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Scrittura, identità e nuovi media

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Parlare di scrittura elettronica può sembrare anacronistico nell’era del predominio dell’immagine, laddove la fruizione di contenuti implica ormai anche una buona dose di coinvolgimento multisensoriale. Eppure il passaggio dal testo scritto a mano o a stampa a quello digitale, e il conseguente cambiamento di approccio alla sua composizione, lettura e diffusione, inaugurano quella che per il filosofo Pierre Lévy costituisce una vera e propria evoluzione antropologica, (Lévy, 1996).

scrittura al computerL’origine di tale cambiamento è da rintracciare proprio nell’introduzione di tecnologie di comunicazione su supporto digitale prime fra tutte quelle connesse ai programmi per la videoscrittura.

L’introduzione di software che ha permesso la digitalizzazione dei testi corrisponde al momento in cui si sono improvvisamente dissolti tutti i limiti a cui la fisicità del testo aveva costretto l’esperienza di scrittura e lettura. Le conseguenze di questo passaggio dal trattamento del testo con strumenti analogici al trattamento con strumenti digitali sono state esposte da Pamela Samuelson, professoressa alla Berkeley University, in una relazione sulle implicazioni giuridiche connesse più genericamente ai “dati digitali” nella cui categoria a buon diritto si può includere anche il testo elettronico. Il testo digitale è compatto, leggero, non vincolato a un supporto fisico ingombrante, facile ed economico da duplicare, trasmettere e diffondere, ma soprattutto è malleabile, modificabile quanto si vuole e flessibile nella sua fruizione, dal momento che il più delle volte la consultazione di un documento digitale, anche non necessariamente ipertestuale, comporta una lettura non lineare, talvolta quasi “chirurgica”, grazie all’uso di strumenti per la ricerca di specifiche parole o espressioni contenute nel testo (Samuelson, 2001).

Se la deferenza verso la scrittura, solitamente riservata al testo stampato, si è ridimensionata soprattutto per la natura stessa di internet, ambiente strutturalmente aperto alla discussione e alla critica, per le stesse ragioni il più facile accesso alla scrittura ha permesso di sdoganarla con sempre maggiore disinvoltura nella vita quotidiana di tutti: non si scrive più solo per lavoro o per studio, ma anche per diletto o per socialità. La moltiplicazione dei “luoghi della scrittura” - il proprio PC, le e-mail, un blog, i forum, le chat o le liste di discussione - corrispondono a una proliferazione di nuovi stili espressivi finora sconosciuti. A un livello ancora più basso del discorso, l’uso di un banale - si fa per dire - Word Processor può implicare un approccio alla composizione dei testi completamente rinnovato. Franca Orletti, professoressa di Linguistica e Glottologia presso l’Università di Roma Tre, ha documentato diversi esperimenti condotti negli anni ’80 e ’90 negli Stati Uniti e in Italia con scrittrici/ori esperte/i e meno esperte/i da cui emergono diversi dati interessanti (Orletti, 2004). La scrittura elettronica predilige il flusso dei pensieri, se così possiamo chiamarlo. Per dirla con Umberto Eco nel Pendolo di Foucault “(con il computer) le dita fantasticano, la mente sfiora la tastiera, via sull'ali dorate…” (Eco, 1988). E’ frequente l’uso del WP, infatti, come strumento per facilitare, attraverso la scrittura, la scoperta dei propri pensieri, che prendono forma senza seguire un pianificazione preliminare. Se la scrittura con carta e penna non sempre incoraggia radicali trasformazioni testuali che portano lo scrivente a sforzarsi per produrre un draft quasi perfetto e di lunghezza contenuta, la scrittura al computer, invece, smussa queste difficoltà: l’uso del WP assottiglia molto la fase della “scrittura interna” o della pianificazione del testo a vantaggio, al contrario, di una continua revisione mentre la quantità di testo prodotto cresce sensibilmente a fronte di un minor tempo impiegato.

