Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


LibriAlice.it: Il mondo del libro visto dalle donne

on .

In collaborazione con LibriAlice.it, pubblichiamo la raccolta di pareri e commenti di molte autrici sulla condizione femminile, sul ruolo della donna nel mondo editoriale, sull’importanza attribuita alle scrittrici dalla critica e sul senso di una identità femminile letteraria. Ma anche sulle tematiche più frequentate nella loro narrativa (e nella vita). Grazia Casagrande e Giulia Mozzato, redattrici del portale di libri, propongono alcune delle risposte, suddivise per semplicità sotto titoli che ne raggruppano le linee principali.


La libertà

La libertà è una delle tematiche più sentite, più viscerali della letteratura femminile come rappresentazione della realtà. La libertà conquistata e quella ancora lontana. E quella impossibile di un paese dove libertà non c’è.

Cos’è la libertà per Assia Djebar?

Assia DjebarÈ poter uscire liberamente dall'interno all'esterno. Ci sono ragazze a cui il padre o il fratello, a partire dai dieci anni, proibiscono di uscire: questo avveniva ai tempi di mia madre che non è più uscita di casa se non con il marito e sempre coperta da un velo. È la realtà dell'Afghanistan, dell'Arabia Saudita, non dell'Iran in cui le donne sono velate, ma possono svolgere tutte le attività, anche quelle maschili. L'obbligo per le donne di restare in casa significa renderle prigioniere. Questa è la prima libertà. E per questo ho deciso, tre anni dopo l'indipendenza, di non sopportare più l'idea di non potermene andare dal mio Paese senza l'autorizzazione dell'amministrazione: mi sembrava un attentato alla nostra indipendenza. Così ho lasciato l'Università, la mia casa confortevole (avevo già trent'anni) e sono andata a Parigi a completare i miei studi. Ho mantenuto la nazionalità algerina e la residenza nella mia città, ma avevo un indirizzo nella capitale francese: per me la libertà è libertà di movimento. Di certo però non è l'unica. Un'altra è l'imparare a ragionare con la propria testa, senza essere condizionati dalla televisione o dalla società dei consumi. Continuo a lavorare in Università e credo che il mio contributo consista proprio nell'insegnare a ragionare con la propria testa.
La libertà è anche la possibilità di rifiutare qualcosa. In La metafisica dei tubi Amélie Nothomb scrive: "Vivere è rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio del lavandino". Come donna cosa ha principalmente rifiutato nella sua vita?

Credo che si possa dire che in vita mia ho rifiutato cose come la stupidità e magari anche la volgarità, ma non come donna, piuttosto come essere umano. Per un certo periodo della mia vita, molti lo sanno, ho rifiutato il cibo, e quella dell'anoressia è una storia prevalentemente femminile...
Il pensiero e i sentimenti al femminile

Il ruolo della donna, il suo senso critico, l’importanza della sua riflessione per la conquista non solo della propria libertà, ma anche come strumento di analisi per tutti: questo è quanto la scrittrice messicana Ángeles Mastretta sente di voler dimostrare attraverso la sua scrittura.
Lei ha fatto delle donne il centro del suo studio. Oggi in questo mondo così difficile che ruolo possono avere?

Ángeles MastrettaCredo che le donne un ruolo lo abbiano già. Ho la speranza che possa essere comunque migliorato o quanto meno credo che in questo particolare momento storico ci si renda conto che potrebbe essere notevolmente migliorato, soprattutto in certe aree della terra. Così com’è oggi il mondo non va di certo bene: nel passato forse non si aveva una consapevolezza chiara della realtà che credo sia stata raggiunta prevalentemente per merito della donne. Per secoli sono state chiuse in casa a guardare quello che succedeva fuori ma a un certo punto hanno incominciato a dire: “quello che sta accadendo al di là di queste quattro pareti, e non dipende da noi, non va bene”. Credo siano state le donne a rendersi conto che questo mondo proprio non sia splendido come pensavano o volevano convincerci che fosse. Inoltre io credo che, ad eccezione della Teacher, tutte le donne del mondo siano meno disposte ad accettare la guerra degli uomini, in Europa, come in Iraq.
Qual è l’elemento che caratterizza le donne che descrive?

