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Resoconto dell'inaugurazione - aperitivo del Laboratorio TechnéDonne

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TechnéDonne è il progetto presentato a Bologna lunedì 12 giugno all’aperitivo-inaugurazione tenutasi in via San Felice 22/3, presso una delle sedi dell’Associazione Orlando, e che ha lo scopo di fornire un servizio tecnico informatico gratuito per le donne.

Il progetto, che include un servizio di help-desk attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.30 presso la stessa sede, nasce all’interno del programma di iniziativa comunitaria Equal, e dalla sinergia di una partnership, di cui Orlando è capofila, che coinvolge enti e associazioni come Ecipar, Cineca, Laboratori G. Marconi, l’Università di Bologna - Polo di Forlì, la cooperativa Le Nove e la società di ricerca Links, ossia è il frutto dell’apporto di competenze specialistiche, come quelle ingegneristiche, e dei saperi e delle sensibilità di donne impegnate in politica, dentro e fuori le istituzioni.

Presenti alla inaugurazione due testimonial amiche dell’associazione Orlando come Susy Blady e la scrittrice bolognese Grazia Verasani.

L’esperienza di “Technèdonne” è ispirata ad un principio di fondo, ossia quello che le tecnologie non sono neutre, ma rispondenti a modelli, interessi e punti di vista determinati, e che a loro volta condizionano la distribuzione di risorse e potere in conformità di quei modelli e che il coinvolgimento delle donne nel loro utilizzo, possa consentire di metterne in luce il carattere sessuato decostruendo gli stessi.

Il sapere tecnologico infatti, si è sviluppato sull’immagine e sul simbolico maschile, proponendosi come oggettivo, neutro, e veicolo di un’informazione divenuta a sua volta un valore supremo, cui il mondo telematico consente sempre nuove vie di accesso.

“Ma troppa comunicazione porta solo all’assenza di comunicazione, cosi come un eccesso di informazione produce rumore, ma non per questo conoscenza e tanto meno consapevolezza”, come ha sottolineato durante la presentazione Marzia Vaccari, coordinatrice del progetto ed una delle ideatrici del Server Donne, che lo scorso anno ha festeggiato i suoi primi dieci anni di vita e che rappresenta un fondamentale tentativo di declinare al femminile, attraverso parole chiave rappresentative della soggettività delle donne, la ricerca di informazione nel web.

“Un esempio per tutti”, continua l’informatica “è dato dall’episodio emerso alla cronaca qualche tempo fa di un bambino di scuola elementare che, incaricato dalla maestra di fare una ricerca su internet sull’olocausto, è incappato, interrogando Google, in un sito neonazista che negava l’esistenza stessa dell’olocausto”.

Da qui l’esigenza duplice per le donne, cui “Tecnèdonne” tenta di dare una risposta, da un lato di non essere escluse dal sapere tecnologico, rifiutando lo stereotipo della distanza femminile dal medesimo, dall’altro l’esigenza di pensare un modo diverso di fare informazione e produrre riflessioni, diffondere altre voci, visioni, ed un simbolico diverso rispetto a quello dominante.

Il progetto quindi si articola in un laboratorio, in corsi di formazione per assistenza tecnica, nella creazione di un magazine, oltre alla creazione di un software contro la pornografia e all’ambizioso programma di dar vita ad una cercatrice di rete, alternativa a i più comuni motori di ricerca, contro lo spamming della pornografia e con parole chiave che tengano conto della differenza di genere.

(Delt@) Cristina Karadole

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