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Cassandra di Giancarla Codrignani

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Da qualche tempo provo grande tenerezza per Cassandra. La ragazzina veggente che girava per la strade della potente città di Troia, pronta alla guerra per sconfiggere quei malandrini dei Greci, mentre vedeva solo macerie, morti, il re suo babbo nella polvere, i fratelli uccisi, lei e le sorelle violentate e rese schiave.... Prevedeva: e nessuno si accorgeva della verità.

Non era Cassandra, ma tutti hanno rimosso quando, trent'anni fa, Enrico Berlinguer denunciava che i partiti erano diventati "macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune". Berlinguer riteneva che i cromosomi del Pci connotassero un partito diverso, ma era consapevole del contagio: per questo riteneva centrale "la questione morale", la cui semplice menzione, però, fece paura a tutti. Trent'anni fa. C'era tempo per prevenire i guai che avrebbero inciso sulla stessa natura dei pur necessari partiti.

Vennero infatti i segnali della "disaffezione": oggi è l'antipolitica. Nel 1974 il Partito Liberale non riuscì a raccogliere le firme per l'abrogazione della legge Piccoli sul finanziamento pubblico (varata, si disse, per impedire gli scandali tipo Trabucchi, petroli e, successivamente, Lockeed e Sindona); nel 1978 i radicali fallirono, ma ottennero il 43 % dei consensi, mentre il referendum del 1993 raggiunse il 90,3 % del favore all'abrogazione. Fu così posta, nel modo peggiore e già populista, la questione del "costo della politica". Al "no" secco non interessava più regolare la pubblicità dei bilanci, il divieto di finanziamenti da enti pubblici, il sostegno esclusivo di iscritti e sostenitori; eppure i partiti restavano iscritti nella Costituzione come veicolo della partecipazione. E' indubbio che la società civile, soprattutto dopo "Mani pulite", si era sentita offesa e non più degnamente rappresentata; ma è indubbio anche che sono mancati correttivi e riforme coraggiose. Oggi pare stupefacente, sul piano del rigore istituzionale, che certo signor Grillo, senza un documento di principi o un programma politico ed esponenti nazionali qualificati, sulla base del proprio nome raccolga un elettorato protestatario - ben al 5 % - all'inno di vaffanculo e ha chiesto, fortunatamente inascoltato, di essere ricevuto a palazzo Chigi. Speriamo davvero che abbia successo l'appello dei Comitati Dossetti perché le liste elettorali almeno non siano più personalizzate, come previsto dal Porcellum, dal nome del capolista, richiamo purtroppo suggestivo per i fan di "grandi fratelli".

L'Italia è un caso speciale, ma la disaffezione è universale in Occidente: segna il rischio di quella democrazia che paesi mediterranei a noi vicini (e da noi tuttora trascurati, anche a danno dei nostri interessi) cercano faticosamente di conseguire. Gli indignati spagnoli hanno propagandato - senza nemmeno essere pagati dalla destra - il non-voto. Eppure Zapatero, rimasto schiacciato sotto le macerie dell'edilizia speculativa, per anni aveva soddisfatto la gente mantenendo in piedi l'occupazione e perfino rinnovando in modo ottimale le più disastrate ferrovie d'Europa. Nè gli è giovato il miracolo di aver fatto avanzare con largo consenso i diritti della cultura laica: non si sa quanto sarà possibile a Rajoy tornare indietro, ma gli integralisti ci proveranno, a spese della passività civica.

Neppure il resto dell'Europa sta bene. Il Belgio ha appena posto fine a quasi due anni senza governo per l'incapacità dei valloni di trovare un'intesa con i francofoni. La Francia economicamente vacilla, con le tre A per ora intatte, mentre i suoi comuni vendono anche gli arredi urbani per far soldi. Non si salva neppure la Germania: nessuno pretende che la Merkel sia Cassandra e capisca che, se avesse salvato la Grecia tre mesi fa, ci sarebbe minor sconquasso, ma deve prevedere che prima o poi, a forza di rinvii, porterà in zona pericolo anche la sua Germania.
Possibile che avessimo più coscienza europea quando era vivo Spinelli, venticinque anni fa? Possibile che nessun movimento di indignati vada in piazza per chiedere la Costituzione europea e una legge fiscale comunitaria? Possibile che in Occidente l'istruzione sia obbligatoria almeno fino alle medie e nessuno sia in grado di salvare i propri diritti e interessi?

Ormai è convincimento generalizzato che "i politici sono tutti uguali". Anche in Italia "siamo ancora una società sana", ma intanto paghiamo il pizzo e non le tasse. "Tutte le colpe sono della legge elettorale": ma non è stato il "porcello" a eleggere tre volte Berlusconi o a imporre 38 leggi ad personam. Affoghiamo tutti nel debito, ma, anche se in Italia è una vecchia storia, il risanamento di Prodi è stato rinnegato e la legalità continua a piangere. Nei film ci autodefiniamo "i soliti idioti": chissà se capiremo che con Monti è tornato il rispetto delle istituzioni e, quindi, di noi stessi. Intanto ce l'abbiamo con il governo "dei banchieri", ma non ci accorgiamo che stiamo aprendo la strada della rappresentanza ai soli ricchi, con quello che costeranno le campagne elettorali e con l'azzeramento delle indennità a garanzia dell'indipendenza degli eletti. Ci aspettiamo provvedimenti severi, ma nemmeno se Camusso e Marcegaglia dovessero presidiare una tregua, i Landini, i Vendola, i Di Pietro rinunceranno al populismo elettorale non disinteressato.... Occorre capire che l'urgenza della crisi comporta recupero rapido di risorse anche a danno dei cittadini più deboli che sono stati fatti complici delle politiche berlusconiane ancor più dannose. Siamo diventati una società come non mai divisa, con poli sempre più numerosi di poveri e di ricchi che evadono: i 250.000 acquirenti lo scorso anno di macchine da più di 100.000 euro in gran parte hanno depositi non a proprio nome o hanno conti esteri. La finanza non li recupera a tempi brevi, anche perché noi non denunciamo le irregolarità di superiori e vicini.

Eppure, nonostante le prospettive oscure, il tempo è forse il più adatto perché partiti, sindacati, organizzazioni (e perfino i famosi "privati" che in Italia non finanziano neppure la ricerca a proprio beneficio) siano preveggenti e costruiscano speranze contro la paura di Cassandra e contro l'ignoranza del nuovo analfabetismo che sta ammalando le società alfabetizzate ma irresponsabili. Speriamo che il governo Monti e la Bce di Draghi funzionino anche da tutor nei confronti dei politici che oggi studiano poco e non danno la ricarica culturale ad elettorati ormai inerti o rabbiosi. Ma anche noi singoli, lontani dal quotidiano imbonimento di Mediaset, facciamo in modo che i nostri piedi siano guidati dal cervello.

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