Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


Dibattito tra femministe: le nuove proposte di Rete sui generis

on .

Care Sara e Laura, ci scusiamo per il fatto di rispondervi dopo diverse settimane (vi risparmiamo la litania delle scuse, che tanto sono uguali per tutte), e soprattutto vi ringraziamo per avere aperto con noi un vero dialogo: apprezziamo quindi che abbiate sottolineato i punti di divergenza o quelli non abbastanza chiariti nella nostra breve letterina precedente, dal momento che difficilmente si può creare un contatto semplicemente sul piano del “siamo tutte d’accordo”.

Per quanto riguarda i chiarimenti ci preme innanzi tutto spiegarci meglio su un punto fondamentale: tutte noi abbiamo lavorato, lottato, pensato a stretto contatto con le femministe più grandi, sia singolarmente che in organizzazioni, e intendiamo continuare a farlo in futuro. Diciamo di più: alcune fra loro le consideriamo dei veri punti di riferimento.
Quindi quando noi affermiamo di volere un “sano separatismo” il nostro obiettivo non è quello di sottrarci al confronto, anzi!

Noi riteniamo che un momento separato sia indispensabile e ineludibile per giungere all’elaborazione di una teoria e di una pratica femminista che sia nostra e che assomigli a noi.

Quando diciamo “noi” non intendiamo una generazione ristretta tra paletti di età già date, ma vogliamo riferirci a femministe che vivono una condizione di vita, un’esperienza di vita, che si può identificare con il precariato e comunque con l’impossibilità di superare lo stato di minorità in cui si vive quanto si è sempre considerate in modo indifferenziato le giovani (anche a 40 anni e passa) e quindi senza autorevolezza alcuna di parola.

Una volta che avremo maturato una riflessione collettiva che parta da questo punto di contatto, che è soprattutto ma non solo delle trenta- quarantenni, il confronto è aperto a tutto campo, prima di tutto alle altre femministe, e poi al mondo intero, donne e uomini di ogni età e condizione: a questo si riferiva l’aggettivo “sano”.
Pensiamo che solo allora il confronto potrà partire per davvero, perché sino ad oggi il rapporto è stato fra un soggetto politico – le femministe grandi – che ha ancora elementi identitari molto marcati e riti di riconoscimento fortemente codificati, e delle singole “soggette”, assoggettate, prima ancora che dalla vita difficile che si trovano a fare, dalla mancanza di un movimento collettivo che della propria esperienza di vita faccia istanza comune, energia condivisa, progetto politico.

D’altra parte se voi stesse, che pure avete scelto di stare nella Libreria, ci dite di avere sentito la necessità di conquistare uno spazio al suo interno che fosse vostro e dal quale continuamente negoziate, è evidente che di una elaborazione in qualche modo separata c’è proprio bisogno.

Questo però non significa che nel nostro programma ci sia necessariamente il conflitto, e tanto più con le femministe di età maggiore. Ad esempio abbiamo partecipato con entusiasmo alla manifestazione del 14 gennaio, e alle iniziative sulla politica e sulla legislazione del movimento “Usciamo dal silenzio”, che è stato in gran parte condotto da quelle venute prima. Noi però intendiamo elaborare idee e azioni politiche su una serie di questioni che ci pare siano poco affrontate o comunque affrontate in un modo che non risponde abbastanza al nostro punto di vista e alla nostra esperienza di vita. Se questo ci porterà al conflitto con chicchessia, noi lo affronteremo senza problemi, ma il conflitto non è il primo punto all’ordine del giorno.

Il nostro desiderio è invece quello di smuovere le acque nel nostro paese, perché qui in Italia, più che altrove, c’è davvero qualcosa che non va. D’accordo, il patriarcato è dappertutto, ma se anche voi avete modo di uscire ogni tanto dal nostro beneamato paese vi sarete rese sicuramente conto che in nessun altro luogo esso è tanto sfacciatamente vincente, tanto tracotante, arrogante, gerontocratico, volgare e incontrastato e che qui.

La situazione è desolante e abbiamo bisogno di un femminismo efficace, diffuso, capito.

Quando abbiamo posto il problema di confrontarci con il differenzialismo italiano chiamandolo pensiero unico non ci riferivamo tanto alle sue posizioni teoriche, quanto all’uso politico normativo e identitario che spesso viene fatto di quelle elaborazioni, che blocca e contrasta ogni nuova idea.
Noi non condividiamo tutte le stesse posizioni: fra noi c’è chi effettivamente preferisce il genere come categoria di analisi femminista – ed è stufa marcia di sentirselo rinfacciare in termini di accademismo o servilismo alla colonizzazione culturale yankee – c’è chi è alla ricerca di una terza via al di là del dualismo della differenza, e c’è anche chi può stare in un pensiero della differenza perché ritiene questo concetto analitico ancora proficuo e non del tutto esaurito.

Nessuna di noi comunque avversa il femminismo italiano della differenza in sé, tutte lo riteniamo un pensiero originale e pieno di spunti interessanti. Noi ne contrastiamo l’uso di potere che troppo spesso se ne fa, atto a definire chi è “dentro” e chi è “fuori” dal femminismo, il suo uso rituale in discorsi volti all’esclusione.

Quindi, quando voi ci incitate a essere più precise sulla "cosa che ci fa problema", possiamo dirvi che si tratta soprattutto di questo isolamento, di questo scrutarci da lontano per chiederci "di chi sei figlia?", di questo sentici limitate nell’appartenenza ad un pensiero e limitate nei movimenti. La cosa che ci fa problema è vedere ripetere il tentativo di far nascere un movimento che si inciampa e si ritira subito, o vira verso l’autopromozione invece che diventare strumento di lavoro. La cosa che ci fa problema è non saperci fare corpo collettivo.

Di conseguenza sulla “cosa” su cui “vale la pena di dibattere e lottare”, non vi possiamo rispondere in modo circostanziato, o meglio vi possiamo solo rispondere che “la cosa” sono infinite “cose”. La nostra lettera aveva e ha lo scopo di vedere se in giro per l’Italia ci sono altre donne della nostra generazione che intendono mettersi insieme e spendere tempo ed energie – cose tanto preziose e rare! – per giungere a una elaborazione teorica e una azione politica comune su parecchi nodi che ci stanno veramente a cuore, e che spetta sciogliere soprattutto a noi come generazione.

Alcuni li avevamo già indicati nella nostra precedente, ovvero:

  1. Il precariato e le sue devastanti implicazioni politiche, economiche, riproduttive, psichiatriche;
  2. Il funzionamento e la fruizione dei media. Proprio in questi giorni su 30smthing alcune sono intervenute a proposito di un’orrenda copertina su un caso di violenza sessuale. Sono sicura che abbiamo come generazione una competenza e una sensibilità molto forti, che dovremmo mettere in gioco meglio, in modo coordinato sia con riflessioni condivise che pensando a una strategia comune di intervento.
  3. Trasformazione del mondo con le nuove guerre: noi abbiamo visto la trasformazione del mondo prima dopo, e sarebbe importante confrontarci con le più giovani che sono proprio cresciute con un mondo che ne è totalmente immerso.
  4. Legge 40 e trasformazioni nella riproduzione: quella legge ha colpito con mira infallibile soprattutto noi, come generazione. Ed è proprio a causa della nostra debolezza politica che durante la campagna per il disastroso referendum la parola politica delle donne – che avrebbe dovuto essere la nostra! – non è riuscita a farsi ascoltare.
  5. A questo si lega una domanda fondamentale: che cos’è la maternità per noi? Per noi che siamo madri e per noi che non lo siamo – e non lo siamo per scelta, oppure non lo siamo per forza maggiore?
Altri ci sono venuti in mente dopo:

  1. Noi abbiamo oggi la possibilità di risolvere la vecchia tensione fra femminismo e lesbismo politico, anzi, noi abbiamo oggi la possibilità di fare fronte comune, e vogliamo attivamente ricercare una politica comune.
  2. Una critica al lavoro di cura, in particolare quello delle badanti per le persone non autosufficienti, di cui vogliamo denunciare il carattere di sfruttamento vergognoso: solo grazie a questa nuova servitù ancora si tiene in piedi il modello imposto di famiglia nucleare, patriarcale, eterosessuale. Ci piacerebbe cominciare a riflettere su una nuova riformulazione femminista dei legami di parentela.
Vi piacerebbe affrontare insieme uno o più di questi nodi? Ci sono altre in giro per l’Italia che vogliano seriamente mettersi a discutere di un’analisi comune e una politica comune su uno di questi punti o su altri altrettanto importanti?

Rete Sui generis:
Emma Schiavon, Gabriella Rossi, Monia Andreani, Piera Vaglio Giors, Eleonora Missana, Francesca Palazzi Arduini.

Leggi anche:
Intervento di Donatella Massara nel dibattito su/tra le generazioni di femministe
Voci dal dibattito intra-intergenerazionale tra femministe: il contributo di GenderAzione
Risposta alla lettera di Lorena Melchiorre (da una donna oltre i 50) di Gioia Virgilio
Voci dal dibattito intra-intergenerazionale tra femministe: Invidia e pena di Paola Zappaterra
Invito al dibattito a partire da una lettera sul n. 75 di Via Dogana: Impulsi matricidi

file wordScarica la lettera di Lorena Melchiorre, ‘Impulsi matricidi’ (file word), pubblicata su Via Dogana n. 75.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

aaaaa