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L'associazione Giudit per il NO al referendum costituzionale del 25/26 giugno

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L’Associazione GiudIt (Giuriste d’Italia) ha lanciato un appello per il No al referendum sulle modifiche alla Costituzione del 25 e 26 giugno.

"La Costituzione disegna lo spazio pubblico nel quale può darsi azione politica di donne e uomini, e in cui lo stesso patto fondativo può essere attuato e allo stesso tempo innovato. Per il suo carattere aperto e progettuale, la legge fondamentale apre la via alla sua continua rilettura. Attraverso questa operazione l’intero ordinamento si modifica, alla luce delle interpretazioni progressive del dettato costituzionale. E’ stato questo il senso di una lunga stagione storico-politica, nella quale nuovi soggetti sono stati ammessi al godimento di diritti prima riservati a pochi, nuovi diritti sono stati elaborati. E’ stato questo il senso di una stagione significativa come quella che ha visto il protagonismo della giurisprudenza nella interpretazione costituzionalmente orientata di vecchi codici e vecchie norme.

Nell’ambito dello stesso percorso, la Corte costituzionale ha abrogato norme odiose come il delitto d’onore e il delitto di adulterio che puniva solo la donna, e ha aperto la strada alla legge sull’aborto. Nell’ambito dello stesso percorso il Parlamento ha approvato le leggi sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza, la legislazione di tutela della maternità, le leggi di parità. L’interpretazione della legge civile e penale si è aperta a contenuti nuovi. Se una grande parte dell’esperienza femminile resta ancora poco rappresentata nel diritto, lo stupro comincia finalmente a essere visto e trattato come un reato grave contro il corpo-mente delle donne. La violenza domestica comincia finalmente a essere vista e trattata come un reato grave, che comporta l’oppressione sistematica della libertà femminile, e vittimizza sempre anche le/i bambine/i, che se non subiscono direttamente violenza, la vedono e la introiettano come parte della loro esperienza.

Questo processo è stato possibile grazie alla compattezza della Carta costituzionale, che tiene insieme la prima e la seconda parte della legge fondamentale. La legge costituzionale oggi sottoposta a referendum non modifica ma stravolge la seconda parte della Costituzione, in primo luogo riducendo la democrazia a rapporto tra popolo e leader. E’ la sovversione dell’idea che ogni movimento progressivo può trovare legittimazione in un sistema democratico fondato sul libero confronto di tutte le opinioni, che devono trovare mediazioni alte. (…) La libertà femminile, così come si è venuta elaborando nel pensiero dei femminismi, non ha niente a che vedere con l’egoismo dei forti. Non nega ma include la relazione, la solidarietà, il prendersi cura di chi ha di meno o è più debole e dipendente. E’ molto evidente il nesso tra la controriforma della seconda parte della Costituzione e la messa in questione dei principi affermati nella prima parte.

Come giuriste che hanno a cuore la libertà femminile e la libertà di tutti, non possiamo che guardare alla controriforma costituzionale come a qualcosa che colpisce al cuore il nesso inscindibile tra libertà, uguaglianza e differenza. La differenza sessuale o di genere è poco rispecchiata nella Costituzione, e tuttavia non ha bisogno di un riconoscimento esplicito. Può vivere nel processo di attuazione/rinnovamento dei principi costituzionali, che tuttavia richiede uno spazio pubblico democratico, plurale, dove possa liberamente esplicarsi l’agire politico di donne e uomini".

Giudit - Giuriste d'Italia

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