L’approccio alla revisione, in ogni caso, non è sempre condotto sul testo nel suo insieme, piuttosto a livello più localizzato. Ali Wyllie, (Wyllie, 1993) ricercatrice presso la Open University, ha condotto una ricerca che l’ha portata a dividere le/gli scrittrici/ori che fanno uso di WP in cinque categorie, ciascuna con caratteristiche specifiche. La ricercatrice ha notato che la categoria che prevale fra le cinque è quella delle/gli “scopritrici/ori-pianificatrici/ori”, cioè di coloro che procedono a una prima stesura del testo che verrà revisionata ed ampliata in seguito. La lettura sul monitor, però, non facilita questa fase di revisione perché consente di vedere il testo “a blocchi”, o meglio “a schermate” dal momento che la pratica dello “scrolling” risulta poco agevole per una/o scrittrice/ore immersa/o nell’operazione di scrittura. Il risultato è che i testi prodotti al computer, e soprattutto destinati a una lettura al computer, hanno molto spesso un carattere frammentario e una struttura “a blocchi”.

Non è un caso che una buona pratica nella realizzazione di contenuti per siti web emerge proprio dalla riflessione su queste peculiari caratteristiche del testo visualizzato su schermo: una buona regola per il webwriter è di scrivere testi brevi, che stiano in una schermata del monitor, che non costringano a “scrollare” a lungo o che, quantomeno, siano divisi in “unità informative” brevi, parcellizzate e segnate da indicatori semantici che ne segnalino la funzione informativa. Come ci ricorda Luisa Carrada, ideatrice del sito www.ilmestierediscrivere.com, copywriter e editor di un’azienda di hi-tech:

“Quando si scrive per il web, il design è parte integrante del processo della scrittura. Anche il testo viene presentato come grafica e come immagine. La grafica, a sua volta, può essere letta come un testo e può fornire maggiori dati e informazioni di un'intera pagina scritta. E anche il vuoto e lo spazio bianco acquistano la loro importanza: indirizzano e fanno fermare lo sguardo.” (Carrada).

E allora ecco che la scrittura per il web fa uso della tabella come elemento strutturale indispensabile - anche se non ce ne accorgiamo le pagine web realizzate professionalmente sono interamente costruite con tabelle invisibili in cui viene distribuito il testo – del grafico, dello schema e dell’immagine come imprescindibili complementi del testo scritto.

Ma il content design non viene in aiuto solo alla scrittura per il web. La facilità con cui ai testi si può conferire un aspetto strutturato, ordinato e gradevole, facilita senza dubbio le operazioni di lettura anche dei testi pensati per la diffusione a stampa, soprattutto di tipo funzionale. Uno degli strumenti con cui questa pulizia del testo si può realizzare è l’outliner o, per dirla con termini più familiari, la Visualizzazione Struttura di Word, che in pochi passaggi consente di pianificare la scaletta di un testo e di generare da essa automaticamente un sommario. L’uso sistematico di questo strumento consente di maturare una consapevolezza e un controllo dei processi dell’elaborazione del pensiero e conseguentemente delle strategie di composizione di un testo. L’impaginazione e tutti gli altri elementi paratestuali, infine – con l’uso di tabelle e marcatori di stile - perfezionano il lavoro rendendolo più chiaro e facilitando una comunicazione trasparente ed efficace.

La consapevolezza verso le nuove potenzialità della videoscrittura ha avuto dei risvolti positivi anche nella vita del cittadino. E’ del 1997 il Manuale di stile (Il Mulino, 1997), curato da Alfredo Fioritto e uscito nell’era Bassanini che inaugura nelle amministrazioni pubbliche una rinnovata quanto insperata attenzione per la chiarezza della comunicazione verso il cittadino. Questo manuale, diviso in tre parti, fornisce, tra le altre cose, una guida a una corretta impaginazione e strutturazione del testo, resa più facile proprio in virtù degli strumenti di cui i moderni WP dispongono.

Ma se la ricaduta più consistente che i tool inclusi negli editor hanno avuto sui testi riguarda soprattutto la chiarezza, un più efficace e – paradossalmente – un meno mediato approccio alla composizione, è il diffuso uso di internet come nuovo spazio dello scrivere (Bolter, 2001) a completare la rivoluzione inaugurata dal testo digitale. Tra le tappe più significative dell’evoluzione della scrittura ipertestuale si può annoverare la nascita dei cosiddetti Content Management Systems che hanno condotto alla sperimentazione di nuove relazioni tra scriventi e la nascita di nuove identità frammentarie, diffuse, distribuite, collettive e indistinte.

I due fenomeni più interessanti, da questo punto di vista, sono i Blog e i Wiki che conferiscono al semplice ipertesto una dimensione del tutto nuova.

