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Caso Venturelli - Assolto il torturatore Podlech

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E' di questi giorni la notizia dell'assoluzione a Roma del procuratore militare di Temuco Alfonso Podlech, responsabile della morte di Omar Venturelli, padre di Maria Paz e marito di Fresia Cea, l'amica cilena che fu esule a Bologna dove è tornata a vivere stabilmente. Tenendo conto che l'accusa aveva chiesto l'ergastolo, immaginiamo la loro sofferenza e le abbracciamo coralmente. Di seguito l'articolo di Geraldina Colotti (Il Manifesto) sulle motivazioni della sentenza e un'intervista a Maria Paz nel 2010 quando il processo era ancora in corso.

Caso Podlech. Nè verità nè giustizia... Assolto per non aver commesso il fatto. Non esercitabile l'azione penale per il reato di strage. Prescritta l'imputazione di sequestro di persona.
Dopo cinque ore di camera di consiglio, la Corte d'assise di Roma, presieduta da Anna Argento, ha disposto ieri l'immediata scarcerazione di Alfonso Podlech Michaud, ex-procuratore militare nella regione di Temuco, nel sud del Cile, ai tempi di Augusto Pinochet. Podlech, 76 anni, era accusato di diversi omicidi, in particolare di aver torturato e ucciso l'ex sacerdote italo-cileno Omar Venturelli, subito dopo il golpe militare dell'11 settembre 1973. Secondo il pubblico ministero Giancarlo Capaldo, meritava l'ergastolo: durante la dittatura cilena, in qualità di procuratore militare, Podlech aveva emanato un bando di convocazione con il quale intimava a numerosi esponenti dell'università di presentarsi alle autorità. Diversamente, sarebbero stati ricercati in base alla «legge di fuga». Tra gli universitari c'era anche Omar Venturelli, docente di pedagogia all'Università cattolica di Temuco, all'epoca appartenente al Movimento dei Cristiani per il socialismo. Venturelli - sospeso a divinis per il suo impegno in difesa delle terre degli indigeni Mapuche - si presentò al Reggimento Tucapel di Temuco e venne ufficialmente arrestato il 25 settembre 1973, ma non fece più ritorno a casa.

Dal 4 ottobre del 1973, di lui si persero le tracce. La moglie, Fresia Cea, fermata insieme a lui, venne liberata dopo due giorni e non smise mai di cercarlo. Podlech, inseguito da un mandato di cattura internazionale emesso dall'autorità italiana, è stato arrestato in Spagna - mentre era in procinto di recarsi a Praga insieme alla moglie - il 26 luglio 2008. Era accusato di strage, omicidio pluriaggravato e sequestro di persona nell'ambito del processo al cosiddetto "Plan Condor", il patto senza frontiere, ideato dalla Cia negli anni '70. Una rete criminale che consentiva ai dittatori di sette paesi del Sudamerica di sequestrare e uccidere migliaia di oppositori al regime dovunque si trovassero. Il processo Condor riguarda 138 indagati, responsabili di aver torturato e fatto scomparire anche 25 italiani, ed è tutt'ora pendente, anche se la posizione di Podlech è stata stralciata. Poco dopo l'arresto, infatti, l'ex procuratore militare venne estradato in Italia e trasferito nel carcere romano di Rebibbia e poi processato. L'11 marzo di quest'anno, il Tribunale della libertà ne ha disposto la scarcerazione per un breve periodo, ma il dispositivo è stato revocato da lì a poco, per via dell'imminente pericolo di fuga dell'accusato.

Oggi, però, l'ex procuratore militare torna definitivamente libero. Secondo diversi testimoni, giunti espressamente dal Cile, Podlech era direttamente responsabile di abusi e torture. Durante le udienze del processo, la giuria ha ascoltato i dettagli dei trattamenti disumani imposti ai prigionieri, in molti hanno accusato in aula l'ex fiscal e lo hanno riconosciuto. Lui, però, ha sempre negato: «Non ho mai interrogato né torturato, e non ho mai contribuito a far sparire la persona di cui stiamo parlando», ha dichiarato ancora ieri prima della sentenza, e ha aggiunto; «Mi dispiace per quello che è accaduto nel mio paese nel 1973; ma la storia non ha la verità. Mi dispiace che dopo tanti anni esista ancora un clima di vendetta che credevo superato dal tempo». «Se non altro - spiega al manifesto Jorge Ithurburu, presidente della onlus 24 Marzo - siamo riusciti a fargli scontare tre anni di carcere. Ora, però, il timore è che in Cile si compiano ritorsioni nei confronti di questi testimoni». Già due agenti della Brigada investigadora, di origine mapuche, «sono stati messi sotto inchiesta per aver fornito documenti utili al processo al pm Capaldo. Anche il preside dell'Università cattolica di Temuco è stato inquisito per aver rivelato quanto avveniva durante la dittatura. E un altro testimone, Mario Carrille Huenuman, è stato denunciato per calunnia dal figlio di Podlech». Per questo, a giugno, Fabio Porta, parlamentare eletto per l'America latina nelle liste del Pd, ha presentato un'interrogazione parlamentare. «Chi garantisce oggi che su questi accusatori di Podlech non si rovescino rappresaglie?», ha detto ieri. «E ora, che sarà di noi?» ha esclamato Fresia Cea, scoppiando in lacrime insieme alla figlia Maria Paz, alla sentenza. La Procura presenterà appello. Podlech è già stato scarcerato

Geraldina Colotti, Il Manifesto, 12-7-2011

Desaparecidos in America Latina: intervento di Maria Paz Venturelli (figlia di Omar)
Da: NADiRinforma | 29/mag/2010
NADiRinforma - 19 maggio 2010, Roma, Sala della Chiesa Valdese - si propone l'incontro organizzato da A.N.P.I., Lotta continua e dall'assoc. 24 marzo a ricordo di una delle vittima dei golpisti cileni, Omar Venturelli, scomparso dal carcere di Temuco nell'ottobre del 1973 all'età di 33 anni. Il processo è la sede in cui la sete di giustizia della figlia, orfana dall'età dall'età di due anni e della moglie, esiliate in Italia, stanno cercando risposte. Risposte non solo loro, visto l'evidente revisionismo storico cui quegli anni sono stati sottoposti.

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