Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


A volte ritornano: il comunicato dell'Associazione Orlando sulla nomina di Silvia Noè

on .

La nomina di Silvia Noè alla Presidenza della neo-istituita "Commissione Regionale per la promozione di condizione di piena parità tra donne e uomini" (L.R. 15 luglio 2011) pone una questione di merito e una di metodo.

Il percorso che ha portato all'istituzione della Commissione è stato lento (sei anni dalla promulgazione dello Statuto Regionale che la prevedeva nell'art. 41) e complesso, per la difficoltà di metterne a fuoco obiettivi e campi d'azione, per l'interesse secondario che il tema evidentemente suscitava nei consiglieri. Ora la legge c'è, con finalità chiare e condivisibili: nell'art. 1, oltre che di "uguaglianza e parità", si parla di valorizzare le "differenza di genere", di "specificità, libertà e autonomia femminile", di raccordo e dialogo permanente tra le donne elette nelle istituzioni e "realtà ed esperienze femminili presenti nella regione". Tra i suoi compiti vi è quello di valutare lo stato di attuazione delle normative regionali, nazionali ed europee in materia di democrazia paritaria, pari opportunità e di contrasto ad ogni forma di discriminazione diretta o indiretta nei confronti delle persone.

Quella di Noè, donna pur stimabile, è la scelta più adatta per gli obiettivi e i compiti che la Commissione deve realizzare? Silvia Noè ha espresso pubblicamente e decisamente la propria visione della famiglia – basata sulla relazione tra un uomo e una donna -, dei limiti severi da porre alla libertà di scelta nelle preferenze sessuali e su temi attorno a cui da donne e femministe abbiamo pensato e agito in coscienza: l’interruzione della gravidanza, la possibilità di scegliere il proprio destino di persona malata attraverso il testamento biologico.

L'abbiamo già detto un anno fa, nell'agosto 2010, e abbiamo motivato il nostro disaccordo, quando il nome di Silvia Noè come presidente della Commissione era circolato, addirittura prima della presentazione del progetto di legge, in ottobre. Allora avevamo il sospetto di accordi dettati da equilibri partitici più che da considerazioni di merito.

Riproporre oggi lo stesso nome, così criticato, con una decisione presa in una sede puramente politica ci pare un cattivo inizio di quel rapporto tra donne nelle istituzioni e donne nel lavoro, nelle associazioni, nella società civile, nei movimenti che la legge prevede. Ci pare anche in contraddizione con il percorso di confronto e ascolto che ha portato al testo definitivo e all'introduzione di parole proprie di una tradizione politica e culturale delle donne, dei movimenti femministi, lesbici e gay.

Accade in Emilia Romagna, ma l’interrogativo è più ampio: perché si ripetono i rituali degli accordi tra forze politiche in qualsiasi contesto essi si collochino? Perché non vi è ascolto e attenzione alle istanze della cittadinanza attiva neppure in seguito alle mobilitazioni lodate dalle forze politiche del governo regionale al momento della mobilitazione del 13 febbraio, delle elezioni amministrative e del raggiungimento del quorum nei referendum sui beni comuni? Sulla crisi della rappresentanza politica e il bisogno di nuove forme di confronto tra istituzioni e cittadini s’è aperto un dibattito cruciale. Le donne ne sono protagoniste.

Associazione "Orlando"
Bologna, 23.7.2011

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna