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Intervento di Sara Gandini e Laura Colombo nel dibattito su/tra le generazioni di femministe

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Ciao a tutte, abbiamo ricevuto la vostra lettera e volentieri rispondiamo alla richiesta di confronto che lanciate. Conosciamo la lettera di Lorena - è una nostra amica - che è stata pubblicata sulla rivista della Libreria delle donne, Via Dogana.

Noi apparteniamo alla generazione delle trenta/quarantenni e spendiamo la nostra passione politica (tempo, energie, lotte, incazzature, soddisfazioni...) alla Libreria delle donne di Milano, di cui siamo fiere “webmater” del sito...forse qualcuna di voi dirà: nella tana delle lupe!

Vogliamo subito dire che ci sono dei punti importanti e significativi evidenziati nel vostro scritto che ci trovano d’accordo: innanzi tutto la visione disincantata di una realtà innegabilmente diversa da quella in cui si sono trovate a vivere e a lottare le femministe degli anni ’70, ma anche una “voglia di politica” vale a dire di trovarsi, di parlare, di scambiare, proprio a partire da una situazione di scacco - esperienza che conosciamo bene. Uno dei punti più rilevanti che ponete è la necessità di creare un movimento, partendo da un “separatismo di genere e generazione”. Per quanto possiamo dire a partire dalla nostra esperienza, la cosa non ci convince - se messa in questi termini.

Attenzione: anche noi siamo convinte che ci siano delle questioni che solo noi, in prima persona, possiamo assumere e affrontare, sulle quali le nostre verità, la nostra esperienza non sono seconde a nulla e nessuno, ma vogliamo partire dalla nostra forza per configgere anche con chi è venuta prima di noi. Per esempio – come dicevamo – noi stiamo alla Libreria delle donne, ed è lì che vogliamo stare adesso, nonostante l’“ingombranza” delle madri che l’hanno fondata. Proprio per affrontare i nodi della difficoltà di stare in presenza di chi ci ha precedute, e avere la forza per portare avanti le nostre verità, abbiamo organizzato un ciclo di incontri in libreria che abbiamo chiamato “Tra il matricidio e il monumento alla madre: la politica delle donne”, in cui abbiamo cercato di interrogarci sulle parti in cui le pratiche del pensiero della differenza ci fanno problema, su un certo squilibrio nelle relazioni con le “madri” che può mettere in scacco, su quella parte più arcaica della relazione con la madre che inchioda nella dicotomia rifiuto/idealizzazione (una dinamica che si ripete nei rapporti tra donne, e potrebbe essere in gioco anche nei rapporti tra donne e uomini).

Fare politica in libreria, individuando progetti in cui anche la nostra competenza, la nostra esperienza, le nostre domande potessero essere valorizzate, (come il sito della libreria ma anche il ciclo di incontri cui accennavamo), per noi ha voluto dire confrontarci e lottare con l’autorità di alcune donne che ci davano moltissimo ma che per certi aspetti temevamo.
La nostra scommessa va in questa direzione: che nello scambio con donne che sono venute prima di noi sia possibile un guadagno reciproco, che arricchisca entrambe, anche all’interno di una conflittualità viva e che può creare sofferenza. Il progetto del sito della libreria ha rappresentato per noi un esempio concreto della possibilità di lavorare politicamente e confliggere anche con le donne venute prima di noi, un esempio di come l’autorità possa circolare tra donne di diverse generazioni e le disparità possano portare ad un rilancio del desiderio reciproco. Certamente non è semplice, ma in questa esperienza che abbiamo portato avanti tenacemente per anni abbiamo trovato delle strade praticabili.

Per esempio, per affrontare questo nodo e stare in libreria con agio per noi è stato fondamentale trovare altre giovani donne a cui riconoscere autorità, con cui scambiare e darci forza reciprocamente. Ancora, abbiamo ricercato intenzionalmente una distanza che non fosse però cesura, ma SPAZIO separato per coltivare e far crescere una forza che sapevamo essere solo nostra, cresciuta grazie alla possibilità di esserci prese questo spazio, senza aspettare nessuna autorizzazione esterna. Questo ci ha permesso di non vivere come distruttiva la dipendenza dalle donne a cui diamo autorità. Lo scambio tra noi due e con altre donne, il gioco di rimandi continuo, di sguardi, di parole, di vissuto che condividiamo, ci ha permesso di poter trovare le energie per affrontare i conflitti senza permettere che l’emotività e l’arcaico materno distruggesse la positività della relazione con le donne che ci hanno preceduto.

Questo per dire che capiamo e condividiamo la vostra proposta di trovarci a discutere ed ad assumerci in prima persona la responsabilità di un agire politico che riguarda noi e il nostro tempo. E’ anche la nostra sfida quella di trovare parole nuove per interpretare e abitare un mondo che è oggettivamente diverso da quello che le donne venute prima di noi hanno vissuto. Però ci fa problema se si considera come unica strada per riflettere su alcuni nodi la separazione tra le generazioni, perché temiamo che possa portare ad una identificazione così forte che chiude conflitti fecondi. Noi abbiamo sperimentato un ritmo di avvicinamento e allontanamento, senza tempi prestabiliti ma senza negarci a priori uno dei due movimenti, e questa ci è parsa una strada che ha portato a spostamenti imprevisti.

Uno dei punti emersi all’interno del ciclo di incontri ad esempio è stata la necessità di parlare di genealogie e non solo di generazioni, perché era evidente che l’età - per dinamiche che fanno problema - può non essere una discriminante così forte.
Capiamo la vostra necessità di creare un movimento e comprendiamo le difficoltà dell’agire politico in questo momento storico. Ma se guardiamo per esempio al movimento delle donne, vediamo che non è nato in modo eroico o grandioso, ma è stata la rivoluzione più scardinante e duratura del 900. Però si tratta di un fatto che bisogna saper vedere, così come bisogna vedere cosa sta capitando ora e farci protagoniste.

Leggendo le vostre parole intuiamo il desiderio di aprire dei conflitti con il pensiero e le pratiche della differenza italiana (quindi con la Libreria delle donne). Condividiamo questa tensione ad aprire conflitti, anche con la Libreria: noi stesse l’abbiamo fatto nell’ultimo anno. Quello che invece ci pare debba essere messo più a fuoco è il punto, LA COSA che fa problema e su cui vale la pena dibattere e lottare. Vi incitiamo ad essere più circoscritte, per non finire in una posizione polemica astratta e generale. Insomma, vorremo capire meglio qual è la cosa che a voi fa più problema, per poterne discutere assieme.

Sara Gandini e Laura Colombo

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file wordScarica la lettera di Lorena Melchiorre, ‘Impulsi matricidi’ (file word), pubblicata su Via Dogana n. 75.

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