Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


DeA. Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale e programmi non rimuovano la forza femminile

on .

Appello dell'Associazione "Dea - Donne e altri" rivolto ai e alle parlamentari e ai partiti perché modifichino la legge elettorale che torna in Senato rafforzando la presenza femminile, e perché nominino nei loro programmi e accolgano nelle loro pratiche politiche la libertà e la forza femminile.

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque. Un sentimento che non ha nulla a che fare con la rivendicazione corporativa di posti, magari per il ristretto gruppo di donne che fanno politica nelle istituzioni. E' il senso di miseria che prende nel vedere pratiche politiche nei luoghi pubblici, a cominciare dal Parlamento, che si allontanano tanto grandemente dalla vita.

La maggioranza intende ripresentare al Senato il testo della nuova legge elettorale come è uscito dalla Camera, dove lo stesso emendamento governativo che introduceva una soglia del 25% per assicurare la presenza dei due sessi era stato affossato grazie al voto segreto e ai franchi tiratori della Casa delle libertà (e alla scelta dell'opposizione di non votarlo). E questo nonostante il fatto secondo quanto riferiscono le cronache ­ che lo stesso presidente della Repubblica abbia richiamato in un colloquio col presidente del Consiglio, accanto agli altri punti controversi del testo, l'articolo 51 della Costituzione: "la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini".

Noi rivolgiamo un appello ai parlamentari e alle parlamentari di tutti i partiti perché si accordino comunque per correggere la legge in questo punto, tenendo conto che l'opposizione sembra intenzionata a ripresentare emendamenti che indicano le soglie del 50 o del 33 per cento (in linea quest¹ultimo con gli orientamenti europei). Ma anche la riproposizione del 25% a nostro giudizio sarebbe meglio di niente.

Non abbiamo una passione speciale per la politica delle quote. Né pensiamo che spetti alle donne la rappresentanza delle donne e agli uomini quella degli uomini. Ma consideriamo la quasi-cancellazione del sesso femminile dalla rappresentanza democratica un sintomo grave, forse il più grave - della crisi della democrazia in cui siamo immersi e il segno più evidente della distanza della politica istituzionale dalla vita reale. Dalla società, dove donne e uomini convivono, anche in conflitto tra loro, ma nella piena evidenza della presenza e forza femminile.

Naturalmente un più decente equilibrio nella rappresentanza dei sessi in Parlamento non è l'unico punto in questione. Al di là della legge ci sono le intenzioni e la cultura delle forze politiche. Ci auguriamo che i partiti che si proclamano campioni di una maggiore presenza femminile siano coerenti e decidano autonomamente ­ soprattutto se verrà approvata questa legge elettorale che prevede liste bloccate decise dai vertici ­ di mettere nelle liste un uguale numero di uomini e di donne. Definendo percorsi trasparenti e democratici per la composizione delle liste. E soprattutto rendendo chiaro nei loro programmi il modo in cui nominano l'esistenza dei due sessi.

Oggi non è così, nemmeno nei documenti finora noti elaborati dall'Unione.

Eppure questa è l'epoca dell'irruzione nel mondo della libertà femminile, fatto che ha reso evidenti la crisi e il tramonto del fondamento patriarcale delle nostre società, e non solo in Occidente. E' una rivoluzione difficile che viviamo nella vita di tutti i giorni. Un vecchio ordine vacilla, e questo è alla base anche della reazione ­ a volte estrema, come nelle posizioni dei neoconservatori - delle culture e delle istituzioni che si sentono custodi della tradizione.

La politica è investita in modo radicale da questo processo, e non può più permettersi di rimuoverlo, di non nominarlo. E' in gioco il suo stesso senso. Al fondo, il senso della democrazia, nata come invenzione e pratica di un ceto di uomini proprietari, ma che ha conosciuto una svolta storica con l'avvento del suffragio universale, prima maschile e poi femminile, frutto di lunghe lotte per l'emancipazione dei soggetti subalterni. Questa svolta è relativamente recente: in Italia e non solo, le donne votano dalla metà del secolo scorso. Ma le promesse di quella svolta sono ancora tutte da mantenere.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna