato Brunetta da parte della Segreteria CGIL Bologna

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta al Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta da parte della Segreteria CGIL Bologna. La Segretaria Generale FP-CGIL Bologna, Alda Germani, e la Responsabile Politiche di genere, Antonella Raspadori, chiedono alle lavoratrici di aderire alla proposta, sottoscrivendo la lettera.

Signor Ministro,
basta! Le lavoratrici del Pubblico Impiego sono stanche! Ogni giorno, lei, Signor Ministro, se ne inventa una nuova per minacciarci, ricattarci, darci in pasto all’opinione pubblica come scansafatiche privilegiate. L’ultima trovata è quella dell’innalzamento dell’età pensionabile: la scusa bella e pronta è la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia Europea che riguarda la parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro pubblico. Così invece di ridurre le differenze salariali tra uomini e donne, invece di rimuovere gli ostacoli per la parità nei percorsi di carriera, invece di valorizzare il lavoro di cura come una responsabilità sociale primaria di carattere generale, invece di aumentare per numero e qualità i servizi sociali pubblici, invece di cominciare, finalmente, a fare tutto questo, lei, Signor Ministro, come suo solito, la prende dalla coda e si butta a corpo morto sull’età pensionabile, “grandissima e fondamentale discriminazione”.

Possibile Signor Ministro che lei ignori che l’art.16, comma 1 del decreto legislativo 503/92 prevede che le lavoratrici pubbliche possano restare in servizio fino a 67 anni proprio come i colleghi maschi? Non è questa una norma di pari opportunità? Lo sa, invece, Signor Ministro cosa sta succedendo in questi giorni? Molte lavoratrici che sarebbero tranquillamente rimaste in servizio per molti anni ancora, orgogliose (checché lei ne dica), del proprio lavoro al servizio dei cittadini, stanno presentando la domanda di collocamento a riposo; se ne vanno temendo di essere costrette a restare “ad libitum”. Ma forse questo è il risultato che si voleva raggiungere: un bell’aumento della spesa previdenziale a causa del panico creato dalle dichiarazioni di solerti esponenti del Governo!

E insieme a questo, ecco un altro bel traguardo: la crisi dell’economia reale sta espellendo molte donne dal mercato del lavoro; se a questo si somma anche l’esodo “forzato” di tante dipendenti pubbliche come si raggiungerà l’obiettivo fissato dalla direttiva di Lisbona? Come arriveremo al 60% di occupazione femminile nel 2011 se oggi siamo appena al 46%? Ma forse, questo obiettivo non interessa al Governo, che probabilmente conta sul ritorno a casa di tante di noi, lavoratrici pubbliche e private, per continuare a supplire alla inadeguatezza di uno stato sociale largamente al di sotto dei parametri europei.

Non intendiamo più sopportare l’arroganza di questi attacchi troppo spesso sferrati solo allo scopo di distogliere l’attenzione generale dai problemi veri del nostro Paese; per questo proseguiremo la mobilitazione promossa dal sindacato iniziata a luglio 2008.

Ci mobilitiamo sottoscrivendo in tante questa lettera aperta, chiediamo l’adesione di tutte le lavoratrici pubbliche e dichiariamo fin d’ora di voler proseguire la nostra lotta in tutte le forme civili e democratiche che riterremo opportune.

Bologna gennaio 2009

Le adesioni possono essere fatte sia con firma elettronica che stampando i moduli e firmandoli, i moduli vanno poi restituiti via Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.]">e-mail o per fax allo 051251592, o ai funzionari di riferimento del vs. posto di lavoro.

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