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Dentro o fuori. Il divario sociale in Internet

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Intervista a Gabriella Merlo, Paola Corti e Cristiana La Capria, autrici di Dentro o Fuori, che esamina il divario digitale secondo diverse prospettive: europea, italiana e locale.

Dentro o FuoriLo sviluppo di Internet sta assumendo nel tempo una duplice dimensione. Per natura si definisce una rete priva di un centro di controllo, che permette un accesso paritario all'informazione e l'interazione di ogni utente. Nella realtà la sua diffusione sta avvenendo secondo un modello piramidale, ovvero l'accesso e l'uso di Internet sono caratterizzati da grandi disuguaglianze che escludono larghe fasce di popolazione e si sommano a divari sociali già esistenti.

Dentro o fuori analizza la duplicità del fenomeno Internet dedicando un'attenzione particolare al divario digitale di genere. Le tre autrici hanno preso in esame il divario digitale adottando ciascuna una diversa prospettiva: europea, italiana e locale. Al di là delle differenze di approccio un elemento comune, emerso anche negli incontri con le scrittrici, è la rilevanza della dimensione sociale di Internet.

Nel primo saggio Gabriella Merlo ricostruisce la strategia che l'Unione Europea ha adottato a partire dalla Conferenza di Lisbona nel 2000, per promuovere l'accesso alla Società della Conoscenza, e che ha dato vita al programma d'azione eEurope - Una società dell'informazione per tutti.
Tale programma ha avuto diverse fasi e l'ultima è nota come i2010, che come spiega Gabriella "è quello che più specificamente ha messo tra le sue linee di azione la riduzione del divario digitale, elaborando una serie di misure che si tradurranno in progetti concreti. All'interno di i2010 la lotta al digital divide sarà declinata in settori prioritari quali l'accesso ai disabili e l'uso di Internet per la qualità della vita, e in questa seconda area un'attenzione particolare sarà posta alle donne".

"Il gender digital divide non deve essere considerato in senso assoluto, poiché rischierebbe di diventare uno stereotipo, ma in relazione a diversi gruppi sociali. Infatti è un divario che per alcune fasce di età o per alcune categorie di lavoratrici non esiste, ma diventa sempre maggiore con l'aumentare dell'età e tra coloro che svolgono lavori domestici".
Gabriella Merlo sottolinea nel suo contributo un principio fondamentale: "l'inclusione genera inclusione. È di assoluta importanza rispondere ai bisogni delle donne creando spazi e occasioni di accesso adeguati e soprattutto sviluppare le capacità femminili che possano sostenere la progettazione di servizi e prodotti. Molte donne ad esempio dichiarano di sentirsi maggiormente a loro agio in corsi di informatica dedicati a sole donne, in quanto si sentono più libere di fare domande".

Paola Corti analizza il divario digitale nel nostro paese, sostenendo una teoria estremamente interessante, secondo la quale "la socialità favorisce l'inclusione, ovvero esiste un rapporto tra l'esserci di persona e l'esserci nel cybermondo". La spiegazione dell'autrice è che "in Italia esiste una fortissima attitudine alla socialità e una fortissima componente fisica nelle relazioni con gli altri, per tale motivo Internet dovrebbe fungere da volano per accentuare tale caratteristica anche nel suo uso. Condividere uno stesso spazio fisico di accesso e connettersi insieme potrebbe concorrere a creare una coscienza sociale condivisa e ridurre i divari digitali esistenti".

Per quanto riguarda il gender digital divide Paola ha una visione positiva a tal punto da affermare che "in Italia non esiste un vero e proprio divario di genere, ad eccezione di alcune categorie, come le casalinghe ad esempio. Internet è il mondo della libertà e le donne hanno tutti i mezzi necessari per accedervi. Secondo le statistiche nei prossimi anni ci sarà il sorpasso delle utenti rispetto agli utenti, cosa già avvenuta ad esempio tra le ragazze di 20-24 anni. L'unico limite è che i contenuti rimangono ancora in maggioranza maschili e che la progettazione a monte è anch'essa unicamente maschile. Bisogna trovare stimoli che richiamino le donne partendo dalla scelta di contenuti che possono attrarle".

Cristiana La Capria ha condotto una ricerca di tipo qualitativo, attraverso interviste a donne che usano Internet con regolarità, al fine di analizzare le specifiche implicazioni di genere sul divario digitale. I risultati delle analisi contenute in questa terza sezione sembrano confermare la teoria di Stone e Balsamo, secondo cui gli stereotipi sociocognitivi e comportamentali connessi al genere sono trasferiti nel mondo on line e mantengono inalterata la struttura sociale connessa ai ruoli, alle pratiche e alle relazioni preordinate su schemi di appartenenza al genere. Questo significa che "Internet è nello stesso tempo un nuovo terreno di incontro che presenta grandi potenzialità per una trasformazione profonda e un riflesso di stereotipi di genere che hanno origine fin dalla tenera età tra i bambini e le bambine. Per tale motivo è necessario intervenire a partire dalla formazione primaria".

La conclusione di Cristiana sul gender digital divide è che "le donne oggi hanno sempre meno tempo da dedicare a Internet a causa del lavoro fuori e dentro casa, saper usare la Rete richiede infatti lo sviluppo di determinate capacità. A questo si aggiunge la mancanza di volontà di imparare ad usare il mezzo, al quale la popolazione femminile non sembra essersi ancora affezionata, continuando a preferire i rapporti nel mondo reale. Internet quindi risulta uno strumento cognitivo e non sociale, esso fornisce informazioni e nozioni utili ad utenti isolati, ma non è percepito come uno strumento di socializzazione".

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Aritolo tratto da TechnéDonne

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