Chi scrive su un blog lo fa da una posizione autoriale poco o per niente autoritaria ed è preparato a ricevere giudizi su quello che ha scritto da altre persone che lo giudicano da pari. Il blogger dà espressione, quindi, a una forma di comunicazione che si propone di dar voce alla base, in un ambiente aperto e in un’ottica di sharing. L’uso dei commenti, dei permalink e del libro dei contatti degli amici crea intorno ai blog una vera e propria rete, un ambiente - la blogosfera - caratterizzato dalla socializzazione dei pensieri che costantemente si rimescolano, migrano, mutano.

Se l’uso di blog ha prodotto un tipo di scrittura che possiamo definire reticolare con i wiki, la scrittura vira verso il collaborativismo che decreta la quasi scomparsa dell’identità autoriale a favore di un’inclusività e una partecipazione virtualmente infinite. Oggi i Wiki, oltre che per la realizzazione di progetti di scrittura collettiva (vedi ad esempio Wikipedia) sono un valido strumento per la didattica a distanza che segue il modello collaborativo. Il loro uso è avallato dalle teorie dell’apprendimento di stampo costruttivista, che dimostrano che la conoscenza si acquisisce solo quando si entra attivamente insieme ad altri apprendenti nel processo della sua costruzione.

Ma in che modo i blog e i wiki sono tanto importanti in quel processo di evoluzione antropologica di cui parla Lévy? Fin dai tempi di Platone la scrittura è stata considerata inseparabile dal pensiero e quest’ultimo dalla mente e dall’io. Il concetto di soggettività nel pensiero occidentale è fortemente legato alla filosofia cartesiana per cui l’identità del soggetto è inscindibile dalla sua capacità di pensare: l’essere è il pensiero, cogito ergo sum. Come ci ricorda Bolter:

“L’io pensante cartesiano può essere immaginato come uno scrittore che redige il proprio testo mentale e perciò se ne assume la responsabilità… Quando proclama “penso, dunque sono”, in effetti egli sostiene che quel testo lo legittima in quanto autore. A sua volta, egli procede a legittimare il testo ricostruendo il mondo a partire dalle proprie idee “chiare e distinte”. La filosofia cartesiana dà un fondamento filosofico alla classica età della stampa, in cui effettivamente l’autore legittima e insieme è legittimato dai testi che pubblica.” (Bolter, 2001)

In epoca di nuove tecnologie digitali, il nuovo spazio della scrittura offerto dai nuovi media, di fatto rappresenta uno spazio di ri-mediazione della soggettività umana. La mente non è più lo spazio dello scrivere perché la scrittura mentale dell’individualità autoriale ha lasciato il passo a quella reticolare costellata da continue revisioni, e questo carattere, ibrido, fluido, continuamente espansivo, collaborativo della scrittura in rete non porta al riconoscimento di un io unitario, cartesiano, ma di un tipo di identità frammentata, provvisoria, indistinta, priva di confini fra l'io, il tu, il noi..

Se il libro era una buona tecnologia per la concretizzazione dell’io cartesiano, quello della letteratura classica, per intenderci, del libro di testo, del romanzo storico con pretese universalizzanti e di onniscienza, in cui l’autore aveva un’identità forte e autorevole, la scrittura nel web si presta alla rimediazione e ipermediazione della mente in quanto soggetto fluido, ibrido, non autoconsistente, non essenziale, mobile ma anche più consapevole e libero. In quest’ottica la scrittura riconfigura non solo una nuova identità autoriale e nuovi stili ma anche un nuovo soggetto nonché una nuova/o cittadina/o che si muove in un’agorà dove sono garantite, tra le altre cose, l’inclusione e la partecipazione democratica ai meccanismi della politica, della civica convivenza, della costruzione della cultura e dell’informazione.


Bibliografia

P. Lévy L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, 1996.

P. Samuelson, The Digital Dilemma: Intellectual Property in the Information Age, National Academies Press, 2000

F. Orletti e A. Bertoluci “Il laboratorio di scrittura a scuola” in F. Orletti (a cura di) Scrittura e nuovi media, Carocci, 2004.

U. Eco, Il Pendolo di Foucault, Bompiani, 1988.

Ali Wyllie, “On the road to discovery: A study of the composing strategies of native and non-native academic writers using the word processor” in Elspeth Broady (Ed.) Second Language Writing in a Computer Environment. CILT Publications, 2000.

Luisa Carrada, http://www.ilmestierediscrivere.it

J.D. Bolter, Lo spazio dello scrivere, V&P Università, 2001


Articolo tratto da TechnéDonne

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