Le mie donne sono generalmente passionali, vivono sentimenti ed emozioni molto intense. Non so se tutte lo siano allo stesso modo, ma io voglio che le mie abbiano questa caratteristica altrimenti per me non avrebbe senso renderle protagoniste. Il bello di scrivere un libro è che ci siano dei personaggi che compiano azioni “forti” e abbiano delle vite straordinarie, insomma vorrei che in qualche modo potessero essere dei modelli o dei punti di riferimento.
E come sono invece le donne della Nothomb? I personaggi femminili sono importantissimi nei suoi libri. Pensa di aver dato qualcosa alle lettrici, un aiuto, un sostegno, un'idea? Ha avuto riscontro di questo nei tanti incontri con il pubblico a cui lei partecipa?

Amelie NothombCome si leggerà anche nel mio libro Biografia della fame, di prossima pubblicazione anche in Italia, il mio è sempre stato, a cominciare dall'infanzia, un universo prevalentemente femminile, composto soprattutto da mia sorella Juliette, da mia madre, dalla tata giapponese dei miei primissimi anni. Alle mie lettrici penso di aver suggerito l'idea di non subire la propria vita, io con la scrittura ho vinto l'anoressia, e dunque si può provare a vincere.
La violenza

Parlare di donne, purtroppo, può voler dire anche parlare di stupro. Alice Sebold ne ha fatto, per motivi molto personali, un tema centrale della sua scrittura: con Lucky, il diretto racconto del suo caso, e con Amabili resti “l’esperienza di Suzy”, una persona totalmente diversa dalla scrittrice americana, che al termine del romanzo muore, mentre, ovviamente la Sebold è sopravvissuta alla violenza. Quale responsabilità sente verso le altre donne che hanno subito una violenza? Cosa significa raccontare uno stupro e che valore può avere questo racconto?

Sento la responsabilità di dare voce alle persone che sono morte, a quelle che non sono sopravissute a quell’esperienza a cui io invece sono sopravissuta. Ho pensato che avrei potuto scrivere arrivando anche al momento della morte con autorità e conoscenza di causa e questo mi ha fatto sentire capace e di farlo. Ho avuto un riscontro enorme sia da parte di donne sia di uomini. Anche padri di ragazze stuprate che in qualche modo si erano sentiti esclusi da questa esperienza hanno capito meglio cosa significhi. È stato tutto molto toccante. Ho ricevuto lettere soprattutto dagli Stati Uniti ma non solo, e da tutte le classi sociali. È stata una prova emozionante, imprevista, molto gratificante, se si può usare questo termine.
Il lavoro

Che ruolo hanno le donne nel mondo dell’editoria italiano? Lo abbiamo chiesto a due protagoniste particolarmente impegnate a rivendicare l’importanza e la qualità del lavoro femminile. Sono due professioniste che ogni giorno si confrontano con la realtà della cosiddetta “filiera del libro”. Quale ruolo rivestono attualmente le donne in questo ambito? È noto che siano la maggioranza dei lavoratori del settore, ma svolgono anche compiti importanti, direttivi, o rappresentano come altrove la grande manovalanza?

Silvia Tessitore (Edizioni Zona) ci risponde:

