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Nawal El Saadawi, che è stata ospite di Orlando, va in esilio di Giancarla Codrignani

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"La donna e il sesso"; "L'uomo e la sessualità"; "La femminilità è l'origine"; "Il volto nascosto di Eva"; "Firdaus"; "Dio muore sulle rive del Nilo". Non sono titoli recenti di una femminista dell'Occidente avanzato. Nawal El Saadawi è una signora egiziana dalla fluente e disordinata chioma bianca, che, laureatasi in medicina, si specializzò in psichiatria e, poi, divenne scrittrice.

Nawal El SaadawiIl suo lavoro l'ha portata, nei manicomi e nelle carceri, a conoscere le "devianze" delle donne. Si è relazionata così con le conseguenze estreme della condizione femminile e ne ha sempre fatto argomento pubblico, fin dagli anni '70 del secolo scorso.
Non è facile essere femminista in Egitto; ma lei l'ha fatto e i suoi libri, vietati in patria, sono stati stampati in altri paesi (arabi e non) diffondendosi largamente, in forma libera o clandestina, fra le donne. E' stata incarcerata, processata e le autorità hanno perfino ordinato a suo marito di divorziare da lei, donna blasfema.

Oggi la massima autorità di Al Azhar, il grande centro religioso del Cairo, ne chiede la condanna per apostasia, a causa di un'opera teatrale, "Dio si è dimesso nel corso del vertice", opera "piena di insulti contro Dio, i profeti, gli angeli", come dice la denuncia del Gran Mufti. Non conosciamo il testo, ma sappiamo che altre volte ha attaccato non Dio e il Corano, ma le interpretazioni del clero e dei fanatici che perseguitano le donne.
Firdaus, del 1972, è "la storia di una donna egiziana" condannata a morte, che racconta in carcere la sua storia a Nawal, la notte prima dell'esecuzione. Ha ucciso uno sfruttatore: l'ha ucciso "con la verità, non con un coltello", dopo una vita di aspirazioni oneste, rese vane perché l'ipocrisia sociale rende più rispettabile la prostituta che non la ragazza onesta, che sogna di andare all'università, ed è obbligata a sposare un vecchio disgustoso.

In nessun paese è facile superare pregiudizi e tabu che legano il genere femminile; ma sull'altra sponda del Mediterraneo si rispecchia una condizione che, quando non è comune, lo è stata. Nawal ha dato e dà voce a donne che, nella tradizione chiusa dell'Islam, sono condannate non solo a subire, ma a subire in silenzio, fingendo per non sentirsi complici di una situazione tragica. E' stata più volte in Italia, a Bologna, al "Centro di documentazione delle donne" e abbiamo conosciuto direttamente la sua intelligenza e la tenacia con cui difende la causa per lei fondamentale, perché il futuro non si salva senza l'apporto consapevole e libero delle donne.

Ora attende di recarsi negli Stati Uniti con il marito: non è sconfitta, ma non può sopravvivere nel suo paese. Non tacerà perché i diritti femminili non solo rappresentano una questione di senso, ma richiedono a tutti il dovere di renderli effettivi, contro il pregiudizio che troppo spesso li subordina al rispetto delle tradizioni locali. Sembra strano che si accettino universalmente le formule chimiche e non la libertà delle donne dalla subalternità, dalle violenze umilianti, dall'infibulazione. Che non sono ubbie del corrotto mondo occidentale.

Il sito di Nawal El Saadawi

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