Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


I maro' e l'India di Giancarla Codrignani

on .

Non so come andrà a finire, ma questa dal governo Monti non ce l'aspettavamo (anche se ormai gli sono sfuggite scelte poco comprensibili). L'Italia non è mai stata un campione in politica estera e le nomine di Terzi e Di Paola non confortavano al meglio. Tuttavia l'essere andati in rotta di collisione non contro un peschereccio indiano, ma contro il buon senso lascia assolutamente interdetti.

Forse non è male ricapitolare i fatti. Il 15 febbraio 2012 la petroliera italiana Enrica Lexie incrocia in acque - probabilmente - internazionali un peschereccio che imbarca 11 uomini. I due fucilieri del reggimento San Marco della marina militare italiana di scorta regolamentare alla petroliera, Girone e Latorre, sparano 24 colpi contro l'imbarcazione e uccidono due pescatori indiani. Secondo le loro dichiarazioni "erano pirati... hanno tentato di assalire la nave. Hanno provato ad attaccarci e a prendere la nave". Il 20 dicembre i due marò (che non sono mai stati incarcerati) ottengono una licenza per trascorrere il Natale in famiglia, con l'impegno di lealtà che rientreranno: Napolitano si rallegra salutandoli personalmente. I due rientrano e otterranno un secondo permesso per partecipare alle elezioni italiane: il nostro ambasciatore firma per loro e si fa garante del rientro. Il ministro Terzi, invece, autorizza (contro il parere negativo dell'ambasciatore) la loro permanenza in Italia perché il caso "è di giurisdizione italiana". Già che doveva firmare qualcosa di dubbia regolarità, perché non aveva provveduto a rilasciare un'autorizzazione per far votare Girone e Latorre in consolato, come gli italiani residenti. A questo punto, infatti, non poteva non succedere il casino: il governo indiano se l'è presa male e ha bloccato l'uscita dall'India del nostro ambasciatore.

Incomprensibile che in un intero anno il governo non avesse pensato di condividere il problema di diritto internazionale con la UE e con le Nazioni Unite. Adesso ne ha ricavato assicurazioni generiche sul diritto di immunità per l'ambasciatore Mancini, che l'India ritiene responsabile della "parola data". Intanto i marò sono indagati dalla Procura militare (che aveva aperto il caso fin dal febbraio dello scorso anno) e gli atti saranno trasmessi al tribunale civile se il reato sarà più grave, l'"omicidio volontario".

Fin qui i fatti. Ovviamente le parti danno narrazioni diverse degli accadimenti, ma sarebbe irresponsabile fermarsi alle questioni di diritto internazionale e non vedere che ne va del prestigio del nostro paese in un tempo in cui l'Italia non è al massimo della considerazione per le trascorse prestazioni pubbliche dei passati governi. Da quanto è dato sapere il comandante del peschereccio Saint Antony ha dichiarato di non aver visto chi ha sparato perché "dormiva" come gli altri otto dell'equipaggio (dei due colpiti uno era il timoniere). Sono forti i sospetti che i nostri fucilieri non siano proprio degli eroi se per giocare non hanno aspettato che i "pirati" (in India... neanche Salgari) almeno tentassero la scalata. Colpevoli e assolutamente antipatriottici i messaggi di nazionalismo fascistoide comparsi nei siti delle forze armate che eroizzavano i due senza neppure pensare che l'azione giudiziaria dovesse fare il suo corso e compassionavano la tensione dei "nostri" fucilieri "stressati" dal servizio pesante dell'ingaggio.

Scriviamo il giorno prima dello spirare del permesso di stanza in Italia concesso dal governo indiano: non vorremmo mai che il rientro immediato chiesto anche da Sonia Gandhi (l'italiana: ci si aspettava la connivenza per caso?) fosse ritenuto un'abdicazione. Se la giustizia militare italiana dovesse accusare di omicidio volontario Girone e Latorre, la vergogna (e il timore di sottrarre al mercato italiano contratti e guadagni) sarebbe più grave che non il perdere la faccia oggi. Intanto solidarizziamo con Daniele Mancini che rappresenta non l'armatore napoletano o i due fucilieri, ma il nostro paese. E che deve poter difendere il nostro onore nel solo modo decente, quello della verità e della giustizia.

Giancarla Codrignani
L'Europa che verrà - marzo 2013

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna