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Cronache dalle banlieues di Francesca Artioli

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Qui è di nuovo un casino. L'’altro giorno una macchina della polizia ha ammazzato, travolgendoli, due ragazzini di sedici anni che correvano in sella a una mini-moto. La notte stessa gruppi di giovani hanno cominciato a bruciare gli edifici pubblici, il commissariato di polizia, le auto parcheggiate e negozi della loro cité.

Siamo a Villiers-le-Bel, uno dei tanti comuni di questa enorme città, di cui solo il più minuscolo spazio centrale porta il nome Parigi, mentre tutto ciò che sta fuori dalla prima cerchia di viali è spezzettato sotto altre infinte etichette, ben differenziate e ben connotate (a dimostrare che, come sempre, tutto parte dal nome). Nel comune di Villiers-le-Bel si trovano alcune cité, le zone residenziali di edilizia popolare sorte in Francia tra il '’65 e gli anni ’'80, nate per rispondere a un bisogno di case e portate avanti a colpi di migliaia di appartamenti dai magnati del prefabbricato.

Prima di tutto il dramma umano di due bambini che correvano troppo forte, poi il dubbio lancinante, per molti è una certezza, che l’'incidente non sia stato casuale e che l’'atto della polizia fosse volontario. “Trascinati” è la parola che si utilizza per descrivere la scena.

Più tardi la sensazione di assistere a un coro rituale. Poche ore dopo l'’accaduto le voci si levano, ciascuna recita la sua parte e il senso di noia sembra affiorare dietro i toni concitati. “Cittadini francesi che rifiutano il loro paese devono essere mandati nell’'esercito”, “è inutile cambiare l’'architettura se non si fa niente per il sociale”, “serve subito un piano immediato per la salvezza delle banlieues, deve diventare una priorità nazionale”. Ogni anno, ogni mese.

E dietro, lo Stato, enorme macchina fondata su un discorso egualitario impresso nella mente di tutti attraverso la scuola e che in nome di un tale discorso mette in atto i suoi “dispositivi”: definisce, etichetta, indirizza, stabilisce. Nero o bianco, lecito o non lecito, égalité alla caccia della differenza. Così, Villiers-le-Bel è diventata una ZUS (Zone Urbaine Sensibile) e una serie mostruosa di piani, di uffici, di sportelli (che cambiano nome a ogni cambio di governo) cercano di riafferrare i capi del problema senza sapere esattamente in quale momento si siano perduti.

Una mattina a Nantes, cinque o sei di noi sono andati a incontrare due responsabili del comune per la “democrazia locale”, che lì si declina in varie cellule di quartiere incaricate di fare il tramite tra politica e prossimità. Erano due cinquantenni che facevano da vent’'anni lo stesso lavoro con incredibile passione, e che ci hanno elencato come uno scioglilingua i nomi di tutti i dispositivi dello stato, per poi dirci, con sorriso cristallino, “noi torniamo sempre al fondamento, l’'educazione, il lavoro, la casa”.

Così mi chiedo dove sia l'’azione in tutto questo, come si faccia a non perdersi nella complessità e nella contraddizione.

aaaaa