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Dura presa di posizione del COM.IT.ES di Tel Aviv verso l'Associazione delle Ong italiane

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Nonostante le tante immagini e le parole non sempre esatte dei media, e nonostante l'indignazione di questi giorni sia sfociata in pochissime iniziative, il mondo dell'associazionismo e della società civile da anni impegnati in Palestina ed a Gaza è presente, ma come sempre troppo poco visibile. Ma parole chiare di condanna vengono spese. E differenti idee sono state espresse. Pubblichiamo il comunicato stampa della Piattaforma delle ONG per il Medio Oriente (di cui l'Associazione Orlando fa parte insieme ad una trentina di altre ong italiane coinvolte nel MO), trasmesso alle agenzie il 30/12/08, e la dura replica del COM.IT.ES di Tel Aviv al comunicato medesimo.

COMUNICATO STAMPA - Ufficio Stampa Associazione ONG Italiane

Gaza: Basta, Fermatevi, Fermiamoli !!!!!!

Roma, 30 dicembre 2008. Quasi 300 morti palestinesi e due morti israeliani in due giorni. Questi morti pesano. Pesano di più sulle coscienze di chi potrebbe fermare la guerra in Medio Oriente e non lo fa. Per questo, diventa sempre più difficile ascoltare i comunicati della diplomazia e della politica, parole calibrate, studiate per dire ma non troppo, per bacchettare quelli che si dicono essere due belligeranti, parole studiate per coprire una sostanziale connivenza con chi in questi due ultimi giorni ha sganciato tonnellate di bombe sulle città e i villaggi della striscia di Gaza, ma senza esagerare, per non urtare suscettibilità o note di richiamo alle proprie rappresentanze, dichiarazioni dovute ma vuote di volontà politica, segnate da una implicita corresponsabilità di non essere in grado di fermare i missili artigianali che spaventano la popolazione israeliana e scatena incursioni dell'esercito israeliano che massacrano decine di palestinesi già stremati dall'assedio e dalla fame. Fermi, addomesticati, impotenti, interdetti, obbligati ad assistere da oltre 18 mesi, all’isolamento di un milione e mezzo di persone, uomini, donne, bambini, sotto scacco di un doppio conflitto, quello interno tra opposte fazioni, Hamas e Fatah, e quello con Israele, che dal 2005 ha di fatto isolato Gaza, con un’azione unilaterale di fuoriuscita, tutta tattica politico-militare di disturbo, ma nulla a che vedere con l’auspicata politica di pace. Ci penserà Obama, si sente dire, riecheggiando l’arrivo dei nostri , la tromba del 7° cavalleggeri.

Una comunità internazionale incapace di far rispettare le regole minime di convivenza, di rispetto dei diritti umani, di uso della politica e della diplomazia per risolvere il “conflitto irrisolto” del XX Secolo, che non è solo tra palestinesi ed israeliani ma è il viatico per la pace o per la guerra nel nostro secolo, il XXI. In gioco vi è la stabilità dell’intera regione, tra i paesi arabi e Israele, vi sono i rapporti tra il mondo arabo ed i paesi occidentali, in gioco vi è lo scontro per l’accesso alle risorse naturali e per costruire una società più equa e con più giustizia, più democrazia, meno furbi e speculatori.
v Tutti sanno che i morti di Gaza sono il seme di nuova violenza e di nuovi scontri, nuovo terrore e nuove azioni militari, nervi contro muscoli, odio e vendetta, ed è incredibile quanto drammatico vedere che alla vigilia delle scadenze elettorali in Israele, la sfida tra i diversi contendenti abbia preso questa strada e non quella del dialogo, della trattativa e della pace. Come se la sicurezza ed il futuro dei cittadini di Israele passasse per la soluzione finale, per l’eliminazione dei palestinesi e di tutti gli arabi del Medio Oriente.

Quanto e cosa di più drammatico dobbiamo aspettare affinché i governi ed i parlamenti dei paesi membri dell’Unione Europea, principale partner commerciale di Israele e principale finanziatore dell’Autorità Palestinese, come tutti i politici amano ricordare, non si decidano ad utilizzare il proprio peso economico e politico, per dire basta !!!!!