Direi che anche nel mondo dell'editoria - come in diversi altri settori - le donne in Italia sono il motore di una macchina guidata dagli uomini. Senza di loro, l'auto non va, ma chi decide se girare a destra o a sinistra, che strada prendere, che scelte fare, sono in prevalenza gli uomini. Dal punto di vista imprenditoriale, le donne a capo di aziende, nel nostro Paese, sono ancora una minoranza: le ragioni di questo svantaggio sono diverse e vanno certamente superate. Non dimentichiamo però che ci sono donne come Inge Feltrinelli, Rosellina Archinto, Elvira Sellerio, le coraggiose artefici di Nottetempo e molte altre, che rappresentano un pezzo importante dell'editoria italiana, e che tantissimi mestieri essenziali alla vita di questo mondo sono svolti, e assai egregiamente, da donne: i lavori di traduzione, editing, ufficio stampa, promozione sono appannaggio quasi esclusivo delle donne, e anche se nei ruoli della decisione e del "potere" le donne sono ancora relativamente poche, non parlerei di manovalanza: questi sono lavori ad alta o altissima specializzazione. Da qualche tempo, svolgo lezioni di comunicazione in vari corsi dedicati al lavoro editoriale, e la maggioranza degli allievi è composto da ragazze.
Qualcuno sostiene, e io sono d'accordo, che in Italia l'introduzione tardiva del suffragio universale (solo sessant'anni fa le italiane hanno visto riconosciuto il diritto di voto), come titolo di piena cittadinanza, ha condizionato negativamente la partecipazione attiva delle donne alla vita pubblica, e non solo politica. Fino ai primi venti o trent'anni del secolo scorso l'accesso all'istruzione superiore era, per le donne, ancora un'eccezione; solo con gli anni Sessanta scuole e università sono state "popolate" dalle ragazze, con risultati, oltre tutto, nettamente superiori a quelli dei ragazzi. Le donne italiane hanno iniziato a sottrarsi a un "destino biologico" di madri e di mogli e a entrare sempre più massicciamente nel mondo del lavoro non più di quarant'anni fa: la nostra cultura nazionale è ancora fortemente segnata da uno spirito maschile, purtroppo, e i segnali che riceviamo dall'andamento di questi nostri tempi non mi paiono incoraggianti.
Ecco la risposta alla medesima domanda di Luciana Tufani, “storica” editrice di libri di donne:

Come giustamente dice le donne sono, come in altri settori del terziario, la grande maggioranza della manovalanza. Nell'editoria ci sono tuttavia più donne in ruoli importanti (parecchie sono anche editrici o direttrici editoriali), soprattutto però nella piccola e media editoria che rappresenta l'unico settore ancora in parte indipendente dalle grandi concentrazioni editoriali. Poco importanti e in diminuzione sono le donne nella stampa quotidiana e poco o nulla presenti lo sono nelle grandi catene editoriali di libri che, anche se in forma ridotta rispetto alla stampa, hanno una qualche influenza nel creare l'opinione pubblica.
Lavoro vuol dire anche disoccupazione. Il problema della perdita del lavoro è per la donna anche spesso la perdita di autonomie conquistate con molta fatica, perdita di un ruolo. Come è possibile affrontare questo problema? Lo abbiamo chiesto a Miriam Mafai.

Miriam MafaiSe sapessi dare una risposta... Una serie di studi e di analisi ci dicono che l'avvenire dovrebbe premiare le doti di flessibilità, cioè la capacità di cambiare, di saper affrontare lavori nuovi e in genere da un punto di vista psicologico le donne sono più atte a questo, se non altro perché nella loro vita sono meno rigide, devono saper fare il lavoro esterno, quello domestico, familiare, ecc. Certo una delle cose che le donne più giovani devono sapere è che certi corsi di studio oggi devono essere abbandonati. Bisogna orientarsi a corsi di studio di carattere tecnico-scientifico che offrono più possibilità. L'uso delle macchine più sofisticate, o saper navigare su internet, per esempio sono oggi nozioni fondamentali per non essere votati alla disoccupazione.
La letteratura al femminile

Si può parlare davvero di letteratura “al femminile”? Esistono tematiche caratterizzanti anche per le grandi autrici?
Qual è per Gina Lagorio il rapporto con la scrittura al femminile e quali donne, secondo lei, hanno segnato la storia della cultura degli ultimi cinquant'anni?

Non vado pazza per certe definizioni, che mi sembrano via via più pallide; negli ultimi cinquant'anni la cultura filosofica porta firme femminili di prim'ordine nelle sue cronache e basterebbe ricordare Hannah Arendt e Simone Weil. Ma delle scienze, oltre alle firme canoniche, conosco poco: dopo Marie Curie metterei la Montalcini, mentre suppongo non sia così... so che sono molte e preziose le ricercatrici provette, le collaboratrici senza le quali nessuna scoperta verrebbe alla luce. Per quanto attiene il mio campo, senza la Banti e la Manzini, la Deledda e la Morante la nostra narrativa sarebbe infinitamente più povera.
Abbiamo rivolto la medesima domanda a Edgarda Ferri. Qual è il suo rapporto con la scrittura al femminile e quali donne, secondo lei, hanno segnato la storia della cultura degli ultimi cinquant'anni?

Da bambina ero pazza di una sconosciuta danese, autrice di una serie di volumi dedicati a "Bibi", piccola vagabonda che scriveva di continuo lettere-cronaca al padre e alle amiche, sui suoi viaggi e le persone che incontrava. Come giornalista, mi sono formata su Irene Brin, la Cederna, la Fallaci. Da ragazza, ho divorato Ginzburg e Morante. Poi sono venute Yourcenar e Blixen, De Beauvoir e Bachman, Plath e Lalla Romano. Penso che abbiano lasciato un segno nella cultura anche perché "simili" a ciò che ci si aspetta dalla scrittura "al maschile": asciutte, incisive, amare. Però più brave degli uomini a raccontare i sentimenti, i rapporti familiari, i dubbi sottili, le minime sfumature. Non a caso, raramente hanno narrato "grandi" passioni o storie d'amore, puntando, piuttosto, sul quotidiano. Che tutto sommato è quello che più interessa, e più conta.
Per Sandra Petrignani, scrittrice e giornalista:

Una donna, quando scrive, non solo parla come individuo ma sente la responsabilità del silenzio che ha circondato per secoli la parola femminile. La responsabilità di riparare a una ingiustizia: quella di un mondo, reale e sentimentale, che per tanto tempo è stato raccontato quasi esclusivamente da un punto di vista maschile.
L'identità femminile è al centro della tematica narrativa di Dacia Maraini. Il suo pubblico di riferimento è di preferenza "donna"?

Dacia MarainiMi interessa l'identità femminile perché sono donna, mi sembra ovvio. Poi perché quando si scrive si assume una soggettività storica, una prospettiva, un punto di vista. E certamente, per storia, donne e uomini hanno diversi punti di vista, non dipendenti dalla loro biologia ma dall'educazione separata che hanno avuto, dalla stratificazione di esperienze che hanno finito per costruire due psicologie leggermente diverse e separate.
Perché ancora è necessario parlare e scrivere dell'identità femminile?
Perché non basta un atto di volontà per uscire da migliaia di anni di storia di divisione e di esclusione.
Per Silvia Tessitore

Abbiamo, nel mondo, autrici grandi che si cimentano con ogni genere di temi, e credo che ormai - per quantità e qualità, almeno a Occidente - la produzione delle donne sia assolutamente pari a quella degli uomini: magari, le differenze riguardano il maggiore o minore grado di libertà di cui le donne beneficiano in certe realtà. Pensiamo a quanti limiti incontra ancora la libertà delle donne nei Paesi più chiusi del mondo arabo, per esempio, ma in Cina, in Africa. Francamente, non credo a una "letteratura al femminile" tout court: penso che la letteratura rechi, come ogni altra produzione dell'ingegno umano, l'impronta dell'autore, e quindi anche l'impronta del genere, maschile o femminile, di chi scrive: ma come quest'impronta si traduca in un segno "riconoscibile" è un fatto assolutamente personale.
E la lettura al femminile

Quanto le scrittrici “leggono donna”? Quanto sono a loro volta lettrici di scrittrici che parlano di donne?

Dacia Maraini: Certo leggo molti libri scritti da donne. Ma leggo anche libri scritti da uomini: non discriminiamo, né in un senso né nell'altro.
Gina Lagorio: Io ho sempre letto volentieri le donne e qualche volta con gioia ho scoperto i talenti e ne ho scritto. Non così gli uomini. Gli scrittori, che io leggo, raramente a loro volta leggono i libri firmati da donne. Perché? Perché sì. Per protervia, o chissà, forse per paura di confrontarsi.
Rosetta Loy: Non mi pongo mai questa domanda nel momento in cui prendo in mano un libro. Magari sono altre le cose che mi interessano, il tema trattato, l'angolazione, l'ottica con cui viene raccontato. E anche lo stile e la scrittura.
Serena DandiniInteressante avere anche l’opinione di un’autrice televisiva di grande capacità come Serena Dandini, sicuramente una lettrice “forte”. Che rapporto ha con la letteratura femminile?

