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Summit sulla Società dell'Informazione e questione di genere: guerra di parole in stato repressivo

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Dal 16 al 18 novembre a Tunisi si è svolta la seconda fase del Summit Mondiale sulla Società dell’Informazione (World Summit on Information Society-WSIS), un evento organizzato dall’ITU (International Telecommunication Union), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa delle norme internazionali e degli standard per le telecomunicazioni.

Giunto in seguito ad un ampio numero di iniziative dell’ONU nel campo delle tecnologie della comunicazione, questo evento rappresenta il momento conclusivo di un processo di due anni iniziato a Ginevra nel 2003 e avente l’obiettivo di creare una società dell’informazione aperta e inclusiva.

Tale scopo a Tunisi si è scontrato paradossalmente con l’assenza del rispetto dei diritti umani e della libertà di espressione. L’iniziativa dell’ONU infatti si è svolta in un paese dove la censura e la repressione del dissenso sono strumenti usati abitualmente dal presidente tunisino Ben Ali. Durante i giorni del Summit alcuni giornalisti sono stati picchiati dalla polizia, siti internet “non graditi” sono stati oscurati, il premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi non è stata ripresa dalla televisione locale durante il suo intervento alla cerimonia di apertura e non ha potuto tenere la conferenza stampa prevista.

Molte ONG per protesta hanno cancellato i propri appuntamenti, tra i quali c’era la presentazione del Manuale di valutazione e metodologia di genere nell’uso delle tecnologie della comunicazione, pubblicato dal programma femminile dell’Associazione per la Comunicazione Progressiva. Le organizzazioni femminili partecipanti al Summit hanno pubblicato un documento contro le violazioni della libertà di espressione e di riunione, in cui hanno denunciato gli atti violenti subiti da coloro che si sono battuti per il rispetto dei diritti umani fondamentali.

Anche all’interno dei lavori il Summit non si è distinto per iniziative e impegni concreti mirati a risolvere le grandi disuguaglianze riguardanti lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ovvero il divario tra il Nord e il Sud del mondo e quello di genere, che riguarda in misura diversa tutti i paesi.

Il minore accesso alle TIC da parte delle donne è stato il focus dell’attività del Comitato di Genere, un gruppo formato dai rappresentanti del settore pubblico, del settore privato e della società civile, la cui finalità è stata di condividere informazioni e idee sui metodi per includere l’uguaglianza di genere e la partecipazione femminile nei programmi del WSIS.

Il Comitato di Genere ha proposto una serie di azioni necessarie per ridurre il divario di genere nella società dell’informazione:

  1. sviluppare programmi specifici per il potenziamento delle capacità femminili;
  2. realizzare analisi di genere della partecipazione alla società dell’informazione, attraverso l’introduzione di dati disaggregati;
  3. garantire una piena partecipazione femminile nel settore dei media e delle tecnologie della comunicazione;
  4. facilitare e incoraggiare le donne al ruolo di membri delle delegazioni nazionali e rappresentanti della società civile e del settore privato, stabilendo una soglia minima del 30%;
  5. promuovere progetti che usino le TIC per le donne delle zone rurali, delle aree in guerra e per coloro che soffrono del virus HIV/AIDS.

La stesura dei documenti ufficiali delle fasi del WSIS ha rappresentato momenti cruciali per l’attività di mainstreaming di genere, che Heike Jensen, docente al dipartimento di studi di genere dell’Università di Berlino, ha definito una “guerra di parole”. Il Comitato di Genere si è battuto per inserire nelle dichiarazioni espressioni relative al rispetto delle esigenze femminili nei piani di sviluppo delle TIC e all’adozione di impegni concreti, da parte degli attori coinvolti nel Summit, per ridurre il divario di genere.

Da Genova a Tunisi le richieste del Comitato hanno trovato uno spazio sempre più ridotto e sono state ostacolate nella loro realizzazione anche da un blocco di potere formato dagli Stati Uniti, dal Vaticano e dalla Confederazione dei Paesi Islamici, contrario all’autodeterminazione delle donne.

Durante la prima fase erano stati redatti il Piano d’Azione e la Dichiarazione dei Principi, due documenti che hanno delineato le priorità da affrontare e le linee guida da seguire nei lavori del WSIS.

Il Comitato di Genere aveva criticato la visione eccessivamente semplicistica contenuta nelle due dichiarazioni programmatiche del Summit, denunciando l’assenza di analisi riguardanti i processi sociali profondi che determinano l’accesso alle risorse e le relazioni tra gli individui di una società. Le donne erano state considerate come temi di “interesse speciale” e non come soggetti attivi nella creazione di una società dell’informazione democratica e sostenibile.

A Ginevra i rappresentanti dei diritti delle donne avevano promosso una campagna di protesta contro l’inadeguato interesse per la questione di genere, indossando delle magliette sulle quali era stampato il cosiddetto “paragrafo mancante”. Tale espressione si riferiva all’esclusione dalla Dichiarazione dei Principi di un paragrafo in cui si affrontavano le modalità per la riduzione del divario di genere e per la promozione dell’empowerment delle donne attraverso le TIC.

La seconda fase, che doveva essere il “momento delle soluzioni”, come ha affermato Yoshio Utsumi, Segretario Generale dell’ITU, ha affrontato le questioni relative ai meccanismi di finanziamento e all’Internet governance, temi lontani dall’interesse per gli effetti sociali delle TIC e per l’uguaglianza di genere.

Il dibattito sulle fonti di finanziamento per lo sviluppo delle TIC si è interamente basato sulla disputa, rimasta irrisolta, tra i paesi del Sud del mondo, che sostengono la necessità di istituire nuovi metodi di finanziamento e i paesi ricchi (Stati Uniti, Unione Europea e Giappone), che si oppongono a questa proposta.

Le differenze economiche tra le donne e gli uomini, che sono tra le cause principali del diverso accesso alle tecnologie e sono parte delle strutture sociali e politiche delle società contemporanee, sono state completamente ignorate.

L’Internet governance, il secondo grande tema di Tunisi 2005, è una questione molto ampia che riguarda le modalità di gestione della Rete, il contesto normativo in cui si sviluppa e l’influenza dei singoli paesi nel processo decisionale che la riguarda. Una soluzione adottata è stata la creazione di un forum sul governo della rete al quale parteciperanno governi, imprese e società civile e che si riunirà entro il primo semestre del 2006. Tale decisione rappresenta un passo avanti verso l’internazionalizzazione del governo di Internet, fin ora controllato dagli Stati Uniti attraverso l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), la società deputata alla registrazione dei domini internet e custode unico della tecnologia che consente il collegamento tra gli indirizzi web e i siti relativi.

Karen Banks, una delle 9 donne facenti parte del gruppo di lavoro sul governo della Rete, composto da 39 membri, ha sostenuto che i lavori sulla Internet Governance hanno seguito modalità trasparenti e stimolanti per la partecipazione di ogni soggetto presente.

I risultati ottenuti sono stati la ripetizione nei documenti finali, l’Impegno di Tunisi e il Tunisi Agenda, di concetti e realtà già emerse a Ginevra: l’importanza di promuovere la piena partecipazione delle donne nella società dell’informazione e nei processi decisionali ad essa relativi e l’utilizzo di dati disaggregati per misurare i divari esistenti nell’accesso alle TIC.

Tunisi è stata quindi la conferma che nel processo del WSIS è mancata la volontà di prendere decisioni concrete per risolvere le disuguaglianze della società dell’informazione e oggi rimane la speranza che in un futuro molto prossimo le parole, per cui si è duramente combattuto, si trasformino in cambiamenti reali.

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