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L'obiettivo è sempre la 194, di Katia Zanotti

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I direttori di 4 Dipartimenti universitari di ginecologia contro la liberta femminile (3 febbraio 2008).

La prossima campagna elettorale, sarà segnata in modo potente e prepotente dai temi della vita, dell’etica, dei diritti, delle libertà delle persone.

Prepotente perché una gran parte della politica, debole e priva ormai di autorevolezza, prende in prestito dalla Chiesa i Valori cercando di imporli anche a chi in quei valori non si riconosce, per accreditarsi presso le gerarchie e l’elettorato cattolico. E le gerarchie ecclesiastiche si sono fatte soggetto politico, non da oggi, certo, ma oggi più esplicitamente in campo, senza moderazione e remora, per imporre valori ed etiche che si basano su verità assolute non discutibili che dovrebbero prendere corpo anche nella sfera legislativa. Del resto, la Legge 40 è stata in questo senso una vera legge apripista. E’ la legge che ha introdotto lo statuto ontologico dell’embrione come persona e in quanto tale soggetto di diritti, fino a contrapporli a quelli della madre. Nella dichiarazione sulla laicità di SD è scritto che La laicità è luogo di valori che coincide con la democrazia e le sue regole.

Attenzione! Quel luogo laico prevede la convivenza delle differenze ed è perciò vitale per la democrazia. La Chiesa, il Papa non riconoscono le differenze perché non ammettono altre verità oltre la loro.

Sarà quindi una campagna elettorale in cui la Sinistra Arcobaleno dovrà sostenere con assoluta forza e determinazione un modello di società fondato sul principio della laicità, così compromesso in questa fase, e ancor più indebolito con la nascita del Partito democratico. Un modello di società fondato sulla piena libertà delle persone, sulla piena parità dei generi, sul pieno riconoscimento delle diversità negli orientamenti sessuali. Qui si apre un altro capitolo che attiene alla ricostruzione profonda di un sistema di valori dentro i quali la costruzione di una etica pubblica di sostegno alla libera scelta delle persone diventa uno dei punti fondanti per una sinistra moderna. Anche di questo bisognerebbe discutere per definire una identità forte della Sinistra in questo Paese.

E adesso veniamo al Documento dei quattro Direttori degli Atenei romani sulla rianimazione dei feti perché c’entra anch’esso con quanto sin qui detto. C’entra perché sembriamo essere di fronte ancora una volta, in tempi di richiesta di moratoria sull’aborto e di pronunciamento di Ruini sulla “soppressione di esseri umani innocenti” ad una iniziativa strisciante che ha come oggetto la legge 194. Infatti, perché adesso questa dichiarazione?

Forse perché in modo strisciante si vuole cominciare sempre più a insinuare il convincimento che l’aborto uccide persone e quindi la legge va modificata nel senso che lo Stato non deve ammetterlo.

E che dire dell’intenzione di procedere alla rianimazione del feto escludendo il consenso della donna? E’ semplicemente agghiacciante. Quel corpo di donna è per loro uomini puro contenitore.
Nulla debbono avere a che fare con questa decisione i desideri, la responsabilità morali, il corpo, la coscienza, l’autodeterminazione delle donne, persino per ciò che riguarda la qualità futura della vita del loro bambino.

Sull’aborto terapeutico la legge 194 è molto chiara:

Punto 1) L’aborto terapeutico non è richiesto dalla donna (se avesse dovuto abortire l’avrebbe fatto entro i primi 90 giorni), ma prospettato dai medici quando si presentano seri problemi per la salute della donna. L’aborto terapeutico parte da uno stato di necessità.
Punto 2) La 194 non definisce i termini entro i quali effettuare l’aborto terapeutico. Dice solo che quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo in caso di grave pericolo per la vita della donna e il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.
Punto 3) All’epoca della approvazione della legge 194 la sopravvivenza del feto non era possibile prima della 25° settimana. Adesso il feto può, in alcuni casi sopravvivere anche a 22-23 settimane, anche se l’estrema prematurità può esporre il bambino a seri disturbi cerebrali o polmonari. In ogni modo, è ormai pratica diffusa in campo medico concludere le indagini relative allo stato di salute del feto in tempo utile per effettuare l’eventuale IVG entro la 22° settimana.
Punto 4) Il Comitato nazionale di Bioetica sta affrontando il tema relativo alla sopravvivenza del feto dopo la 22° settimana, non c’è ancora un pronunciamento. E comunque per la comunità scientifica è tema così complesso che non dovrebbe essere piegato a posizioni ideologiche di parte.

Purtroppo, ancora una volta, non è così.

Katia Zanotti - Parlamentare. Componente la Presidenza di Sd

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