Se vogliamo salvare i due popoli, se vogliamo costruire un futuro di pace e di benessere, tutti sappiamo cosa fare, dobbiamo far tacere subito le armi, dobbiamo isolare chi vuole la guerra e lo scontro tra civiltà, dobbiamo sostenere chi è pronto al dialogo ed a trattare con il nemico, dobbiamo condizionare i rapporti economici e politici con Israele alla fine immediata dell’occupazione dei territori palestinesi e della costruzione delle colonie dentro i confini del 1967, dobbiamo liberare Gaza, dobbiamo garantire la sicurezza della popolazione d’Israele, dobbiamo portare le due parti al negoziato con la partecipazione dei paesi arabi, per costruire le condizioni della nascita dello stato palestinese e la soluzione per Gerusalemme e per i profughi.

I morti di Gaza come i morti di tutti questi anni debbono essere un monito per tutti a dire basta ed a richiedere una azione internazionale immediata, non c’è più tempo, non c’è più pace, fermiamoli, fermatevi.

Ufficio Stampa Associazione ONG Italiane - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cell. 338.3032216 - Tel: 06 6832061 – Fax: 06 6872373




Replica del Comites al comunicato stampa delle ONG italiane del 30 gennaio.
Il Comites di Israele alle Ong Italiane: "Fermatevi, riflettete!"

"Le Ong italiane deliberatamente ignorano che il conflitto in corso non è tra il Popolo ebraico e il Popolo palestinese, bensì fra il movimento terrorista Hamas e lo Stato di Israele, di cui il Hamas nel proprio Statuto proclama la distruzione (oltre alla morte di tutti gli ebrei, vedi articolo 7)"

Il COM.IT.ES Tel Aviv-Israele prende atto con sincero dolore e viva preoccupazione dell'appello diramato dall'Associazione Ong Italiane in seguito all'acuirsi del conflitto armato a Gaza e in Israele. Il COM.IT.ES in quanto responsabile della tutela degli interessi degli 11,000 cittadini italiani presenti sul territorio, ha il dovere di agire nei confronti degli stessi cittadini, delle autorità e dell'opinione pubblica sulla base di una analisi ben meditata e documentata dei fatti, e di una ben precisa aspirazione alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo economico e al benessere dell'intera società. E tutto questo alla luce di valori democratici e liberali che derivano da una profonda tradizione civile italiana. In questo spirito, il COM.IT.ES. Tel Aviv-Israele auspica un'immediata cessazione di tutte le attività belliche, il rilascio del prigioniero israeliano Gilad Shalit, il ritorno alla normalità della vita civile nella regione di Gaza e limitrofa, la pronta ricostruzione dei danni materiali che sono stati causati in questi giorni, e una intensa assistenza sanitaria e psicologica a tutte le persone tanto duramente provate dal conflitto": inizia così la nota del Comites di Tel Aviv-Israele, che da Gerusalemme commenta ciò che sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, analizzando le cause e proponendo eventuali soluzioni, e aggiungendo il suo appello al cessate il fuoco immediato a quello di tutto il mondo.

In particolare, il Comites di Israele critica l'Associazione delle Ong Italiane, che di recente aveva diramato un documento "ispirato a prima vista da nobili fini umanitari", come si legge nel comunicato del Comites, ma che "è invece una chiara presa di posizione politica a favore di una delle due parti coinvolte nel conflitto. Chiunque abbia un minimo acume politico sa che per modificare la situazione in corso esistono due vie: una è quella di assumere posizioni di mediazione tali da suscitare il rispetto e l'accettazione delle due parti, l'altra è quella di fiancheggiare apertamente una delle due parti. Le Ong hanno scelto la seconda strada, con inevitabili conseguenze".

