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L'Italia è un paese in guerra permamente

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... e non da oggi, infatti siamo da 10 anni in Afghanistan e ora in Libia.

Contro l’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra, e in cui si specifica che viene ripudiata non solo la guerra di aggressione (offesa alla libertà degli altri popoli), ma anche la guerra usata per risolvere le controversie internazionali: anche se avessimo ragione in una controversia la nostra legge fondamentale ci vieta di far valere la ragione con le armi e invece ci suggerisce di avviare e attuare tutti gli strumenti di confronto diplomatico e giuridico.

Dunque anche la controversia che ha al suo centro la Libia è tra gli eventi che non si possono affrontare con le armi.
Inoltre partecipiamo a una missione che va contro il dettato della Carta dell’ONU che vieta l’intervento negli affari interni di un paese.

Non siamo indifferenti alle sorti della popolazione libica come non eravamo indifferenti alle sorti dei migranti confinati nei lager di Gheddafi, in forza del Trattato con Tripoli sui respingimenti, votato a suo tempo anche dall’opposizione, e ieri riconfermato dal parlamento, ma siamo consapevoli che gli interventi militari sono fallimentari per l’esperienza del Kosovo (ora grande base militare USA), della Somalia, dell’Iraq, e soprattutto dell’Afghanistan dove nessuno degli obiettivi dichiarati è stato raggiunto soprattutto sul piano umanitario.

Consideriamo l’interventismo umanitario un inganno assoluto, non solo perché per definizione siamo contro ogni guerra ma perché le esperienze passate e presenti lo dimostrano. Si lasciano, al contempo in condizioni inumane i migranti approdati a Lampedusa abbandonati, insieme alla popolazione locale, dalle autorità che dovrebbero occuparsene con una politica dell’accoglienza, nel rispetto di quei diritti umani che sanno “difendere” solo con le armi.

Questi interventi militari si inquadrano in una politica globale che si fonda sull’economia di guerra che mette al centro la vendita e l’uso delle armi. Come si giustifica infatti che la Libia, a fronte di un territorio abitato da circa 7 milioni di abitanti, si riarma, solo nel 2008 per 1 miliardo e 100 milioni di dollari, con l’export bellico ufficiale italiano verso Tripoli che dai 14,97 milioni di euro del 2006 passa ai 111,80 milioni di euro del 2009, con una fornitura illegale di armi leggere da parte dell’industria bellica italiana per 79 milioni di euro? Mentre il riarmo italiano previsto ammonterà complessivamente a 1 miliardo, senza contare le spese militari per le missioni di guerra in cui siamo coinvolti (65 milioni di € al mese solo per l’intervento in Afghanistan).

A fronte dei tagli feroci a scuola, cultura, ricerca, sanità, Enti Locali, ambiente, in Italia vediamo il settore degli armamenti e delle spese militari non subire mai alcuna riduzione, al contrario di quanto avviene in altri paesi europei.
NO ALLA GUERRA NO AI BOMBARDAMENTI,
SOLUZIONE NEGOZIATA E NON ARMATA DELLA CRISI LIBICA
SOSTEGNO ALLE LOTTE DEI POPOLI DEL MEDITERRANEO E DEI PAESI ARABI PER LIBERTA’, DIGNITA’ E GIUSTIZIA.
NO A RESPINGIMENTI E PATTUGLIAMENTI DEL MARE
SI’ ALL’ACCOGLIEZA, SIAMO TUTTE E TUTTI CITTADINE E CITTADINI DEL MONDO
RITIRO DI TUTTE LE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN

Donne in Nero e non solo
Marzo 2011

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