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Haiti, orrore, terrore: sguardi fuori scena! Di Marzia Vaccari

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Shock, trauma, terrore, orrore. A dieci giorni dal terremoto e con l’ultima delle notizie shock riguardante i bambini Inermi spariti dagli ospedali, queste le parole che mi vengono in mente guardando i notiziari di ciò che accade a Haiti. Non ho ulteriori notizie, ho solo alcune brevi osservazioni.

HaitiMi colpisce il tipo di esposizione mediatica data agli accadimenti; la notizia in sé, per avere audience, deve essere rinnovata continuamente, in un’inarrestabile meccanismo di concorrenza tra i vari mezzi di informazione. (via il blog del Giornalaio).

L’evento, in se devastante e terrorizzante, è dai media con tecniche proprie dello spettacolo, arricchito con effetti tali da catturare la nostra curiosità, riducendoci in questi giorni a spettatrici/spettatori. Vorrei sfuggire alla sua tensione, all’essermi riscoperta consumatrice del prodotto fine a se stesso, alienato nella sua bulimica esposizione mediatica. Non tanto fine a se stesso se mi penso un soggetto considerato solo nella mia natura di consumatrice. La shock economy è all’opera: la notizia spettacolare è il prodotto da consumare e il liberismo del mercato cresce all’infinito quando il “politicamente impossibile” è trasformato in “politicamente inevitabile” dallo shock causato dal cataclisma naturale (parole del guru dell’ultraliberismo, Milton Friedman, in occasione della catastrofe di New Orleans).
Le baraccopoli e gli slum haitiani non sono più un problema politico! Anzi con la spettacolarizzazione del cataclisma si possono ottenere tanti e vantaggiosi consensi, uno fra tutti: gli aiuti umanitari sono ingenti e generosi peccato che “distribuire cibo e acqua con gli elicotteri” premia solo il più forte, tutti gli altri soccomberanno e non saranno altro che “vittime Inermi”.

In pochi mesi è la seconda volta (la prima in occasione della morte di M.Jackson) che provo quasi una pulsione compulsiva e irrefrenabile a consumare “orrore”. Quanti morti? Come? Dove? E i corpi? Come? Dove? 111mila e 500 il numero dei morti accertati con gravissimi problemi di epidemie. Ora, un piccolo salto: smettere di consumare e sublimare in queste poche righe, la paura, della mia/nostra fragilità di fronte alla morte. Con questa, forse, sterile sensazione in animo sono riandata a Adriana Cavarero quando descrive il movimento di sguardi: “l'orrore non riguarda mai solo l'altro: dal volto dell'altro, implacabilmente ci guarda e ci interpella”. L’esposizione mediatica della morte di una star e delle morti di queste migliaia di Inermi mi mettono di fronte alla mia paura della morte. E soprattutto, su di me,ottengono quel passivo effetto di consumare orrore.”.

Così la spettacolarizzzazione, anzi l'intrinseca mediaticità di questa tragedia, non deve fare velo alla materialità della sofferenza degli Inermi. Per giorni abbiamo sentito notizie riguardanti l’aereoporto di Port-au-Prince che non può assicurare l’arrivo degli aiuti umanitari per il monopolio americano del suo traffico: invece Hillary Clinton e il carrozzone mediatico ha potuto atterrare per mettere in scena l’ennesimo atto del dramma potenti/impotenti della Terra.

Queste poche righe sono un tentativo di togliere il velo e provare ad avviare percorsi di diversa lettura delle informazioni e delle notizie che i media mainstreaming ci impongono. Sulla Rete Naomi Klein attraverso il suo sito ha di recente pubblicato un appello dal titolo “Haiti: fermarli prima che impongano un’altra volta lo shock” riferendosi alle politiche e le idee che certe lobby politiche statunitensi hanno sugli accadimenti catastrofici. Nel Manifesto di oggi viene riportato l’intervento di N.Klein al programma di Amy Goodman “Democracy Now” in onda quotidianamente su 800 tv degli Usa, dove trovo citata l’affermazione della Heritage Foundation: «Oltre a fornire immediata assistenza umanitaria, la risposta degli Stati uniti al tragico terremoto di Haiti offre l'opportunità di ridisegnare il governo e l'economia haitiane che da lungo tempo non funzionano, e di migliorare l'immagine pubblica degli Stati uniti nella regione».(M.Matteuzzi, “Haiti è di nuovo Americana”)

Tempo fa sull’uragano Katrina oggi sul terremoto di Haiti gli adepti della «shockterapia» traggono enormi vantaggi dalla delegittimazione politica, via spettacolarizzazione dei disordini provocati dagli Inermi di Haiti, della popolazione colpita che non si trova in condizione di negoziare gli aiuti.

Forse possiamo “fare qualcosa” agendo una presa di parola pubblica per garantire che aiuti finanziari all’economia haitiana siano sovvenzioni e non prestiti difficilmente restituibili. Chiede questo la Klein, qui da un altro punto di osservazione possiamo rilanciare le sue notizie e proporle come strumento per avere un diverso sguardo sull’orrore delle migliaia di vite spezzate e delle condizioni di vita dei sopravvissuti.

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