Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


Donne e tecnologia: un binomio ancora difficile

on .

Donne e tecnologia. Un binomio non facile e certamente non agevolato dalla vecchia e stereotipata convinzione che l'universo femminile non lega con le materie scientifiche (poche le ragazze iscritte alle lauree tecnico-scientifiche - 15-20% contro l'83% che frequenta facoltà umanistiche) e sia invece, molto più vicino a quelle umanistiche. Una convinzione che negli ultimi anni si e' leggermente ridimensionata.

E' quanto è emerso da convegno 'Donne e tecnologie' che si é tenuto al Forum P.A. svoltosi dal 9 al 13 maggio alla Fiera di Roma, e nel corso del quale è stato evidenziato che il cosiddetto gender divide, ovvero il gap tecnologico che si evidenzia tra i due sessi finisce per diventare un ulteriore fattore di esclusione femminile dal mercato del lavoro. L’allarme è stato lanciato da Bruno Brattoli, Capo Dipartimento Ministero per le Pari Opportunità – intervenuto in rappresentanza della ministra Prestigiacomo – per il quale “la tecnologia é destinata ad avere un ruolo sempre più decisivo e pregnante per il miglioramento della qualità della vita”. Ma intere categorie di soggetti non sono in grado di accedere e fra queste le donne, che hanno decisamente meno familiarità con personal computer ed Internet rispetto agli uomini.

'Le donne che più usano Internet per servizi evoluti on line, come ad esempio quelli bancari o gli acquisti - ha osservato Brattoli ricordando le recenti indagini di Cnel, Censis e Istat sul tema - circa il 12%, sono giovani, per lo più di età compresa tra 25 e 44 anni, lavorano per il 72%, sono residenti nel Nord-Ovest e hanno un'istruzione medio-alta. Solo l'8% delle casalinghe naviga sul web'. Le cause di questo gap tecnologico sono molteplici: impegnate in casa e in ufficio, hanno generalmente poco tempo a disposizione per apprendere l'uso del pc rispetto agli uomini, sono interessate più ad aspetti pratici e meno a quelli puramente tecnologici, e di norma hanno a disposizione meno denaro per l'acquisto di strumenti informatici. Culturalmente, inoltre, si sentono meno portate verso scienza e tecnica, senza contare poi che i contesti scolastici tecnici continuano ad essere marcati al maschile.

Per questo il Ministero ha messo a punto delle iniziative "per avvicinare le donne alla tecnologia": una parte delle risorse ottenute nel 2003 dal Cipe nell'ambito della legge 208/98 (in tutto 7 milioni di euro per il triennio 2003-2005) sarà usato - ha reso noto Brattoli - per finanziare progetti di e-learning nel settore delle tecnologie, in collaborazione con il Ministero dell'innovazione.

Sarà anche vero che le donne approcciano con difficoltà le nuove tecnologie, e lo dimostra anche il fatto che alla Statale di Milano, ad esempio, sono solo il 13% degli iscritti a Informatica, e al Politecnico di Milano appena il 7% dei corsi di ingegneria dell'informazione sia frequentato da studentesse, ma quando le utilizzano le considerano un mezzo per migliorare la qualità della vita. E' quanto emerge, ad esempio, da una recente ricerca 'Donne e Ict' della Regione Piemonte, citata da Gabriella Alemanno, vicedirettora generale dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Per Alemanno “la flessibilità introdotta dall'Itc rappresenta per le donne una grande opportunità professionale. Quando le donne 'padroneggiano' le tecnologie sono promotrici di sviluppo attivo”. Dunque, il problema non è di 'genere' ma sociale perché sappiamo che per le donne é più difficile accedere al lavoro e assumere ruoli di responsabilità.

Di taglio più sociologico l’intervento di Francesca Zajczyk, Ordinaria alla Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi Milano Bicocca, per la quale i dati sono utili perché ci portano dentro alla questione. Sottolineando l’aspetto relativo al miglioramento della situazione, Zajczyk ha ricordato che non bisogna dimenticare da che punto partono le donne italiane, rispetto sia all’iscrizione all’università, e quindi ai percorsi di formazione superiore, che di entrata nel mercato del lavoro. E questo vale anche per l’iscrizione alle cosiddette facoltà scientifiche. E’ vero che la strada da percorrere è ancora molta, ma non bisogna dimenticare che viviamo in una società che è complessivamente e culturalmente poco attenta alla formazione scientifica. Quindi questo problema di accesso alle scienze e agli strumenti è un doppio problema da superare: quello di essere donna, con tutti gli aspetti evidenziati, e la società in cui viviamo. Circostanze che consentono di fare un primo accenno problematico: la scuola, dove continua a persistere un forte pregiudizio di genere nei confronti delle attitudini dei/delle bambini/e e dei ragazzi/e. Pregiudizi che alimentano stereotipi di genere, per cui i maschietti hanno delle attitudini mediate, più naturali nei confronti della matematica e delle materie scientifiche.

