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In nome di una politica delle donne ancora da inventare, di Giancarla Codrignani

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Care amiche, entro anch'io nei vostri discorsi di dolore e impotenza. Credo che non sia sopportabile, neppure psicologicamente, la sovrapposizione di due argomenti come la laicità e lo strazio della guerra, soprattutto se li argomentiamo come donne.

Davanti alla fede religiosa: anche a me - che credo che dio sia uno solo, a prescindere dai nomi con cui è nominato - è sembrato perfino bella la preghiera islamica nella nostra piazza. Credo che, se anche noi donne diventeremo competitive, non ci perderemo a competere su come si può pregare nei differenti contesti. Ma è stato "normale" (e sembra che lo sia ancora) per usare il diritto di proprietà anche del nome di dio e, soprattutto, della verità; è così che ci sono state le guerre di religione. Noi donne, vittime o complici, non esistiamo neppure dentro le logiche di potere delle religioni: non c'erano le islamiche in piazza maggiore, e nessuna cattolica può guidare la preghiera nella sua chiesa. In astratto saremmo le migliori artefici di un regime di laicità. Ma nessuno accoglie le riflessioni delle teologhe femministe.

Anche su ciò che è accaduto/accade a Gaza ci sono distinzioni da fare. Primo: si deve dolorosamente "prendere atto" dell'incapacità di tutti i poteri internazionali di risolvere un conflitto in atto da 62 anni. Secondo: questo attacco, come gli altri, era prevedibile, quindi "prevenibille"; ma nessuno, né la diplomazia né le leadership pacifiste riescono a fare prevenzione di nessun conflitto. Terzo: quando c'è già la guerra e non c'è più rimedio, si può agire con la solidarietà e l'assistenza alle vittime e/o fare agire la politica. Quarto: la politica non può che essere mediazione e non può prendere posizione "a fianco" di una sola parte, perché significa assumere la logica amico/nemico e schierarsi: non aiuta perché si deve arrivare a proposte condivise. Quinto (e più importante): è assolutamente vietata l'ignoranza. Per esempio, boicottare i commerci è una misura possibile, contestare il commerciante ebreo è da idioti perché l'ebreo è un cittadino italiano.

I cinque punti sono tutti "neutri" e le donne vivono un'impotenza in più: anche le più femministe di noi firmano i documenti comuni e vanno alle manifestazioni comuni. Eppure c'è tutta una letteratura di donne che ragionano sulla guerra, sui problemi internazionali e perfino sull'etica re sulla teologia. Manca - dispiace doverlo riconoscere - una "politica delle donne". Che è tutta da inventare.
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