Non faccio distinzioni tra letteratura maschile e femminile. C'è la buona letteratura. Ci sono scrittrici donne che fanno schifo e scrittori uomini che fanno schifo. Non imposterei differenze di principio.
Luciana Tufani pubblica un mensile di critica letteraria al femminile Leggere Donna. Finalmente le donne si fidano dei consigli delle altre donne? Hanno perso quel tanto di insopportabile (e incomprensibile) misoginia che le portava a diffidare delle critiche femminili?

Dalla mia esperienza di editrice e direttrice editoriale di Leggere Donna posso dire che, per lo meno le lettrici di LD, si fidano dell'opinione delle donne che scrivono sulla mia rivista o su altre riviste di donne. Lo stesso si può dire delle donne che numerose partecipano ai convegni indetti dai Centri di documentazione e biblioteche delle donne e dalle associazioni, come ad esempio la SIL (Società italiana delle letterate) o la SIS (Società italiana delle storiche).
La parità

I diritti della donna sono spesso ancora oggi dimenticati, sottovalutati. A che punto siamo dunque con la parità? Secondo Eva Cantarella:

Giuridicamente, nel '75 è stato riformato il diritto di famiglia, fino ad allora il diritto sui figli era ancora la patria potestas romana. Dal '75 grande rivoluzione: la potestà sui figli spetta congiuntamente a tutti e due i genitori. Se i genitori non sono d'accordo che cosa si fa? Il codice civile dice molto sensatamente, si va dal giudice. Ci sono però i casi in cui non è possibile andare dal giudice, ad esempio ragioni d'urgenza, un'operazione, un incidente al figlio, o l'iscrizione all'ultimo momento ad una scuola, non c'è tempo d'andare dal giudice e chi decide? naturalmente il padre. Per cui non è cambiato niente, perché anche prima, quando i genitori erano d'accordo, decidevano insieme. E poi altre cose simboliche che però io ritengo importanti: il cognome, il cognome dei figli. In Italia non si discute nemmeno che il figlio abbia il solo cognome del padre, mentre in altri stati sono state fatte scelte che non penalizzano la madre.
Perché è ancora necessario parlare e scrivere dell'identità femminile? Non si è raggiunta la tanto sbandierata parità...? Gina Lagorio:

Perché i privilegi maschili sono incrostati dalla polvere dei secoli e se si considera la verità effettuale sancita dalla storia della critica, gli strumenti di potere nel campo essenziale dell'informazione, sono tutti in mani maschili. Ben decise a tenerseli.
L’esordio al femminile

Le donne hanno maggiori problemi a pubblicare il primo libro? Come scrittrice-donna agli esordi è stato in qualche modo più difficile essere presa in considerazione? Ecco cosa ci ha risposto Amélie Nothomb:

Nella vita, in tutti i campi, è più difficile essere donna che uomo. E io non penso di aver incontrato nel mio mestiere, quello della scrittura, più difficoltà di qualsiasi altra donna.
Lo chiediamo anche a Silvia Tessitore, nell’altra sua veste: quella di autrice.

No, anzi: diciamo che il mio primo libro è nato quasi inaspettatamente, senza alcuno sforzo da parte mia. Era il 1987, un amico che curava una collana di poesia per una piccola casa editrice napoletana, le Edizioni del Delfino, lesse i miei testi e decise che andavano pubblicati, e così fu. Pubblicare, fino a quel momento, non era una mia ambizione: scrivevo più che altro per me, come fanno tanti, e se allora qualcuno mi avesse detto che quel libro era solo il primo di altri non ci avrei creduto. In tutte le case editrici arrivano tanti manoscritti di donne, ma quel che fa la differenza è la qualità del lavoro.
Opinione analoga per Luciana Tufani:

La difficoltà di pubblicare il primo libro (e anche i successivi) esiste per tutti, non è maggiore per le donne. In questi tempi di crisi abbiamo raggiunto le pari inopportunità.

Di Grazia Casagrande e Giulia Mozzato - LibriAlice.it

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

aaaaa