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Non si definisce la vita per legge di Giancarla Codrignani

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Pochi giorni e sapremo. Qualunque sia l'esito, è sicuro che dovremo prestare attenzione alle modificazioni che, di necessità, questa legge dovrà ricevere in futuro per riparare il disastro. Ma intanto ripensiamo a "questi" momenti: sono apparsi in tutta la loro evidenza forme di ideologizzazioni diffuse che, imperniate su temi di grande importanza e degne di rispetto per tutti, laici e credenti, non hanno nulla a che fare con la legge 40.

Nessun Parlamento può definire che cosa sia la vita e quando o come si sviluppi: chi ha chiesto di andare a referendum abrogativi, chiede di correggere una legge impropria e malfatta, che detta ragioni etiche e non si limita a fissare le regole per accedere correttamente - da parte di chi lo desidera (e nessuno è obbligato) - alla PMA.

Può dispiacere che la Chiesa cattolica e, perfino, ministri e alte autorità responsabili dello Stato non abbiano esplicitato la propria indicazione di voto, anche negativo, ma siano ricorse all'"imbroglio dell'astensione" (definizione di Giuliano Ferrara), come se il referendum non fosse - per una democrazia parlamentare - la forma propria dell'espressione di sovranità del popolo.

Dispiace anche che ci sia tanto spreco di energie e investimenti (novene al buon Dio per far fallire il quorum, manifesti con la PMA al servizio di Hitler), invece di essere solidali con chi non chiede di abortire o di evitare le nascite con la contraccezione, ma intende superare l'handicap della sterilità con i mezzi forniti oggi da una scienza medica non totalizzante, capace di rispondere al principio di precauzione, ai propri comitati etici e anche, caso mai, a un'authority scientifica nazionale, ma non all'etica di stato che dice ai medici quando, con quanti embrioni e a chi consentire per legge la fecondazione assistita.

Con la legge 40 stiamo assistendo (e questo allarma soprattutto le donne orientate al voto positivo anche a livello di centro-destra), alla "scomparsa della madre", socialmente deprivata del diritto di autodeterminazione, giuridicamente in conflitto con un embrione che "è" vita, ma non "ha" vita se resta in provetta e non si alimenta nel grembo materno; medicalmente soggetta a norme che le inducono a cercare interventi risanatori in paesi le cui conferenze episcopali mai hanno imposto ai cittadini lo sciopero del voto. Perché essere così cattivi da vietare a una donna di rifiutare un embrione malato, se in una gravidanza "naturale" può abortire? perché si ha tanta paura di negare la PMA a una single sterile, quando tante madri si ritrovano sole dopo l'irresponsabilità del loro partner? perché tornare alla genitorialità biologica, quando anche la giurisprudenza ha sancito la superiorità della genitorialità affettiva, quella di chi i figli li vuole e non soltanto li accoglie quando arrivano "per caso", magari dopo un rapporto non consensuale)? perché respingere l'eterologa, quando è problema interno della coppia che la chiede?

C'è sicuramente bisogno di continuare a riflettere sui grandi problemi, ma oggi uomini e donne si limitino a decidere sui contenuti referendari. Uomini e donne, genitori responsabili cattolici e laici votino possibilmente quattro SI': e, come diceva il direttore di "Unità", OGNI DONNA NE PORTI DUE (che vuol dire anche "E OGNI UOMO NE PORTI DUE (O TRE)"

Unità / Bologna - 10 Giugno 2005

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