"Le Ong italiane deliberatamente ignorano che il conflitto in corso non è tra il Popolo ebraico e il Popolo palestinese, bensì fra il movimento terrorista Hamas e lo Stato di Israele, di cui il Hamas nel proprio Statuto proclama la distruzione (oltre alla morte di tutti gli ebrei, vedi articolo 7). Il Hamas ha rifiutato di trattare con Israele, che non riconosce, fin dal primo momento dopo lo sgombero totale della zona di Gaza da parte degli israeliani nell'agosto del 2005. Da quel momento Hamas aveva un'occasione senza precedenti di porre le basi per la ricostruzione economica della Palestina, grazie anche ai numerosi aiuti provenienti dall'estero e dalle stesse Ong italiane; poteva provvedere ai problemi della salute, dell'impiego e dell'assistenza sociale nei confronti dei propri cittadini; e poteva iniziare a costruire una società civile palestinese basata sul dialogo interno, nelle nuove condizioni di autonomia create nel 2005.

Invece di tutto ciò, il Hamas ha scelto fin dal primo giorno la guerra civile con le altre fazioni palestinesi, l'annientamento delle Comunità Cristiane palestinesi, e l'azione terroristica contro la popolazione civile di Israele, attraverso lanci di missili sugli abitati e missioni suicide. L'obiettivo dichiarato della distruzione di Israele è pietosamente sproporzionato alle possibilità effettive del Hamas, e tuttavia viene perseguito giorno dopo giorno con ostinato fanatismo. Anche se i crimini perpetrati contro i civili israeliani sono gravissimi, chi paga il conto sono i cittadini palestinesi, mentre la classe dirigente del Hamas si nasconde nei bunker ricolmi non di grano e medicine, ma di armi e munizioni.

Dal 2000 in avanti Israele subisce un quotidiano lancio di missili provenienti dalla zona di Gaza. Proviamo a simulare con i capoluoghi di provincia italiani la situazione effettivamente vissuta dalla popolazione israeliana nelle vicinanze di Gaza nel corso degli ultimi otto anni. Nelle città situate fino a 10 km. dal confine, come a Sderot, gli abitanti hanno a loro disposizione 15 secondi di tempo dal momento dell'allarme per mettersi al riparo nei rifugi antiaerei. Sarebbe il caso di Como, Gorizia e Trieste. A 20 km. di distanza dal confine, come ad Ashkelon e a Netivot, avrebbero 30 secondi di tempo gli abitanti di Aosta, Verbania, Varese, Sondrio e Udine. A 30 km. dal confine, come ad Ashdod, Kiryat Malachi, Kiryat Gat, Rahat e Ofakim, avrebbero 45 secondi gli abitanti di Cuneo e Lecco. A 40 km. dal confine, come a Beer Sheva, avrebbero un intero minuto gli abitanti di Imperia, Torino, Biella, Milano e Bolzano.

Questa situazione sarebbe intollerabile in Italia, e lo è di fatto in Israele. Lo stesso pensiero è stato espresso da esponenti autorevoli del mondo arabo, come il Presidente dell'Autorità Palestinese Abu Mazen a Ramallah, il Presidente egiziano Housni Moubarak, e i governanti dell'Arabia Saudita. La critica al Hamas proviene in primo luogo dall'interno del mondo arabo. Chi invece appoggia le attività del Hamas sono i dirigenti fondamentalisti dell'Iran, il governo siriano, il movimento Jihad islamico, e il Hizbullah in Libano.

L'odierna scelta di campo delle Ong italiane le allinea con coloro che hanno voluto e causato la morte dei 173 di Mumbai, dei 190 di Madrid, dei 3000 dell'11 settembre 2001. È la stessa logica di chi ha causato le vittime di Piazza Fontana, della strage di Brescia, dell'Italicus, e della Stazione di Bologna: proclamare i propri scopi politici con il massacro dei civili innocenti.

Le Ong Italiane, nello scegliere spregiudicatamente questa via, si collocano al di fuori di qualsiasi processo di mediazione e si identificano con un regime di attivo appoggio al terrorismo che è estraneo alla cultura politica dell'Italia, ed è stato di fatto ufficialmente condannato dai governi italiani di diverse ispirazioni. La dichiarazione delle Ong costituisce una esplicita rinuncia a qualsiasi ruolo concreto e positivo di mediazione e di aiuto nella annosa e tragica vicenda Arabo-Israeliana, e rende pertanto la voce delle Ong assolutamente marginale e tristemente caricaturale alla luce dei fatti reali. Se lo scopo era di fare del bene, il risultato è un clamoroso autogol. Fermatevi, e riflettete".

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