Altro accenno, la questione delle motivazioni dell’idea formativa. Quello che emerge dall’indagine di cui sopra, su iscritti e iscritte delle facoltà milanesi, è la fortissima differenza di tipi di motivazioni nell’avvicinarsi alla formazione da parte dei/delle ragazzi/e. Motivazione – ricorda Zajczyk – guidata dall’interesse e legata anche all’idea di costruire un progetto personale di vita nelle ragazze, mentre per i ragazzi la strategia è molto più legata all’elemento strumentale. Cioè, per trovare lavoro e possibilmente anche per avere successo.

Un'altra iniziativa presentata nell'ambito del convegno e' il primo Censimento nazionale dei progetti di Comuni, Province e Regioni sulle pari opportunità realizzate attraverso le tecnologie, realizzato da Forum P.A. nell'ambito di 'futuro@lfemminile', progetto no profit promosso da Microsoft Italia in collaborazione con Hewlett Packard Italiana e Intel Corporation Italia. Un'indagine da cui risulta che il Centro Italia conquista il primato nel numero di progetti realizzati e fa da traino: la metà dei 56 progetti censiti, per un totale di oltre 10 milioni di euro di investimenti, e' stata finanziata nelle regioni centrali, soprattutto Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania, mentre poco più di 4 mln sono andati al Sud e soltanto un milione nel Settentrione.

La maggior parte dei finanziamenti totali (circa 5 mln di euro) proviene da fondi comunitari; mentre almeno un progetto su tre ha ottenuto un triplice finanziamento (interno all'ente, dalla Regione e dallo Stato), scarsissimo il contributo dei privati, che si attesta sull'1%.

L'inserimento lavorativo delle donne appare l'obiettivo prioritario per le Pubbliche Amministrazioni: da Bolzano, dove le dipendenti del Comune in maternità possono iscriversi e partecipare da casa ai corsi di formazione tramite posta elettronica e Internet, a Reggio Calabria, dove le detenute della casa circondariale sono formate all'utilizzo del pc per favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro. Da Pesaro, dove aspiranti progettiste e designer creano oggetti d'arredo usando soluzioni innovative; a Sellia Marina, in provincia di Catanzaro, dove grazie alla tecnologia si recuperano antichi mestieri come la coltivazione del baco da seta. I risultati del censimento, secondo i promotori, sono incoraggianti, nonostante quanto emerso lo scorso gennaio da una ricerca del World Economic Forum in cui, nel confronto tra 53 paesi del diverso trattamento di uomini e donne, l'Italia occupa il quarantesimo posto, dietro Argentina, Cina e Federazione Russa.

Al convegno sono anche intervenute/i tra le/gli altre/i l'assessora alla Comunicazione e alle Pari Opportunità del Comune di Roma, Mariella Gramaglia che ha parlato del consorzio nato dalla collaborazione tra il Comune di Roma e alcune aziende tecnologiche per combattere contro il divario digitale che può diventare un nuovo elemento di discriminazione sociale. Per quanto riguarda il piano femminile il consorzio ha lavorato su due livelli: i corsi per donne anziane e meno anziane e quelli per le bambine, proprio per il rischio dell'autosvalutazione.

Per la sindaca di Cosenza Eva Catizone, "la tecnologia é asessuata ma può aiutare le donne ad abbattere le barriere spazio-temporali che siamo costrette ad affrontare. Penso che le donne che sono in politica devono aumentare i servizi per favorire l'accesso femminile al lavoro. Basti pensare che la legge sui sindaci non parla di congedi per maternità". Per Luciana Gramiccioni, presidente del Comitato pari opportunità dell'Istituto superiore di sanità il soffitto di cristallo è ancora una barriera: in Europa e negli Usa più del 50% dei laureati nel settore scientifico sono donne, ma al momento di entrare nel mondo del lavoro le cifre si invertono: il 63% degli assunti sono uomini e solo il 37% donne.

(Delt@) Ca. G.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna